Arco Madrid

La visione alchemica di Angelo Iodice alla Fondazione Pino Pascali

Angelo Iodice trasforma la Ex Chiesetta di Polignano in un laboratorio alchemico. Ispirata alle atmosfere di Landolfi, l’installazione esplora il confine tra umano e non-umano attraverso la metamorfosi.

La stagione espositiva pugliese si arricchisce con il nuovo progetto personale di Angelo Iodice, intitolato “Non è strano che si possa dormire, mentre la luna attraversa il cielo?”. A curare l’esposizione è Roberto Cuoghi, vincitore del Premio Pino Pascali 2025. Gli spazi suggestivi della Ex Chiesetta della Fondazione, a Polignano a Mare, ospitano un dialogo incentrato sui temi della metamorfosi e dell’alterità. L’appuntamento rappresenta un momento significativo per Iodice, che chiude così un 2025 particolarmente intenso, caratterizzato da progetti che spaziano dalla critica sociale all’indagine sui materiali naturali.

Il fulcro dell’intervento trae ispirazione dalle atmosfere della “Pietra Lunare” di Tommaso Landolfi. Così come lo scrittore utilizzava la narrazione per esplorare uno “stato altro dell’esistere”, popolato da creature ibride, l’installazione mette in scena una dimensione in cui il confine tra umano e non-umano si dissolve.

Al centro dell’installazione, gambe caprine in bronzo a grandezza naturale emergono da un sistema complesso di tubi. Diversi recipienti in vetro contengono un estratto idrosolubile di Haematoxilon Brasiletto e acqua. Il liquido, pur essendo di origine vegetale, evoca la consistenza ematica. L’allestimento suggerisce un laboratorio alchemico o uno spazio di transizione dedicato all’indagine di ciò che si annida nel notturno e nell’inconscio. L’opera celebra gli archetipi baccanali attraverso la figura di Gurù. La guardiana che nella novella landolfiana perde le sue fattezze umane per diventare una creatura ibrida, metà donna e metà capra. Iodice trasforma questo riferimento letterario in un dispositivo visivo che catalizza il divario tra reale e irreale. La metamorfosi viene vissuta come un punto di flesso: un momento di cambiamento strutturale, una soglia critica dove l’andamento si inverte o si trasforma.

Come scrive LikeaLittleDisaster nel testo critico che accompagna la mostra, lo spettatore si trova nella posizione di Giovancarlo: il protagonista della novella ha paura ma vede. Ha paura proprio in quanto vede e scopre i due piedi forcuti di capra. L’opera ci pone di fronte a un interrogativo inquietante: abbiamo il coraggio di guardare oltre le apparenze? Riconoscere la natura mostruosa di Gurù significa forse confrontarsi con una consapevolezza assoluta, simile a quella che si sperimenta di fronte al mistero della morte. Iodice non offre risposte consolatorie. Il suo lavoro è situato in quella zona grigia dove la metamorfosi è già in atto: dove l’umano e il non-umano si aggrovigliano.

L’installazione alla Ex Chiesetta si lega a una ricerca che l’artista sviluppa da tempo. Un precedente diretto è “Play Dead” (2024), presentato a KORA a Castrignano de’ Greci. Già in quell’occasione Iodice usava gambe caprine, tubi ed estratto di Haematoxilon Brasiletto. Il tema centrale era la morte simulata come strategia di sopravvivenza al dolore. Questa continuità tematica dimostra come l’artista sviluppi i suoi nuclei concettuali attraverso variazioni e approfondimenti progressivi. Ne è un esempio il progetto “525447.7612” (2022-2025). Qui l’artista ha collaborato con i vulcanologi dell’Università di Catania per calcolare il tempo necessario per erodere 84 kg di basalto con l’acqua piovana. Oppure si pensi a “Praticare il riverbero” (2023), presentato alla Rocca Malatestiana di Fano. In quest’opera i dati delle onde gravitazionali captate dall’interferometro VIRGO sono state tradotte in immagini.

Iodice è chimico di formazione e lavora attraverso le formule matematiche nei processi di industrializzazione. La sua ricerca traduce alchemicamente la realtà in immagini sublimate, le formule tentano di spiegare ciò che l’irrazionalità spiegherebbe con altro tipo di risposte. Il rigore matematico non si ferma alla misurazione: per Iodice, le cifre sono varchi che conducono verso una soggettività trascendente, oltre il dato reale. Come osserva Massimiliano Scuderi, la certezza della formula rappresenta un tentativo di “spiegare l’imponderabile”. È questo il territorio dove Iodice si muove con coerenza: quello dello spazio tra il visibile e l’invisibile, tra la misura scientifica e il mistero.

Angelo Iodice
Non è strano che si possa dormire mentre la luna attraversa il cielo
Ex Chiesetta della Fondazione Pino Pascali, Polignano a Mare
Dal 28 novembre 2025 al 5 gennaio 2026
A cura di Roberto Cuoghi

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