ArtVerona 2026
Annalisa Mascolo
Annalisa Mascolo, Il Corpo e La Terra. Foto Digitale

Annalisa Mascolo

Tra le traiettorie più interessanti della giovane fotografia pugliese si colloca il lavoro di Annalisa Mascolo. L’artista, originaria di Altamura, sviluppa la pratica visiva come analisi sul corpo, sulla memoria e sulla vulnerabilità dell’immagine. Tale ricerca si muove tra linguaggio concettuale e dimensione intimista, fino a trasformare l’istantanea in un dispositivo di esplorazione genetica.

L’approccio alla fotografia di Mascolo riguarda la conservazione del ricordo, per poi evolversi in un sistema di percezione. «La mia ricerca indaga principalmente il corpo, spesso attraverso il mondo femminile, in un continuo dialogo tra natura e conformità» afferma la creativa. In lei il corpo è un campo di forze: presenza, trasformazione, stratificazione emotiva. Elemento centrale di questo lavoro è la tensione tra controllo e perdita di dominio, resa esplicita dalla scelta della Polaroid come medium privilegiato. In un contesto dominato dalla post-produzione digitale, Mascolo rivendica una fotografia che non possa essere completamente governata, parlando di «un mezzo semplice, fatto di plastica, che sfugge alla manipolazione. Io accetto il rischio perché è proprio quando il controllo viene meno che accadono cose autentiche». L’immagine istantanea diventa così una zona di instabilità produttiva, dove l’errore si rigenera come struttura poetica. Da un punto di vista tecnico, la sua pratica si colloca dentro una ripresa di derivazione concettuale con forte componente performativa e autobiografica. L’autoritratto, soprattutto negli ultimi anni, infatti, diventa strumento di scavo. Il corpo dell’autrice entra direttamente nel processo di produzione dell’immagine come oggetto e soggetto simultaneamente. «Ho scelto di spostarmi dall’altra parte dell’obiettivo per vedermi davvero» dichiara Mascolo, definendo un passaggio metodologico che trasforma l’inquadratura in esercizio di auto-osservazione critica.

Il lavoro dell’artista si sviluppa attraverso sequenze per serie, spesso costruite per nuclei tematici. Tra le cornici dei suoi scatti, Mascolo descrive isolamento, famiglia, interiorità domestica e corpo-natura. In questo contesto, la casa diventa set e dispositivo narrativo, come dimostrato nella serie presentata alla mostra collettiva «Circle» (PAF, 2024), dove sedici Polaroid costruiscono un diario visivo fatto di «squarci d’interno». Qui la struttura dell’immagine è volutamente anti-perfezionista: dominano composizioni instabili, luce naturale non corretta, e una grana materica tipica dell’istantanea, che conferisce all’insieme una qualità quasi documentale dell’emotività. Un altro asse fondamentale della ricerca è il rapporto tra corpo e paesaggio, in particolare con la regione pugliese. «Amo la mia terra, la sua luce, le sue tradizioni e il paesaggio che la caratterizza. Per questo scelgo spesso di fotografare nella natura. Si tratta di evidenziare un legame che considero essenziale. Credo che sintonizzarsi con la propria terra significhi riconnettersi anche a una parte più autentica di noi stessi» spiega Mascolo. In questo senso, la fotografia diventa anche geografia interiore. Così lo sfondo del paesaggio diventa estensione del corpo.

Il riconoscimento di questa ricerca si consolida con la selezione di un autoritratto per «Organics by Red Bull», esposto al Bobino di Milano durante la Design Week 2022, e con la presenza del suo portfolio su PhotoVogue, piattaforma che ha intercettato la coerenza visiva di Mascolo. Nel 2025 partecipa inoltre al progetto «Esposte», promosso da Leggere Edizioni APS nell’ambito dell’avviso pubblico Futura-La Puglia per la Parità, una mostra itinerante tra Altamura, Grottaglie, Poggiorsini e Bari.

Sul piano teorico, Mascolo descrive la fotografia come «attraversamento», una pratica in cui vulnerabilità e presenza coincidono. «Ogni scatto è un rischio reale» sottolinea, sintetizzando un metodo che rifiuta l’idea di immagine come prodotto stabile. Il risultato è un’indagine che si colloca tra estetica dell’imperfezione e antropologia del sé, dove la fotografia si rivela luogo di negoziazione tra ciò che si mostra e ciò che sfugge. In questo scenario, la stratificazione storica del territorio in cui nasce la sua visione – dalle origini preistoriche di Altamura alle sue sedimentazioni culturali successive – viene richiamata come principio metodologico. Attraverso l’obiettivo la fotografia di Mascolo è tempo. Si costruisce per tracce, cancellazioni e riemersioni.

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