Bertille Bak vince il Mario Merz Prize

Bertille Bak è la vincitrice della terza edizione del Mario Merz Prize per la sezione Arte, l’unico premio internazionale dedicato all’arte e alla musica. Lo ha annunciato Beatrice Merz, Presidente della Fondazione Merz di Torino, negli spazi dell’Ambasciata d’Italia a Madrid, in occasione della mostra Mario Merz. El tiempo es mudo al Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía.

Bertille Bak, qualificatasi come finalista insieme agli artisti Mircea Cantor, David Maljković, Maria Papadimitriou, Unknown Friend, è stata scelta da una giuria composta da Manuel Borja-Villel (Direttore Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía, Madrid), Lawrence Weiner (artista), Massimiliano Gioni (Direttore Artistico New Museum, New York – Direttore artistico Fondazione Trussardi, Milano) e Beatrice Merz, alla quale si è sommato il voto del pubblico. Come artista vincitrice, verrà commissionato a Bertille Bak una produzione da presentare nell’ambito di una mostra personale.

“Una vera sorpresa, che si somma a quella di essere stata selezionata tra gli artisti finalisti, dei quali ammiro il lavoro. Per me è incredibile vincere un premio intitolato a un artista così grande come Mario Merz e legato anche alla figura di Marisa; la loro energia e totale integrità sono alla base della loro creazione.
Sono inoltre felice che il premio sia stato assegnato a una donna.  Un grande ringraziamento alla giuria, allo staff della Fondazione Merz, agli allestitori della mostra, e a The Gallery Apart”. Così ha commentato la decisione della giuria l’artista Bertille Bak.

I vincitori delle passate edizioni sono stati: Wael Shawky e Petrit Halilaj.

La giuria ha così motivato la sua scelta:
“A fronte di un’eccellente composizione della shortlist della terza edizione del Prize, in termini di qualità, profondità concettuale e precisione linguistica, il percorso di Bertille Bak è emerso come il più affine alle caratteristiche ricercate dal Mario Merz Prize.  Bertille Bak pone al centro del suo lavoro l’essere umano. Incontra diverse comunità indebolite e emarginate dal contesto difficile in cui vivono, per cercare il confronto, il coinvolgimento diretto con loro, per poi trasferirne nell’arte i sogni, i desideri, le ricchezze, le conoscenze, attraverso un racconto corale, poetico e ironico. Con la complicità di mezzi diversi, dal disegno al video, fino all’uso della tecnologia l’artista formalizza il processo creativo legandosi ai suoi ‘compagni di strada’ con apertura di pensiero, empatia, attenzione sociale senza cadere per questo nell’analisi da documentario”.