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L’anno del Serpente: Paola Angelini alla Galleria Osvaldo Licini

L’anno del Serpente è la personale di Paola Angelini vincitrice del Premio Osvaldo Licini by Fainplast. L’esposizione, articolata in tre fasi, intreccia ricerca pittorica, elaborazione del lutto e dialogo con Licini.

La Galleria d’Arte Contemporanea Osvaldo Licini di Ascoli Piceno ospita L’anno del Serpente, mostra personale di Paola Angelini, vincitrice della quinta edizione del Premio Osvaldo Licini by Fainplast. Si tratta di un riconoscimento di rilievo nel panorama della pittura italiana contemporanea, nato dall’impegno dell’Associazione Arte Contemporanea Picena e di Fainplast, con il patrocinio del Comune di Ascoli Piceno. Il Premio si propone di valorizzare le ricerche più attuali in ambito pittorico, sostenendo pratiche capaci di rinnovare in modo significativo il linguaggio contemporaneo.

Curata da Alessandro Zechini, la mostra nasce da un passaggio biografico decisivo per Paola Angelini: la perdita del padre, figura centrale nel percorso umano e artistico dell’artista. A lui è dedicata l’intera esposizione, concepita come uno spazio intimo di elaborazione del lutto e di trasformazione. Da questa frattura prende forma un anno di mutamenti profondi, in cui la pittura si rivela l’unico strumento per attraversare l’assenza e misurare il passaggio tra un prima e un dopo. Come spiega Angelini, il padre «è stata una presenza costante con cui mi sono sempre confrontata sulla pittura», e la sua scomparsa ha ridefinito radicalmente esistenza e pratica artistica.

Il percorso espositivo si articola in tre sale, corrispondenti a tre momenti distinti, sia tecnici sia emotivi. La progressione di imprimitura, bozzetto e finitura richiama le fasi costruttive di un dipinto, ma è anche, nelle parole dell’artista, «un percorso temporale attraverso la ricerca artistica di Licini», che coincide con una maturazione personale. Questa doppia lettura consente di cogliere la complessità dell’allestimento e il dialogo con il maestro ascolano.

Nella prima sala emergono i legami affettivi e artistici, dove simbolo e ritratto tendono a sovrapporsi. Opere come What is Orange? Why, an Orange, just an Orange! funzionano come macchine del tempo: attingendo all’archivio familiare, presentano figure sospese tra una luce arancione vibrante e un’illuminazione uniforme, rivolta verso lo spettatore. Angelini sceglie quest’opera per creare una connessione con Licini: «Le atmosfere sono simili ed è presente un particolare tipo di sintesi, possibile solo quando il soggetto è molto chiaro nella mia testa».

Nello stesso spazio, i ritratti dell’artista dialogano con due ritratti storici di Nanny, figura chiave dell’universo liciniano, generando una trama visiva in cui sguardi e ruoli si scambiano continuamente. Il confronto è rafforzato da una grande tela dedicata alla madre, a conferma di come, per Angelini e per Licini, il ritratto sia un gesto profondamente intimo: «Un soggetto non vale l’altro. La carica emotiva orienta la scelta del linguaggio».

La seconda sala rappresenta il momento più sperimentale del percorso. Qui l’artista accetta un controllo solo parziale sull’immagine, lasciando che il quadro occupi lo spazio in modo deciso. Dove andiamo? si estende su un’intera parete, esponendo senza mediazioni la domanda sul percorso da intraprendere. Astrazione e figurazione si scambiano i ruoli, restituendo una ricerca aperta, mai definitivamente risolta. Angelini racconta di aver «dialogato idealmente con Licini nella necessità di abbandonare i soggetti convenzionali» per interrogarsi, attraverso la pittura, sulle grandi questioni dell’esistenza.

Il riferimento al dipinto di Gauguin Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo? è esplicito e non casuale. «Ho sempre provato a visualizzare le immagini che realizzerei ponendomi quelle domande», spiega l’artista, cercando in esse una necessità personale e una possibile risposta.

Sulla parete di fondo, disegni realizzati direttamente sul muro uniscono gestualità e tensione verso l’alto. Il segno a carboncino, fragile e sincero, rende visibile il proprio tragitto, come se il gesto fosse ancora in atto. In dialogo, una piccola opera di Giovanna Garzoni — un teschio — introduce una riflessione sulla fine, confrontandosi con Dove andiamo? in una tensione tra interrogazione esistenziale e consapevolezza della finitudine.

L’ultimo strato, quello della finitura, accoglie cinque dipinti autoportanti di forte verticalità, simili per dimensioni a una figura umana. «Vogliono raccontare le fasi lunari», spiega Angelini, richiamando un soggetto centrale per Licini. È una dedica al maestro, ma anche una riflessione su cosa significhi oggi continuare a osservare la luna e cercare un senso in una fase critica per l’umanità.

Ogni dipinto presenta una costruzione e un’atmosfera differenti. Superfici irregolari, sovrapposizioni cromatiche e grafismi alternano zone luminose e presenze lunari, in un dialogo costante tra figura e paesaggio. La luna ritorna come guida e compagna di viaggio, non solo elemento poetico, ma presenza capace di unire desiderio di elevazione e peso della materia.

Il confronto con Osvaldo Licini attraversa l’intera mostra come vicinanza spirituale e metodologica più che come influenza formale. Vincere il Premio ha reso questo dialogo necessario e generativo. «Licini mi ha fatto da specchio e mi ha dato il coraggio di realizzare opere nate da grandi aspettative», racconta l’artista, descrivendo un confronto critico con il maestro.

La stratificazione di segni e forme definisce l’orizzonte complessivo dell’esposizione. Teste, angeli, lune, figure e paesaggi ritornano come ritornelli, componendo un lessico personale che intreccia sogno, memoria e presenza. Non si tratta di accumulo fine a se stesso, ma del modo in cui Angelini attraversa l’assenza del padre, costruendo la mostra come un corpo pittorico fatto di passaggi e appigli più che di approdi. «La pittura», afferma, «da fine diventa mezzo».

In questo senso, L’anno del Serpente si configura come un’esplorazione tra le rovine di un futuro interrotto o mai nato. Il percorso invita a una passeggiata non lineare, in cui sguardo e pensiero attraversano tracce di un tempo sospeso tra memoria e possibilità.

In questo spazio aperto, la luce della luna rivela la coincidenza tra fragilità e forza. La pittura diventa il luogo in cui misurare l’assenza e aprire alla possibilità di una rinascita nella mancanza. Le opere accompagnano lo spettatore senza imporre certezze, offrendo invece un terreno di riflessione e di risonanza emotiva.

Paola Angelini
L’anno del Serpente
Galleria d’Arte Contemporanea Osvaldo Licini, Ascoli Piceno
Premio Osvaldo Licini by Fainplast
A cura di Alessandro Zechini
Dal 13 dicembre 2025 al 15 marzo 2026

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