La mostra di William Kentridge a Villa Rufolo per la 74esima edizione del Ravello Festival, fonde scultura, disegno e teatro in un dialogo suggestivo tra spazi storici e paesaggio costiero, offrendo un percorso immersivo tra opere monumentali, videoinstallazioni e riflessioni sulla memoria e sul linguaggio.
Una «Paper Procession» in alluminio verniciato e acciaio si snoda lungo i viali, proiettando ombre danzanti contro l’azzurro intenso del mare e della costa, mentre sculture bronzee dalle forme allungate emergono dalla vegetazione lussureggiante, corpi nello spazio che dialogano con la luce e la storia millenaria di Ravello. Nel cuore di Villa Rufolo, l’arte totale di William Kentridge prende vita, trasformando giardini e sale storiche in un palcoscenico visionario dove musica, teatro, disegno e scultura si fondono in un unico, potente processo creativo. L’esposizione sarà aperta sino al 27 settembre nell’ambito della 74esima edizione del Ravello Festival. Realizzata in collaborazione con la Galleria Lia Rumma, la mostra offre un’immersione profonda nell’universo complesso e stratificato dell’artista sudafricano.




Veduta dell’allestimento
Courtesy Fondazione Ravello e Galleria Lia Rumma, Milano/Napoli
Foto Matteo d’Eletto
Il percorso espositivo si snoda attraverso un dialogo continuo tra lo spazio architettonico e il paesaggio aperto, dove il segno non è mai mera immagine statica ma azione, ritmo, traccia in movimento, un continuo apparire e dissolversi. Nelle sale interne, arricchite da cornici e portali dipinti che richiamano la scenografia teatrale, si incontrano gli acquerelli su carta legati alla dimensione scenica, come le tre tavole di Theatre Drawing (La Fenice Theatre), in cui il grembo architettonico del teatro si apre mostrando scritte evocative come Breathe, Dissolve e Return.
Negli spazi aperti dei giardini e delle terrazze, le sculture monumentali in bronzo e metallo amplificano la dimensione scenica della mostra. Sotto le pergole fiorite di oleandri rossi si erge la figura bronzea di Apron, una silhouette scultorea dal forte impatto teatrale che si affaccia direttamente sul panorama mozzafiato della costa amalfitana. Accanto agli scorci più suggestivi della villa, tra le pietre antiche e la torre medievale, si staglia Fat Cat, una presenza scultorea vigorosa e ironica.
Opere iconiche come Preparing the Flute, video-proiezione su un teatrino in miniatura, introducono il visitatore al teatro come spazio mentale e politico, confrontando l’immaginario mozartiano con la storia coloniale e l’ambiguità della visione. La dimensione teatrale ritorna in video installazioni come Sibyl e Medicine Chest, che interrogano la fragilità del linguaggio e la stratificazione della realtà. Lavori recenti come Mayakovsky Diorama e Fugitive Words completano un corpus di opere che intreccia storia, politica, letteratura, filosofia, musica e teatro, mantenendo sempre aperto uno spazio di ambiguità, dubbio e contraddizione. Un’esperienza unica che rinnova il legame tra suono, visione e paesaggio, in un contesto in cui ogni elemento risuona con la forza del lavoro di Kentridge.

