ArtVerona 2026

4×1 Quattro artiste per rete di Daphne

Fondazione Arsenale a Iseo fino al 30 Novembre offre il suo spazio all’esposizione di Rete di Daphne Onlus.

Fondazione Arsenale https://www.fondazionearsenale.it/ è uno spazio espositivo nel centro storico di Iseo, in provincia di Brescia, sede di esposizioni personali, collettive, eventi culturali che coinvolgono artisti del territorio ed esponenti internazionali. Lo scopo è quello di valorizzare l’Arte Contemporanea ma anche di operare in stretta collaborazione con associazioni presenti sul territorio stesso. Nel 2010 l’originaria Associazione Culturale è stata trasformata in Fondazione Arsenale senza scopo di lucro, con un’attività di conservazione, manutenzione e valorizzazione dei beni storici artistici ricevuti o acquisiti, e di gestione, valorizzazione di organismi, attività turistiche e culturali nel rispetto dell’origine dei luoghi.

Fino al 30 Novembre 2025 Fondazione Arsenale ospita un’esposizione di Rete di Daphne Onlus https://www.retedidaphne.vibra.re/, un’associazione contro la violenza alle donne, dal titolo 4×1 Esposizione di quattro artiste per rete di Daphne. Lo spazio espositivo è stato offerto a coloro che si occupano, grazie al centro antiviolenza, di supporto a donne che hanno subito e subiscono violenza. Attraverso una Call to action alcune artiste del territorio hanno risposto. Si tratta di Adriana Albertini, Anna Gabbiani, Elia Flores e Laura Pedizzi, ceramiste, ricamatrici ed illustratrici le cui opere sono collegate da sensibilità ed apertura verso le tematiche di genere.

Ogni storia è importante

L’Associazione Rete di Daphne Onlus è nata nel 2013 con la missione di costituire una rete territoriale competente, solida ed efficace per l’accoglienza e il sostegno delle donne vittime di violenza. E’ attiva per contrastare e contenere la violenza di genere con la promozione di attività preventive, di sensibilizzazione e formazione per il proprio personale femminile e volontario, per le allieve e gli allievi delle scuole, istituti superiori e CFP attraverso l’attivazione di laboratori scolastici, e per tutta la popolazione del territorio.

Ogni artista affronta questo tema assolutamente attuale, con una progettualità che si riferisce all’importanza di sostenere la difesa delle donne dalla violenza. Molto lavoro si deve ancora fare per aiutare le donne a riconoscere le relazioni sbagliate all’interno delle quali spesso rimangono intrappolate e legate agli uomini che le maltrattano. Le opere raccontano e sensibilizzano sui tanti casi di coloro che si sono trovate, loro malgrado, a provare sul proprio corpo la violenza. Immagini stimolo di riflessione sulla grave piaga sociale della donna vittima per motivi diversi: l’insicurezza, l’incapacità di reagire, la solitudine, l’impotenza di fronte alle più atroci forme di abuso. E’ possibile fare molto con l’arte, espressione di umanità, quella natura umana capace di esprimere i sentimenti di solidarietà di cui le donne, vittime di violenza ed abusi, sono disperatamente alla ricerca. Agli occhi di chi guarda, i concetti espressi nei lavori raggiungono direttamente il pensiero stimolandolo a ragionare su problemi complessi senza dare soluzioni definitive, ma offrendo sviluppi di pensieri che aiutino a non cedere alla tentazione di offrire risposte preconfezionate che sacrifichino le motivazioni infinitamente differenti, tra modalità e ambiguità, che causano l’esplosione interiore e il verificarsi dei fenomeni.

