Andrea Strizzi

Toccare il suono | Le impronte sonore di Andrea Strizzi

La mostra Toccare il suono – Impronte sonore, curata da Ivan D’Alberto, è stata inaugurata il 3 luglio 2021 presso la galleria YAG/garage di Pescara. In mostra sono esposte dieci installazioni audio tattili eseguite da Andrea Strizzi in collaborazione con il percussionista Stefano Corbetta e con l’aiuto di Francesco Strizzi per l’equalizzazione audio.

Andrea Strizzi, laureato all’Accademia di Belle Arti di Brera in scultura nel 2017 con la tesi La polvere e l’impronta nell’opera di Claudio Parmiggiani e nel 2019 con lode con la tesi L’impronta come gesto e tattilità e con l’installazione audio tattile Toccare il suono – Impronte sonore, oltre a portare avanti la sua personale ricerca sull’impronta come linguaggio plastico, da anni è interessatoanche alle forme di espressione musicale – dando vita, insieme al fratello Francesco Strizzi e a Stefano Corbetta, al progetto Archiba e collaborando dal 2015 con i musicisti della Civica Jazz di Milano.

Strizzi inizia così a riflettere sulle inedite contaminazioni fra linguaggi sonori – concentrandosi sulla sonorità dei materiali e linguaggi plastici e tattili, mettendo in dialogo la sua passione per la musica e la sua ricerca sulle implicazioni plastiche e figurative dell’impronta e arriva a concepire un sistema in cui i due linguaggi si compenetrano e si caricano di senso a vicenda. I pannelli sono preparati da Strizzi con l’argilla fresca su cui Stefano Corbetta, servendosi di diverse bacchette, esegue ritmi sempre diversi, imprimendo sulla superficie morbida i segni degli strumenti, che diventano impronta sonora e plastica. Corbetta improvvisa di volta in volta i temi musicali partendo da un preciso schema grafico precedentemente disegnato da Strizzi, in modo che i due linguaggi musicale e figurativo dialoghino fra di loro portando a risultati inaspettati e imprevedibili. Strizzi prepara le partiture grafiche, una sorta di disegno preparatorio, studiandole in modo che il tracciato di ogni diversa tipologia di bacchetta sia sempre sia sempre sullo stesso livello in modo da conferire continuità ai vari pannelli. Ad ogni bacchetta corrisponde un preciso suono – e una precisa impronta – esemplificato nei primi quattro pannelli esposti. Ad ogni nuovo suono, il tracciato si interrompe e bisogna passare al livello successivo per continuare a seguire la partitura. Il cambio di suono e di livello avviene generalmente in corrispondenza della fine di ogni pannello. Il suono viene registrato in presa diretta e, tramite l’ausilio di auricolari, può essere ascoltato dal pubblico contemporaneamente toccando il tracciato impresso sui pannelli. L’impronta percepita a livello tattile risponde direttamente al suono che si ascolta negli auricolari: in tal modo, la medesima esperienza audio tattile è consentita al pubblico sia dei vedenti che dei non vedenti. Riflessione principale delle installazioni è infatti quella di capire come rendere percepibili a livello tattile i gesti di un musicista; da qui la scelta delle percussioni come strumento musicale privilegiato proprio per la sua prorompente gestualità e della creta come materiale malleabile in grado di imprimere su di sé la forma del gesto e restituirla fedelmente al pubblico. A questo proposito, ospite speciale all’inaugurazione della mostra è stato Gabriele Colantonio, presidente della sezione territoriale di Pescara dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti Onlus.

In occasione dell’inaugurazione, Strizzi e Corbetta hanno realizzato davanti al pubblico un’installazione su sei lastre di creta bianca, successivamente cotte, preparate da Strizzi con un’argilla raccolta da una fonte argillosa presente sulle spiagge fra Abruzzo e Molise, su cui Corbetta ha improvvisato e impresso il suo motivo con l’ausilio delle diverse bacchette (bacchette classiche, bacchette da timpano, spazzole, hot rods). Successivamente al pubblico è stata data la possibilità di imprimere su un altra lastra, preparata con la stessa argilla delle precedenti, le impronte delle proprie dita come traccia del proprio passaggio. L’installazione, in tal modo, oltre adavere impressi i gesti e i suoni della performance, racconta anche del dialogo con il pubblico e del rapporto con il territorio per il quale essa è stata pensata ed eseguita.