Fine settimana d’arte a Napoli. Undici le gallerie coinvolte, sei le istituzioni. Il tessuto urbano si offre allo sguardo come un palcoscenico stratificato, dove la materia della storia si fonde con le visioni di questa tre giorni densa di accadimenti d’arte. La città si trasforma in un itinerario diffuso che attraversa palazzi nobiliari, cortili monumentali e appartamenti privati, delineando una geografia della creatività capace di scardinare le consuetudini visive. Questa nuova edizione della Napoli Gallery Weekend non si limita a mappare gli spazi espositivi, ma attiva un dialogo serrato tra la dimensione monumentale delle istituzioni e la ricerca intima delle gallerie, offrendo una costellazione di proposte che ridefiniscono il rapporto tra opera e ambiente.


Il percorso prende il via a Casa Morra Archivi d’Arte Contemporanea, dove i visitatori vengono guidati alla scoperta delle esposizioni Il gioco dell’oca – 100 anni di mostre e Un millesimo di secondo fa, due progetti che indagano il tempo e la stratificazione della memoria. Il battito della manifestazione si avverte innanzitutto nelle novità che si inaugurano in questo fine settimana, dove il fare manuale e la ricerca concettuale trovano una nuova urgenza espressiva. Lungo lo storico asse di via Monte di Dio, la dimensione domestica diviene territorio di sperimentazione profonda. Nelle sale di Casa Di Marino si compie un superamento delle regole espositive private con il progetto di Isadora Neves Marques, che abita l’ambiente quotidiano per proiettare lo spettatore in una preistoria immaginaria, legata alle tensioni erotiche tracciate da fervidi avi disegnatori. Negli stessi spazi della galleria, la personale di Guendalina Cerruti si sviluppa attorno a una precisa frizione tra potenziale creativo e costrizione della realtà. Il linguaggio dell’artista si affida alla ripetizione metodica di reti metalliche, fili dorati e centinaia di farfalle, dove l’estetica artigianale si configura come una forma di resistenza dell’intimo contro l’iperrazionale. Poco distante, le sale di Andrea Nuovo ospitano la ricerca di Edoardo Aruta, che interroga criticamente le relazioni antropologiche e le dinamiche ambientali attraverso una rigorosa indagine che va dalla scultura al disegno. L’itinerario della giornata si espande ulteriormente toccando gli ambienti di Gallerie Riunite, spazio che contribuisce ad arricchire la mappatura dei nuovi percorsi espositivi del fine settimana con una proposta mirata a evidenziare le più recenti tendenze sollecitate dai linguaggi artistici odierni. A Dispaccio Napoli è stata inoltre presentata l’edizione d’artista Panopticon Publishing 014 – Guendalina Cerruti, nata dalla collaborazione con la Galleria Umberto Di Marino, che ha anticipato le tematiche della ricerca della scultrice.



Spostandosi verso piazza dei Martiri e Chiaia, l’universo pittorico riafferma la propria centralità con due importanti appuntamenti. Da Andrea Ingenito è un’immersione nelle opere di David Bowes, figura legata a Lucio Amelio e al territorio sin dagli anni Ottanta attraverso la storica collezione Terrae Motus. Il percorso antologico attraversa oltre vent’anni di produzione dell’artista statunitense, svelando un mondo popolato da figure bucoliche e visioni sospese tra apparizione e narrazione favolistica. Presso lo spazio di Acappella si consuma invece la raffinata mostra di Valentina Artone, un progetto che indaga la dimensione riflessiva e fantastica della pittura, mentre la Galleria Fonti propone l’incontro ravvicinato tra la tela materica dell’immenso Salvatore Emblema e la precisione geometrica della fotografia di Luisa Lambri.
Accanto ai nuovi vernissage, la rassegna offre la possibilità di rileggere i progetti espositivi già avviati in città, consolidando la forza di un network che unisce presente e storia recente delle gallerie napoletane. La galleria Alfonso Artiaco propone il dialogo tra le monumentali astrazioni di Adam Pendleton e l’eredità segnica e le stratificazioni materiche di Antoni Tàpies, mentre la Galerie Gisela Capitain offre una preziosa ricognizione critica sull’opera e sulla dirompente eredità estetica di Martin Kippenberger. Lo Studio Trisorio presenta la ricerca geometrica ed essenziale di Alfredo Maiorino e Tiziana Di Caro espone la raffinata indagine concettuale di Luca Gioacchino Di Bernardo.
Questa fitta rete espositiva trova un contrappunto ideale nelle istituzioni museali e nelle fondazioni: dalle mostre della Fondazione Morra Greco e della Fondazione Paul Thorel alla lezione di opera d’arte totale del Museo Hermann Nitsch, fino alle visite guidate al Museo Madre e alla Reggia di Capodimonte, dove le sculture di Christiane Löhr e lo sguardo di Mimmo Jodice ridisegnano la percezione borbonica del paesaggio. Sulla terrazza della Reggia si tengono i percorsi dedicati alle installazioni scultoree e all’avanguardia, mentre all’interno del Museo si rinnova l’appuntamento con il contemporaneo attraverso le visite alle mostre di Nicola Samorì Classical Collapse, di Emilio Isgrò Canto Napoli e di Carlo Maria Mariani I Segni dei Tempi. Negli spazi dell’ottocentesco Palazzo Donnaregina, il Museo Madre espone un fulcro prezioso della programmazione pubblica attraverso le visite guidate dedicate alle mostre Gli anni. Capitolo 2 e Santa do pau oco, offrendo ai visitatori uno sguardo approfondito e una chiave di lettura analitica sulle complesse dinamiche sociali, storiche e politiche della contemporaneità. L’itinerario giunge infine al Complesso dell’ex Lanificio, dove la Galleria Solito ospita l’incontro tra le strutture geometriche di Francesco João e i lavori storici di Salvatore Emblema, chiudendo un cerchio visivo in cui la pittura si interroga costantemente sui propri limiti e sulla natura della superficie.
In questa lettura geolocalizzata della Napoli Gallery Weekend ogni spazio diventa una soglia verso nuovi mondi possibili, consentendo una visione d’insieme dello straordinario mosaico espositivo diffuso in una città «fatta ad arte».

