Lori Lako, nata a Pogradec nel 1991 e cresciuta tra Italia e Albania, costruisce la sua ricerca a partire da una memoria non vissuta direttamente ma profondamente sedimentata: quella della dittatura comunista albanese e della successiva transizione post-socialista. Le sue opere, che spaziano dal tessile al video, dalla stampa analogica all’installazione multimediale, sono dispositivi di interrogazione costante del passato, dove la memoria si fa materia duttile, capace di preservare e deformare, costruire e tradire. Il cuore dell’esposizione risiede in una serie di kilim tessuti a mano, dove le icone dei nazionalismi provenienti da alcune bandiere si fondono in chimere fantastiche, sfidando la rigidità dei simboli. La scelta del kilim, tradizionalmente legato al lavoro femminile e domestico, assume una valenza politica: la tessitura diventa metafora della trasmissione di ferite e narrazioni, mentre la manualità artigianale si confronta con l’estetica digitale dei glitch e dei videogiochi anni Ottanta.



offset su carta, luce uv, dimensione ambiente. Photo Erika Pellicci
Attraverso l’installazione di schermi smartphone danneggiati che rivelano segreti satellitari della Guerra Fredda, l’artista traccia un parallelo tra la sorveglianza orbitale di ieri e l’auto-esposizione digitale di oggi. La luce UV che illumina gli schermi diventa metafora della declassificazione dei segreti di Stato, mentre la presenza dell’Albania in questi archivi rimanda alla paranoia e al controllo reciproco tra blocchi ideologici. Nel video Ancora estate, fotografie amatoriali di un viaggio nell’Albania di Hoxha vengono animate dall’intelligenza artificiale, restituendo ai ricordi una presenza tangibile e surreale. Qui, la memoria si trasforma in flusso narrativo, dove la propaganda di Stato si intreccia con la quotidianità familiare, e la tecnologia diventa strumento di rielaborazione e sedimentazione di nuove memorie.



Le serie grafiche Pixel to Dust e Unmuffled approfondiscono il rapporto tra memoria, propaganda e materialità dell’immagine. Lako recupera tecniche analogiche come la cianotipia e la stampa anastatica per riflettere sull’illusione della promessa tecnologica e sulla persistenza dei dispositivi di controllo sociale. I tessuti propagandistici, svestiti della loro funzione originaria e trasferiti su carta, diventano manifesti della vulnerabilità del corpo e della fragilità delle narrazioni dominanti.



Kilim in lana e cotone tessuti a mano, 152×182 cm. Photo Erika Pellicci
Lori Lako
Rememory
testo di Stefania Rispoli
dal 31 maggio al 31 luglio 2026
Galleria ME Vannucci, Via Gorizia, 122 Pistoia
mercoledì – venerdì 17:00 -19:30 sabato 9:30 – 12:30 / 17:00 -19:30
o su appuntamento tel. +39 0573 20066 +39 335 6745185
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