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Nunzio. In clamorosa quiete, continuità di una ricerca

La mostra In clamorosa quiete alla Lorenzelli Arte ripercorre oltre quarant’anni di ricerca di Nunzio Di Stefano, mettendo al centro una riflessione sulla materia come relazione tra presenza e sottrazione.

La galleria lorenzelli arte ha inaugurato la programmazione 2026 con Nunzio. In clamorosa quiete, mostra curata da Luca Massimo Barbero e Matteo Lorenzelli. La rassegna resterà visibile fino all’8 maggio negli spazi di corso Buenos Aires 2, a Milano. A corredo dell’esposizione viene pubblicato un volume monografico di 250 pagine, trilingue, con oltre sessanta riproduzioni a colori, documentazione fotografica degli allestimenti e un apparato di immagini d’archivio.

Quella di lorenzelli è tra le realtà più longeve del sistema dell’arte italiano, nata a Bergamo nel 1956 per iniziativa di Bruno Lorenzelli, è guidata da oltre trent’anni da Matteo Lorenzelli. Nel tempo ha costruito relazioni consolidate con importanti istituzioni culturali internazionali, tra cui il MoMA di New York, il Centre Pompidou di Parigi, la Peggy Guggenheim Collection di Venezia e la Tate di Londra.

La rassegna si presenta con oltre quaranta opere che ripercorrono più di quattro decenni di attività di Nunzio Di Stefano, in arte Nunzio (Cagnano Amiterno, 1954), dai primi esordi degli anni Ottanta fino alla produzione recente. Nelle due stanze della galleria si confrontano tecniche e materie differenti: piombo, legno ridotto a carbone dalla fiamma, gesso, carboncino su carta giapponese, nessuna delle quali assume una funzione decorativa. Ogni scelta rimanda a un ragionamento plastico preciso e a una riflessione sulla sostanza.

Tre lavori in gesso concentrano un’attenzione particolare: Scudo (1983), Re dei Re e Confine (1985) appartengono alla raccolta personale di Matteo Lorenzelli, vengono esposti pubblicamente con relativa parsimonia e mantengono il carattere riservato delle opere che raramente escono dalla sfera privata. Accanto a questi si trovano Oblio e un’opera del 1986 in piombo e legno arso che raggiunge oltre due metri e settanta di altezza. Con tali dimensioni i lavori modificano la percezione dello spazio e ne ridefiniscono le proporzioni, incidendo sul modo in cui l’ambiente viene esperito dal visitatore.

Il denominatore che lega opere distanti nel tempo è concettuale: una riflessione costante sulla materia nella sua dimensione di pieno e vuoto, presenza e sottrazione. Come annota Barbero nello scritto redatto per questa occasione: «il confine non è l’ultima linea che chiude un volume, ma il punto in cui la forma comincia a esercitare la sua potenza». Su questa idea di limite inteso come zona attiva e luogo di relazione tra forma e spazio, si organizza l’impianto complessivo della mostra.

Il titolo In clamorosa quiete affonda le sue radici in un contesto ben preciso. Nel febbraio del 1996 Barbero compose il testo critico per la personale di Nunzio alla Galleria Cinquetti di Verona, descrivendo una pratica scultorea capace di raggiungere «un silenzio meravigliosamente raggiunto», un silenzio definito allora «clamoroso» per la sua intensità percettiva. Nata come legata a un momento specifico, quella formula si è dimostrata nel tempo una categoria interpretativa. Riprenderla oggi come titolo di una retrospettiva di questa portata non appare come un gesto nostalgico, ma come il riconoscimento di una continuità critica.

L’immagine della «voce nel confessionale», utilizzata dallo stesso Nunzio per descrivere il proprio lavoro, chiarisce le modalità in cui la presenza si manifesta nello spazio. L’impiego di materiali densi e resistenti come il piombo e il legno bruciato, producono un risultato apparentemente paradossale: una sensazione di sospensione che alleggerisce la materia. Allo stesso modo, le sculture di Nunzio richiedono un confronto diretto da parte di chi le attraversa, seppur restando in parte inaccessibili. In questo senso, si può parlare di una poetica fondata su variazioni minime che incidono in modo profondo sull’esperienza dello spazio.

A trent’anni dal primo scritto di Barbero sull’esperienza veronese del 1996, questa retrospettiva può essere letta come un momento di verifica di un percorso lungo e coerente. Suggerisce la possibilità che una ricerca possa mantenere continuità nel tempo senza irrigidirsi e continuare ad approfondirsi senza ricorrere alla ripetizione. Il ritorno della stessa espressione critica, concepita in un contesto espositivo di fine Novecento e riutilizzata oggi come titolo di una rassegna ampia, evidenzia la capacità di quella definizione di mantenere validità.

Nunzio. In clamorosa quiete
Nunzio Di Stefano
lorenzelli arte, Milano
a cura di Luca Massimo Barbero e Matteo Lorenzelli
dal 24 marzo al 8 maggio 2026

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