Segno Abruzzo e dintorni 2026
18ª Quadriennale d’arte, Fantastica, Palazzo Esposizioni Roma, 11 ottobre 2025 - 18 gennaio 2026, l’ingresso della mostra nell’allestimento progettato da BRH+/Barbara Brondi & Marco Rainò, courtesy Fondazione La Quadriennale di Roma, Fotografia Agostino Osio - Alto Piano

Al via la 18ª edizione della Quadriennale di Roma

Tra passato e presente, tra rievocazione e immaginazione, la rassegna romana riapre i battenti

Il Palazzo delle Esposizioni ha ufficialmente aperto le sue porte al grande pubblico per Fantastica, diciottesima edizione della Quadriennale d’arte di Roma. A fare gli onori di casa, in occasione dell’anteprima stampa di ieri mattina, il Presidente dell’Azienda Speciale Palaexpo Marco Delogu: salutando con entusiasmo la rassegna, che si inquadra in una fase particolarmente felice per il contemporaneo a Roma, Delogu ha dato il benvenuto ad Andrea Lombardinilo, nominato a marzo nuovo Presidente della Quadriennale in seguito alla prematura scomparsa di Luca Beatrice nel gennaio di quest’anno. Chiamato a raccoglierne eredità e progettazione, Lombardinilo si è inserito in un ambiente di lavoro già “meravigliosamente avviato, straordinariamente orchestrato” e frutto di un lavoro corale che ha coinvolto, oltre ai cinque curatori di Fantastica (Luca Massimo Barbero, Francesco Bonami, Emanuela Mazzonis di Pralafera, Francesco Stocchi Alessandra Troncone), ognuno responsabile di una specifica sezione al pianterreno, anche Walter Guadagnini che, con I giovani e i maestri, al piano superiore, ha omaggiato la seconda edizione della Quadriennale del 1935.

Partendo da Fantastica, la mostra raduna nell’insieme 54 artisti – 45 dei quali alla loro prima partecipazione, e 16 sotto i 35 anni – e 187 opere scandite in cinque compartimenti tematici uniti e divisi dalle soluzioni di allestimento concepite dallo studio BRH+ di Marco Rainò Barbara Brondi: il loro intento, ha chiarito Rainò ai giornalisti, era “disegnare i vuoti” dello spazio, per consentire alle partizioni, dei velari in materiali tessili, di “scomparire nel momento stesso in cui appaiono”. Una soluzione che, se da un lato contribuisce a creare un’atmosfera labirintica – e fantastica, per l’appunto – dall’altro rischia di “soffocare” le opere, in particolar modo quelle collocate nella parte centrale del percorso.

In merito alle sezioni, invece, il focus di Luca Massimo Barbero è sull’autoritratto, contemporaneamente “un pretesto e un enigma” con cui i 13 artisti selezionati si svelano senza offrirci la loro presenza diretta, mostrando entrambe le facce della medaglia, le contraddizioni più profonde del loro essere. Intimamente legata al tema identitario è poi anche l’idea di corpo: legata a doppio filo con la scienza, e specificamente con la genetica, la sezione curata da Alessandra Troncone riflette attorno al corpo, alle limitazioni biologiche e alla possibilità di superarle.Ripiegando verso la sfera intima, guardando alla necessità individuale di costruirsi uno spazio personale (“una stanza tutta per sé”, direbbe Virginia Woolf esplicitamente citata dal curatore) in un mondo iperconnesso, Francesco Bonami rifiuta l’imposizione di un tema specifico per lasciare piena autonomia all’inventiva dei 12 artisti prescelti. L’iperconnessione, l’eccesso nella produzione iconica, per Emanuela Mazzonis di Pralafera ci porta poi a ragionare sul ruolo assunto dal medium fotografico al giorno d’oggi, impegnato a rivelare una realtà più che a restituircene una porzione sotto forma di immagine. L’autonomia artistica rivendicata da Bonami, poi, in senza titolo – nome della sezione curata da Francesco Stocchi – si coniuga con una progettualità collettiva, affidata a un gruppo più ristretto di artisti (9) che, contrariamente al raggruppamento di Bonami, è tendenzialmente formato da artisti più maturi. 

Percorrendo lo scalone, infine, si giunge alla “Silloge della Quadriennale del ‘35” – nelle parole di Lombardinilo – curata da Guadagnini. La selezione di opere proposte, alcune  di fatto inedite, è di qualità indiscussa: tra i nomi più illustri in pittura figurano Giorgio De Chirico, Morandi, Mafai e Scipione,  grande protagonista della II Quadriennale a due anni dalla morte (1933) – omaggiato, nella sua Apocalisse, da Matteo Fato al piano terra – ma anche De Pisis, Severini, e anche giovani come Capogrossi o Leonor Fini. Sul versante della scultura, compaiono Arturo Martini, Marino Marini e anche l’acrobata in terracotta di Giovanni Romagnoli. Il percorso, più agevole rispetto a Fantastica – e forse la certezza del percorso è la certezza di una memoria che per il giorno d’oggi è ancora da farsi, o da “fantasticarsi” – si snoda lungo il perimetro anulare del piano superiore, e presenta delle soluzioni progettuali nettamente differenti, a partire dal ritorno del colore:  “abbiamo cercato di prendere riferimento dai veri colori presenti alla Quadriennale del ‘35”, ha commentato Barbara Brondi, aggiungendo inoltre di aver voluto porre ulteriore enfasi sul contesto sociale, politico e culturale in cui la Quadriennale era immersa tramite una selezione di articoli di giornale, documenti d’archivio e cataloghi d’epoca.

Fantastica
18ª Quadriennale d’arte di Roma
a cura di Luca Massimo Barbero, Francesco Bonami, Emanuela Mazzonis di Pralafera, Francesco Stocchi, Alessandra Troncone
I giovani e i maestri: la Quadriennale del 1935 a cura di Walter Guadagnini
Palazzo delle Esposizioni
Via Nazionale, 194 00184 Roma
11.10.2025 – 18.01.2026

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