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Sacro e identità nell’opera di Oliviero Rainaldi

In Verso. Frammenti narrativi di Oliviero Rainaldi trasforma gli spazi di Palazzo Pretorio in un percorso che interroga il rapporto tra corpo, sacro e memoria.

Nelle sale di Palazzo Pretorio, nel borgo medievale di Certaldo Alto, si svolge la mostra In Verso. Frammenti narrativi di Oliviero Rainaldi, a cura di Beatrice Audrito e Davide Sarchioni. L’iniziativa, promossa dal Comune di Certaldo e organizzata da Exponent con TerraMedia APS, riunisce oltre trenta lavori tra opere storiche e produzioni recenti, offrendo uno sguardo ampio e coerente su una delle ricerche della figurazione italiana contemporanea. Certaldo rappresenta da tempo un contesto attivo per la produzione culturale contemporanea. Città natale di Giovanni Boccaccio, ospita il progetto CertaldoArte, programma che fonda la propria identità sul dialogo tra creazione contemporanea e tessuto storico-architettonico.

Il titolo della mostra introduce la chiave interpretativa del progetto espositivo. In Verso allude a un ribaltamento della direzione abituale di fruizione, invitando chi osserva a riconsiderare la propria relazione con il tempo e con la memoria. Le sculture e i dipinti non si limitano a occupare gli ambienti, ma li interrogano, entrando in tensione con le tracce affrescate del Trecento e del Quattrocento ancora visibili sulle pareti.

Questo modo di lavorare con i luoghi, ascoltarne la stratificazione invece di sovrapporvisi, costituisce una linea ricorrente nella ricerca Oliviero Rainaldi. Interventi realizzati in altri contesti testimoniano la ricerca di dialogo tra la propria poetica e la memoria inscritta nell’architettura. Palazzo Pretorio offre un terreno particolarmente fertile per questo dialogo, in cui l’architettura medievale diventa presenza viva.

L’ingresso al percorso è segnato da un gruppo di sculture inedite in gesso e polistirolo: forme aperte, volutamente incomplete, attraversate dall’idea di una trasformazione ancora in atto. La scabrezza della superficie, il non finito, diventano linguaggio e condizione. Nella sala attigua compare una reinterpretazione dell’Ultima Cena, ridotta al suo nucleo emotivo. Cristo pronuncia l’annuncio del tradimento e ogni elemento narrativo si ritrae, lasciando emergere soltanto la tensione dei corpi, compressa nell’istante in cui un patto si incrina.

Con le Conversazioni il ritmo rallenta e si fa più raccolto. Le figure si avvicinano, quasi si sfiorano, immerse in una penombra che non nasconde, ma custodisce. L’oscurità diventa spazio di ascolto e luogo di una prossimità silenziosa. Il passaggio successivo introduce una frattura netta. Nella sala delle Malebolge il cemento si addensa in corpi che precipitano, evocando l’Inferno dantesco in una forma essenziale e concreta. Qui il peso della materia coincide con quello morale delle figure: la colpa non resta idea, ma si fa massa, gravità, caduta.

L’esposizione continua in un salone ampio e luminoso, dove corpi bianchi giacciono sul pavimento in posture primordiali, come se emergessero da una soglia originaria. Tra essi si distingue Adamo, colto nel momento successivo alla vergogna, quando la coscienza è già nata e il futuro rimane aperto. Il percorso si conclude nella Sala del Vicario. La Bona Dea dialoga con una serie di tele e lo sguardo si arresta davanti a un grande angelo in gesso: una presenza silenziosa che chiude la sequenza lasciando l’impressione di un’attesa.

Si configura una pratica che non separa disegno, pittura e scultura, ma li attraversa come linguaggi convergenti, strumenti diversi di una stessa tensione espressiva. La materia e il segno non sono impiegati per descrivere o illustrare, ma per sondare una condizione, per dare forma a una presenza che resta in equilibrio tra apparizione e scomparsa.

Al centro di questa ricerca permane la figura umana, mai abbandonata ma progressivamente sottratta a ogni funzione narrativa. Del corpo non interessa la rappresentazione fedele, quanto la sua capacità di farsi luogo simbolico attraverso la preghiera e l’attesa. Gesti primari, stati essenziali, che rimandano a un’esperienza condivisa prima ancora che a un racconto. Le iconografie della tradizione cristiana vengono così alleggerite dal loro valore illustrativo e ricondotte a una dimensione più originaria, in cui il significato si percepisce. Il sacro, in questo orizzonte, non coincide con una promessa di consolazione ma si manifesta piuttosto come una condizione fragile e instabile in cui persistono tensione e vulnerabilità.

Nei lavori degli ultimi anni, la questione dell’identità si intreccia al tema del sacro con crescente evidenza. Le forme si affidano al non finito per pensare l’identità come un processo in continua trasformazione: è proprio questa mobilità a conferire al lavoro di Rainaldi una risonanza profonda con il presente.

La mostra In Verso. Frammenti narrativi si configura come un progetto di ricerca che stimola una riflessione sui temi del tempo, del sacro e dell’identità. Le opere esposte restano in ascolto del luogo e dello sguardo che le attraversa. In questo contesto Palazzo Pretorio custodisce secoli di potere, giudizio e vita civile, che entrano in risonanza con le opere creando il dialogo tanto desiderato dell’artista.

In Verso. Frammenti narrativi
Oliviero Rainaldi
Palazzo Pretorio, Certaldo Alto (FI)
A cura di Beatrice Audrito e Davide Sarchioni
Dal 21 febbraio al 17 maggio 2026

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