Non ci sono soltanto giustificazioni razionali a determinare le violenze sulle donne, non si dovrebbe solo pensare al fatto che queste siano legate unicamente a fattori sociali, economici, alla mancanza di educazione, alla poca empatia, ad attacchi di follia, all’egoismo, all’ira, all’invidia, alla gelosia. No! Il tema della violenza andrebbe affrontato considerando che come nelle crisi per lutto, ogni singolo caso è diverso e contiene anche il mistero del suo accadere. Per questo le analisi dei singoli casi hanno consentito di comprendere che quella violenza, quando arriva ad uccidere, si era già manifestata nel tempo in forma sottile. La creatività in questo senso può essere non solo cura ma un importante mezzo per continuare a riflettere sulla realtà enigmatica del male manifestato in atti di violenza possibili per chiunque, espressione di un profondo abisso oscuro che si annida in ogni essere umano. Da qui una vera rivoluzione morale e sociale è più che mai necessario inizi dalla propria trasformazione, per imparare ad amare con un’amore disinteressato, perché chi ama davvero pone a sé continuamente una sola domanda: Qual’è il bene per l’altr*?

Le artiste parlano della loro produzione

Adriana Albertini
“L’argilla ha un effetto terapeutico, insegna la pazienza”
Adriana descrive il suo lavoro come un viaggio che conduce alla nascita di qualcosa che prima non esisteva. Un viaggio in cui, come in una reazione chimica, l’argilla riesce a rendere tridimensionale lo scorrere del tempo e delle sensazioni che le sue mani trasmettono alla materia.
Una ricerca che scaturisce da una necessità interiore di espressione che si manifesta in un’azione di natura gestuale su di un materiale che si abbandona in tutta la sua purezza per dare forma al sentire dell’artista, dal bisbiglio più sommesso al grido più liberatorio. Oggetti che altro non sono che cicatrici delle esperienze che fanno parte dell’esistenza dell’essere umano. Frammenti di memoria, metafore del caso che diventa vita.

Elia Flores
“Mi sento donna e mi piace esserlo”
Elia Flores con l’arte del ricamo, mette rosa su bianco parti di donna che diventano, e sono, opere d’arte. Elia, usando aghi e fili, giocando con i volumi, rappresenta le affinità tra sesso e cibo, perché ricama tutto ciò che mangia ma ricama anche tutto ciò che è. Non esita a trasmettere la sua arte e i suoi messaggi con corsi di ricamo aperti alle donne, più o meno giovani, perché con lei l’esperienza del ricamo diventa un mondo magico dove si può e si riesce a rappresentare tutto, grazie alla magia dell’ago e del filo.

Anna Gabbiani
“Escono dalle mie mani come delle parti di me”.
Il legame con l’acqua, con la figura femminile e la libertà connessa a questi due soggetti, che si rispecchiano nel suo stesso essere, ha fatto nascere in Anna Gabbiani l’ idea di realizzare le nuotatrici. Terracotte smaltate di piccole dimensioni, quando, in passato, lei è si è dedicata ad opere di notevole grandezza. Il tratto non è volutamente perfetto ma si miscela, sinuoso e materico, con l’essenza del movimento in personificazioni di sirene, pesci e non definiti abitanti marini. L’acqua e il mare gli elementi primordiali dove Anna cerca, come le sue nuotatrici, pace, silenzio e staticità ma nello stesso tempo non può esimersi dal movimento, dai suoni e dalla vita qui presente. Le nuotatrici sono una delle tante versioni della ricerca di un luogo-non luogo desiderato; la loro plasticità simbolo del continuo fluire degli eventi che l’acqua pare fermare, ma solo per chi ne sta fuori e non guarda sotto.

Laura Pedrizzi
“L’incontro tra le artiste è uno degli aspetti che preferisco”
L’artista, attiva nel mondo della comunicazione e attenta alle tecniche grafiche e all’illustrazione editoriale, sonda la misura di solitudine, smarrimento o indeterminatezza tra le figure e lo spazio, inteso proprio come spazio dell’esistenza, nel tran tran quotidiano.  Sono giovani donne, tra ritratto e autoritratto, anche se perdono ogni connotato biografico per farsi anonime, impersonali sagome iconiche, che nascono da scatti fotografici o da schizzi di gesti minimi. C’è la solitaria ricerca di sé e il meditabondo momento di osservazione quasi ipnotica di una realtà immobile; c’è l’esplorazione attraverso i gesti e il viaggio che inizia da un’idea astratta e si costruisce tutti i giorni con ogni singolo movimento o distratta azione, a cavallo tra pittura e illustrazione, prendendo infine vita attraverso una linea.

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