Sabe
di bernardo rietti toppeta, Io gioco, 2025

In gioco. Di Bernardo Rietti Toppeta a zerozerosullivellodelmare

Come biglie in libertà, come possibilità in movimento, come anticipo di un dialogo.
L’esposizione a zerozerosullivellodelmare, inaugurata il 14 febbraio e in mostra fino al 14 marzo, si apre con una vera e propria pista di biglie, costruita appositamente per lo spazio dal collettivo abruzzese Di Bernardo Rietti Toppeta, che non cerca di attivare ricordi latenti ma di leggere il presente.

Una biglia rotola lentamente sulla sabbia. Un bambino si china, scava con il dito una piccola traiettoria, prende la mira trattenendo il respiro. Il rumore è minimo, vetro contro vetro, ma sufficiente a riempire il tempo. Intorno non ci sono notifiche, né schermi accesi, solo il vento e il cielo sopra la testa, le voci lontane e la concentrazione assoluta di chi gioca senza uno scopo preciso. È un’immagine semplice, quasi archetipica. Una scena che non appartiene a un solo luogo o a una sola generazione, qualcosa che abbiamo fatto tutti, almeno una volta, senza sapere che quel gesto sarebbe rimasto inciso dentro di noi.

Da un’immagine come questa, più emotiva che nostalgica, prende forma In gioco, progetto del collettivo abruzzese Di Bernardo Rietti Toppeta a zerozerosullivellodelmare di Lucio Rosato a Pescara. Non è un metodo per ricordare il passato ma un dispositivo artistico, capace di attivare ricordi latenti e trasformarli in strumento critico per leggere il presente.

Attivo dal 2010, il collettivo composto da Francesco Di Bernardo, Alessandro Rietti e Francesco Toppeta sviluppa una ricerca che attraversa pittura, installazione, video-arte e scultura, costruendo narrazioni visive in cui materiali semplici dialogano con questioni culturali complesse. In questo ciclo di lavori, iniziati nel 2023, il gioco diventa uno schema attraverso cui osservare la mutazione dell’esperienza umana nell’epoca digitale.

La riflessione prende avvio da “Diritto al gioco libero” di Bruno Tognolini:
Fammi giocare solo per gioco, senza nient’altro, solo per poco. Senza capire, senza imparare, senza bisogno di socializzare. Solo un bambino con altri bambini, senza gli adulti sempre vicini. Senza progetto, senza giudizio, con una fine ma senza l’inizio. Con una coda ma senza la testa, solo per finta, solo per festa. Solo per fiamma che brucia per fuoco. Fammi giocare per gioco.

Un gioco senza finalità produttiva e progettualità adulta è una condizione rara, spesso ora sostituita da un’infanzia organizzata, monitorata e mediata tecnologicamente. Il progetto In gioco non si colloca in una posizione nostalgica o in una questione moralistica: costituisce un punto di domanda dove interrogarsi sul rapporto tra libertà e controllo.

L’esposizione a zerozerosullivellodelmare, inaugurata il 14 febbraio e in mostra fino al 14 marzo, si apre con una vera e propria pista di biglie, costruita per lo spazio e in collegamento tra l’officina di 00slm e lo spazio espositivo. Gli artisti hanno cercato un metodo per colloquiare e rendere ancora più movimentata l’immaginazione di queste biglie che non conoscendo confini, per il loro modo di essere riescono a oltrepassare muri, almeno nei nostri pensieri. I polittici, le tele e le stampe del trio abruzzese ci portano con lo sguardo all’insù mentre il video, con la sua poesia, ci trascina nei ricordi di un’infanzia per molti comune. C’è un elemento che lega i lavori in mostra ed è il cielo, non visibile se non in un filo blu, delineando quella visibilità oltre cui tutto coincide con la realtà. 

