È inedita la mostra dedicata ad Attilio Alfieri, nella quale l’opera grafica e pittorica si offre al visitatore in un sorprendente equilibrio tra rigore accademico, sperimentazione e suggestioni cromatiche. Già nella prima sala, datata 1926, non si incontrano semplici esercizi di bottega, bensì autentici studi prospettici del lungomare Fratelli d’Italia e delle vie interne di Porto Recanati: il segno netto delinea spazi costruiti e orizzonti marini, rivelando la costante ricerca dell’artista di cogliere l’intima relazione fra architettura e paesaggio.



Le vedute in grafite, infatti, restituiscono la placida armonia tra borgo e specchio d’acqua: l’assenza di dettagli superflui non costituisce mera semplificazione, bensì scelta consapevole finalizzata a evocare un’atmosfera sospesa. Di conseguenza, il ritmo cadenzato delle imbarcazioni ormeggiate e la scansione delle facciate emergono con grazia, mentre gli spazi bianchi diffondono una luce diafana. Allestita al CART di Falconara Maritima, la mostra rimane aperta fino al 30 agosto.
Al centro di questa fase formativa, ma cronologicamente anteriore, emerge un ritratto Soldato del 1918, in cui un giovane militare fissa l’osservatore con sguardo composto. Il copricapo triangolare e la giubba, contraddistinti da colletto rigato e stelle di grado, sono resi con tale accuratezza da far pensare a un modello fotografico. Tuttavia, il fondo privo di orpelli concentra l’attenzione sul volto, trasformando il disegno in simbolo di un’identità collettiva. Le enigmatiche iniziali “M.H.H.” sul taschino aggiungono mistero a questo prezioso documento grafico.



La grafica degli anni Quaranta si orienta verso tonalità monocrome, conferendo leggerezza all’allestimento della mostra, dove invece i paesaggi pittorici si presentano sovente carichi di cromie.
La piena maturità di Alfieri si manifesta soprattutto nella fase in cui dialogo tra segno e colore si fa centrale: tavole realizzate a inchiostro, acquerello e gouache si presentano come vere e proprie istantanee visive, in cui azzurri concreti, verde smeraldo, ocra e rossi terrosi si susseguono in velature leggere. Barche, casolari e filari d’alberi emergono da campiture liquide, arricchite da sbavature e spruzzi; è un «lavoro dal vero» che trasmette l’immediatezza delle impressioni luminose e l’impatto emotivo del paesaggio.
Negli anni Settanta, il maestro loretano adotta un segno più essenziale: curve morbide delineano colline e case agresti, mentre il contrasto fra neri intensi e campi bianchi crea un ritmo silenzioso e sospeso nel tempo. In questi lavori la topografia si fa poesia, restituendo l’austerità e la nitida luminosità del territorio. I soggetti spaziano lungo la costa di Ancona e Pesaro – dal Conero al parco di San Bartolo – in un continuo dialogo fra mare e colline: si pensi a Gabicce (19741975), Alle Ginestre sul Conero (19701979), Portonovo (19701979) e, più in generale, ai numerosi Paesaggi realizzati nello stesso periodo.
Nell’ultimo scorcio della sua attività artistica, Alfieri riflette su un passato ormai lontano dalla moglie: il segno grafico si fa rapido e si estende oltre i confini del soggetto. Quattro opere, pur connotate da autonoma individualità, condividono l’universo delle emozioni interiori anziché costituire un’opera quadripartita.
Per concludere, la mostra su Alfieri si configura come un autentico viaggio nell’evoluzione del suo linguaggio grafico e pittorico, capace di coniugare rigore accademico e sperimentazione cromatica. Dall’intenso bilanciamento tra pieni e vuoti degli studi prospettici giovanili fino alla vibrante matericità delle tavole a inchiostro e gouache, ogni fase testimonia il suo instancabile impegno nel catturare l’essenza del paesaggio italiano. La transizione alle monocromie degli anni Quaranta, accanto alla poetica essenzialità degli anni Settanta, rivela un artista in costante dialogo con la propria memoria e con il territorio circostante. Infine, nei lavori tardi, il segno si fa rapido e intimamente introspettivo, restituendo l’emozione privata di un ricordo. Nel complesso, il percorso espositivo non solo illustra la straordinaria coerenza di Alfieri nell’uso del segno e del colore, ma offre al visitatore il dono di un’esperienza emotiva, capace di rendere visibile l’invisibile e di restituire, in un istante sospeso, la poetica bellezza del reale.
