Crossing
Anna di Prospero, Self-portrait with my sister, 2011

Art Crossing

Fino alla seconda metà di gennaio sarà ancora possibile visitare Crossing, la collettiva a cura di Ilaria Bignotti allestita negli spazi di CUBO, museo d’impresa del Gruppo Unipol, a Bologna.

Aperta al pubblico per l’intera stagione autunnale, Crossing  ha celebrato dieci anni di ricerca e promozione in campo culturale da parte di CUBO. Tale impegno è stato sostenuto dalla società finanziaria bolognese dal 2013 ad oggi e ha interessato in modo particolare la valorizzazione, la salvaguardia e la conoscenza del patrimonio artistico. 

Durante il suo periodo di apertura Crossing ha occupato per intero le due strutture che compongono l’area espositiva di questo museo bolognese: Torre Unipol e Porta Europa. La collettiva ha visto esposti 22 lavori che assieme formano il patrimonio museale di CUBO, proponendo assieme i pezzi storici e le opere di nuova acquisizione. 

Il titolo del progetto rimanda intuitivamente al concetto di trasversalità. Ampio del resto è l’arco cronologico a cui fanno riferimento i lavori esposti come variegati i mezzi espressivi. Numerosi sono pure gli autori, ciascuno legato a una poetica e a un preciso contesto storico. Alcuni esempi di lontananza temporale fra le opere esposte riguardano l’Apparizione della Vergine col Bambino a San Filippo, sec. XVII-XVIII, di Ignazio Stern,  la Figura di donna seduta,  di Gustav Klimt,  Terra Latte Luce III, 2012,  di Ettore Frani.

Meditando ancora sul titolo possiamo ricordare come “Crossing” significhi anche “attraversamento”. È così che fra le possibili chiavi di lettura della mostra arriviamo a scorgere il tema del superamento dei confini. Immaginiamo anche come nella realizzazione di questo progetto espositivo i limiti da oltrepassare siano stati proprio i movimenti artistici e le correnti del passato. I confini, cioè, si sarebbero identificati con la divisione fra le esperienze artistiche sviluppate dall’età moderna fino a oggi. Il loro superamento sarebbe avvenuto attraverso l’attribuzione di una nuova vita e significato alle opere storiche nel processo di inserimento in mostra. Grazie a questo meccanismo le opere antiche e recenti avrebbero offerto suggestioni inedite al nostro sguardo di spettatori del XXI secolo.

Trasversalità, sconfinamenti e incontri tuttavia nella mostra Crossing  confluiscono nei temi focalizzati dalla curatela e sviluppati lungo tutto il percorso espositivo. Tali motivi di indagine corrispondono dunque a:  protezione, condivisione, visione, mutamento, empatia, confronto, sperimentazione. 

Ai primi due argomenti di analisi è dedicato l’allestimento a Torre Unipol, sui restanti è incentrata l’esposizione a  Porta Europa.

Collegando questi motivi alle opere esposte raccontiamo dunque come l’universo dei rimandi, unito a un’esplorazione del mondo dei materiali, pongono in raccordo le opere di Mary Bauermeister, Francesca Pasquali e Alessandro Lupi. L’attitudine contemplativa e il raccoglimento interiore, invece, uniscono assieme le opere di Marinelli e Margaria, Gaetano Previati, Luigi Conconi, Filippo de Pisis e Quayola. Parallelismi tra figure e composizioni, a distanza di tre secoli, si osservano distintamente nelle opere di Sironi e Langetti. L’anelito a una dimensione più umana, che pone al centro valori di solidarietà e affettività, si osserva nei lavori dei contemporanei Di Prospero e Fiscaletti. Sul tema dell’individualità, tra opere storiche e contemporanee, invitano a riflettere Voet, Comoretti e Piazzi. All’universo fisico e metafisico alludono invece Costa e Frani, mentre un percorso di rivelazione, che culmina nella trasfigurazione della realtà, si lascia intuire nei lavori di Basilè, Klimt, Stern, Brassesco & Passi Norberto. 

Tutti questi richiami e le analogie sembrano però circoscritti da un motivo più ampio, che abbraccia l’intero progetto espositivo. L’elemento portante della mostra corrisponde alla volontà di “fare il punto” dell’attività  di collezione, attribuendole un senso compiuto solo “a posteriori” durante il processo espositivo. Per costruire la trama di questo racconto inoltre la curatela strizza l’occhio al visitatore di cui cerca la complicità. La mostra Crossing, dunque, può considerarsi come la partenza da un incrocio dove il curatore illumina il percorso di chi visita e lo sostiene nella scelta dell’itinerario da percorrere: uno fra i tanti possibili.