Christophe Constantin
Christophe Constantin, Arrêt Sur Monochrome, 2020

Arrêt Sur Monochrome | Christophe Constantin

Uno spazio chiuso: in questa base tangibile e concreta sarebbe forse possibile figurativizzare metaforicamente questo tempo raggelato dalla pandemia da Covid-19 che sbarra l’ingresso degli spazi culturali e stringe le frontiere, rendendole più nette e più prossime.

Spingendosi virtualmente oltre confine in paralleli spazio temporali tra Roma e la storica e affascinante città di Neuchâtel in Svizzera, spazio e limen sono al centro dell’azione Arrêt sur monochrome dell’artista Italo-Svizzero Christophe Constantin presso l’artist run space Palais – Galerie, fondato da Prune Simon-Vermot e Denis Roueche in una vecchia fermata del tram di Neuchâtel.

L’artista, invitato dai fondatori per rispondere alla chiusura completa dei luoghi dell’arte e della cultura, instaura un dialogo aporetico con l’osservatore in una densità semica topologica e cromatica che tende all’obiettività formativa, fattuale e concreta, della materia che la conforma. 

Un monocromo smisurato, composto da centinaia di buste della spazzatura azzurre, invade lo spazio espositivo ostruendone il passaggio e la vista, comprimendosi lungo i vetri in una articolazione grammatico-spaziale in transizione tra realtà e gesto artistico che dialoga con lo sguardo libero del passante, nel processo comparativo con le dimensioni semiotico-spaziali, scardinanti convenzioni comunicative.

La visibilità negata integralmente dalla totalità e universalità del gesto artistico ripercorre l’azione Monocromo in Vetrina, eseguita nel 2018 a Roma nello spazio espositivo Una Vetrina, dove la riflessione sulle coordinate essenziali ambiguamente similari lemmaticamente al monocromo pittorico e la categorizzazione percettiva venivano rimodulate e postulate da Constantin in una dimensione spaziale concentrata e tridimensionale ed infine esposte su strada e soggette all’occhio del passante.

Christophe Constantin, Arrêt Sur Monochrome, 2020

In Arrêt sur monochrome semplici e consueti residuati del consumo appartenenti alla sfera quotidiana dell’osservatore espongono una loro interezza e concretezza cromatica, prima che una piena visione stereometrica, elaborando e mutando la riconoscibile funzionalità d’uso. 

Il colore nell’assolutezza della sua dimensione percettiva si costituisce in frontiera, intesa nel suo più antico etimo «fronte», attraverso un segno invasivo che riempie il vuoto planimetrico della galleria in cui è impossibile accedere, definendo una barriera volumetrica che interpone un termine territoriale-architettonico, in dialogante separazione con lo spazio esterno a cui rivolge la sua pregnanza visiva. 

L’artista statuisce una interrogazione tensiva tra realtà e azione artistica, intersecando e percorrendo la quotidianità di consuetudini e comuni gestualità, che codifica e fissa in una materia, trasposta ed estesa nella totalità della cromia, racchiusa ed involta nel supporto: un modulo geometrico architetturale in relazione con lo spazio pubblico.

La materia, trasfigurata dalla banalità, si libera in forma-azione e si orienta nel territorio dell’immagine, nell’estensione pura del colore, accentuando lo stato attrattivo tra spazio pittorico e spazio del reale, catturando lo sguardo del fruitore in una interazione con il linguaggio visivo.

Christophe Constantin in urto e in dialogo, prolungamento e contraddizione, con lo spazio dipinto instaura e un momento d’arresto che assorbe e preleva la realtà nel gesto, estendendo i propri confini in una visione dai lemmi romantici, radicati nella scepsi della società contemporanea. 

Christophe Constantin, Un monocromo in vetrina, Roma 2019

Arrêt Sur Monochrome
Christophe Constantin 
dal 7 dicembre 2020 al 7 Marzo 2021
Palais – Galerie
Rue des Saars 1
2000 Neuchâte – Svizzera