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Sillabari d’Appennino: racconti dalle montagne

La mostra fotografica Sillabari d’Appennino di Alessandra Calò e Sergio Ferri, ospitata da XNL Piacenza, racconta il fragile equilibrio tra paesaggio e comunità.

A cavallo tra il 2025 e il 2026 prende forma Sillabari d’Appennino, il progetto espositivo che XNL Piacenza dedica alla catena montuosa. Curato da Enrica Carini, il percorso attraversa l’Appennino attraverso gli sguardi fotografici di Alessandra Calò e Sergio Ferri, intrecciando memoria, paesaggio e presenza umana. La mostra, sostenuta da Rete Cultura Piacenza, si inserisce nel solco delle precedenti esplorazioni territoriali promosse da XNL attraverso la fotografia. «Dopo Perimetro Piacenza, Photobuster e Spazi in attesa, progetti incentrati sulla dimensione urbana, abbiamo sentito l’esigenza di oltrepassare i confini cittadini per abbracciare la montagna», afferma Roberto Reggi, presidente della Fondazione di Piacenza e Vigevano. Le immagini in mostra costruiscono una narrazione che restituisce complessità a territori custodi di biodiversità, paesaggi stratificati ed eredità culturali profonde, mettendo al centro le persone che ogni giorno li abitano e li preservano.

Dialoghi tra ricerche autonome e complementari

Da un lato Rogazioni Silvestri – Erbario Mistico d’Appennino di Alessandra Calò, nato da una residenza artistica tra i monti reggiani. Il progetto affonda le radici nell’impulso che spinge l’arte a interrogare il legame tra essere umano e natura. Le stampe, realizzate con procedimenti fotografici d’epoca, evocano l’intreccio sacrale che unisce le comunità al proprio ecosistema.
La ricerca di Alessandra Calò parte spesso dal recupero di materiali d’archivio, non per nostalgia, ma per aprire nuove prospettive sul presente. Nei suoi progetti convivono dimensione intimista e tensione sperimentale, generando significati inediti dall’incontro tra epoche diverse. Negli anni ha approfondito l’uso di procedimenti fotografici storici, trasformandoli in installazioni e libri d’artista.

Accanto alle immagini scorrono i versi di Mara Redeghieri, cantante e autrice che ha mosso i primi passi con il gruppo Üstmamò, nato sotto l’etichetta Dischi del Mulo di Giovanni Lindo Ferretti e Massimo Zamboni. Nelle sue parole risuonano le antiche rogazioni pagane, dalla Gallia a Roma, con invocazioni rivolte alle divinità della fertilità e dell’abbondanza. Ne emerge una meditazione sul modo in cui il paesaggio ha plasmato l’immaginario spirituale delle popolazioni. Miti, leggende, pratiche sciamaniche sono state spesso concepite per proteggere persone, animali e raccolti. Attraverso tecniche del passato e una scrittura contemporanea, Calò e Redeghieri ricostruiscono le tracce di questa connessione originaria.

Dall’altro lato, Terre Alte di Sergio Ferri concentra l’attenzione sui versanti della provincia piacentina, restituendo una montagna da attraversare con tutti i sensi. Il fotografo costruisce una sequenza di ritratti e paesaggi che raccontano chi ha scelto di restare, di abitare questi luoghi senza cederli all’abbandono, nonostante le difficoltà. Volti, gesti quotidiani e scorci di vita accompagnano lo spettatore in un presente sospeso e fragile. Le sue immagini restituiscono un rapporto con l’ambiente fatto di lavoro, fratture e precarietà. Abitare l’Appennino significa accettare sacrifici, isolamento, talvolta delusioni: una scelta che si contrappone alla narrazione dominante della metropoli, fondata su velocità e comodità. L’artista sviluppa un’indagine che si colloca nella tradizione del reportage documentario. Il suo lavoro esplora il rapporto tra paesaggio e identità, sradicamento, dissoluzione dei legami comunitari. Nel tempo ha rivolto l’obiettivo alle periferie urbane e alle fragilità sociali contemporanee: migrazioni, povertà, marginalità.

L’alfabeto delle aree montane

«L’Appennino è un sillabario di parole, immagini e sentimenti, una lingua che racconta radici e distacchi, borghi e solitudini, ricordi e aspirazioni», osserva Enrica Carini. Come una dimora dalle finestre spalancate, forse disabitata ma ancora viva, invita a ritrovarsi, come sillabe che si uniscono per non disperdersi.

Le fotografie di Calò e Ferri compongono così un sillabario visivo: uno spazio in cui recuperare simboli e vocaboli per esprimere ciò che ancora definisce la nostra identità. La mostra si inserisce in un momento cruciale per le aree montane, segnate da trasformazioni demografiche e sociali profonde. Accanto alle criticità emergono però scelte consapevoli di chi decide di restare o tornare, sperimentando modelli di vita alternativi. Sillabari d’Appennino restituisce questa complessità senza retorica, offrendo uno sguardo autentico su territori e abitanti spesso ridotti a cliché.

Il titolo evoca un alfabeto da riapprendere, un linguaggio da riscoprire. Come i sillabari con cui impariamo a leggere il mondo, le immagini in mostra offrono chiavi di interpretazione per comprendere l’Appennino contemporaneo, coglierne le metamorfosi e ascoltarne le voci. È un invito a rallentare, osservare con attenzione e mettere in relazione paesaggio esterno e paesaggio interiore, memoria collettiva e storia personale.

L’esperienza collettiva

Sillabari d’Appennino supera i confini della tradizionale esposizione fotografica per trasformarsi in un’esperienza immersiva. Negli spazi di XNL prende forma un piccolo bosco in miniatura: giovani alberi, semi e vegetazione di sottobosco portano un frammento di Appennino all’interno delle sale. È previsto anche uno spazio di sosta dove i visitatori potranno lasciare una testimonianza scritta del proprio rapporto con la montagna, rendendo la visita un momento di condivisione.

L’ambiente è accompagnato da una colonna sonora originale realizzata dal Dipartimento di Nuovi Linguaggi del Conservatorio ospitato in XNL Musica. Il suono diventa così parte integrante della narrazione, amplificando la risonanza emotiva delle immagini. Sono inoltre in programma incontri pubblici con artisti e curatrice. XNL Edu proporrà percorsi didattici per le scuole del territorio, progettati e guidati da Enrica Carini, intrecciando mediazione artistica e valorizzazione del patrimonio naturalistico, in un dialogo tra arte, ambiente e comunità.

Visitare la mostra significa interrogarsi sul proprio legame con il territorio e sul senso dell’appartenenza. In un’epoca segnata da urbanizzazione e mobilità incessante, tornare alle terre alte diventa occasione per riflettere sulle radici che desideriamo coltivare, sulle comunità che vogliamo costruire e sul futuro di territori fragili ma ricchi di straordinario patrimonio storico e culturale.

Sillabari d’Appennino
Alessandra Calò e Mara Redeghieri, Rogazioni Silvestri – Erbario Mistico d’Appennino
Sergio Ferri, Terre Alte
XNL Piacenza
A cura di Enrica Carini
Foto di Daniele Signaroldi
Dal 18 dicembre 2025 al 22 febbraio 2026

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