La prima opera è la più esplicitamente critica: Joy (gaming disorder) composto da un polittico in legno, vetro, acrilico e biglie di vetro (2025) dove i simboli del controller joypad della PlayStation diventano icona ambigua della contemporaneità. Il controller è un oggetto progettato per generare piacere e controllo, mentre qui il suo concetto è interpretato come simbolo di dipendenza e sottomissione psicologica. L’opera non demonizza il videogioco ma mette in evidenza il sottile confine tra esperienza ludica e consumo compulsivo. Mentre, quando lo spettatore incontra Pixel (2023), la libertà entra in attrito con la logica del sistema digitale. 

I tre artisti, in queste opere, trasformano le parole in struttura fisica: traforano le lettere permettendo alle biglie di vetro di interrompere la dimensione digitale. Ogni biglia è differente, ogni imprevisto ci riporta in quella condizione analogica. È il minimo che l’elemento ludico sa fare: invadere lo spazio e suggerire che anche dentro sistemi rigidamente progettati può esistere uno spazio di autonomia. La libertà non è fuori dalla tecnologia, ma nelle crepe che la attraversano.

In Pixeling (tecnica mista su cartone, 2025) l’immagine perde la sua definizione e si fa interprete di un messaggio chiaro. Di Bernardo Rietti Toppeta dipingono la pixellatura: è censura o perdita di informazione? Loro, tramite il linguaggio pittorico trasformano le superfici in campi contemplativi, che richiedono tempo e attenzione per essere riconosciute, un’estrema delicatezza e attenzione per comporre e combinare le loro successione cromatica. È un invito a rallentare lo sguardo opponendosi alla fruizione rapida e compulsiva. Le biglie emergono ancora in Io gioco (tecnica mista e stampa digitale su cartone, 2025) non più come simbolo ma come azione condivisa: la biglia è l’immagine della libertà, fotografata come sospesa su uno specchio in un giorno di cielo sereno, dove la superficie riflette la possibilità di una certa bellezza, che da bambini si spera sia sempre più spensierata. Il gioco qui diventa relazione o negoziazione spontanea. Chi non ha mai giocato con le biglie di vetro? Giocare significa accettare l’imprevisto, inventare regole, costruire relazioni effimere che esistono solo mentre si applicano. In questo gioco c’è l’azione poetica proposta dal trio: un’installazione specchiante che coinvolge direttamente lo spettatore. Con Futuri ricordi (2025), parliamo di arte relazionale e partecipativa: riflettendosi tra biglie e superfici ribaltate, il visitatore diventa parte dell’opera. In questa opera il passato e presente – analogico e digitale – convivono nello stesso spazio, trasformando il ricordo in esperienza attiva proprio perché è il fruitore a farla muovere. 

Infine il video La pioggia (2023), accompagnato dalla poesia recitata dal giovane Giovanni Rietti. C’è delicatezza e spontaneità nella sua interpretazione. La semplicità porta al risultato ricercato dagli artisti: togliere sovrastrutture. La pioggia descritta non è solo fenomeno naturale, ma esperienza sensibile: cade sui tetti, sulle strade, sul mare e infine sul cuore. In questa maniera viene descritta la prima forma di libertà, quella senza filtri. 

Le biglie, che attraversano simbolicamente tutto il progetto, appaiono come possibilità in movimento, piccole sfere autonome che sfuggono a traiettorie predeterminate, anticipando già il dialogo con le opere successive. 

Bruno Munari ricordava che il gioco è una cosa seria proprio perché libera, capace di generare conoscenza senza imposizione, una creatività senza ansia di risultato. Il progetto di Di Bernardo Rietti Toppeta sembra suggerire che la vera urgenza contemporanea non sia scegliere tra analogico e digitale, ma restituire all’individuo la possibilità di muoversi tra i due mondi con consapevolezza.

Forse la libertà inizia da un gesto minimo: chinarsi, raccogliere una biglia, tracciare una linea nella sabbia e giocare. Non per vincere, non per imparare, ma semplicemente per abitare, ancora una volta lo spazio.

Di Bernardo Rietti Toppeta, Joy – Pixeling – Futuri ricordi, 2025

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