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Andreas Zampella, Il cielo sopra Milano, installation view, Galleria Poggiali, Milano, 2026. Foto di Michele Sereni

Il cielo sopra Milano: tra spazio urbano e materiali contemporanei

Alla Galleria Poggiali di Milano, Andreas Zampella trasforma oggetti di scarto in un cielo stellato artificiale. Una mostra che interroga il rapporto tra consumo, memoria e percezione urbana.

Alla Galleria Poggiali, Andreas Zampella presenta una mostra che lavora su un gesto tanto elementare quanto ormai inconsueto: alzare lo sguardo. Il cielo sopra Milano nasce infatti da una tensione verticale che coinvolge lo spettatore prima ancora che sul piano concettuale, su quello fisico. L’esposizione è accompagnata da un testo critico di Nicolas Ballario.

Il titolo richiama inevitabilmente Der Himmel über Berlin (1987) di Wim Wenders, dove la verticalità dello sguardo coincide con una condizione esistenziale. Zampella riprende quella tensione verso l’alto, ma la riporta a terra. Se nel film il cielo è abitato da presenze spirituali, qui è composto da oggetti comuni, residui concreti della quotidianità. E la città non è più la Berlino divisa del dopoguerra, ma la Milano contemporanea, dove il buio autentico è diventato quasi irraggiungibile, eroso dall’espansione urbana e dall’eccesso di luce artificiale.

L’allestimento è pensato per essere vissuto in una doppia dimensione. L’opera si offre all’esperienza interna della galleria, ma nelle ore notturne diventa visibile anche dalla strada, attraverso le ampie superfici vetrate. La visione si sdoppia: privata e pubblica. È una mostra che cambia a seconda del momento in cui la si incontra e della posizione che si sceglie di assumere. All’interno, lo spettatore si trova immerso in uno spazio che altera profondità e proporzioni; dall’esterno, la galleria diventa un grande fondale luminoso, un frammento di notte restituito alla città che l’ha progressivamente cancellata.

Il cielo sopra Milano segna uno dei momenti più maturi nel percorso di Andreas Zampella. L’installazione dimostra una piena padronanza del mezzo senza sacrificare la complessità concettuale alla forza visiva, né viceversa.

Il fulcro della mostra è un’installazione ambientale di grandi dimensioni che si sviluppa a partire dal soffitto. L’artista raccoglie manufatti d’uso, piccoli oggetti ordinari, scarti, e li dispone in una configurazione sospesa trattandoli con materiali fosforescenti. Di giorno l’insieme appare silenzioso, materico, attraversato dalla presenza riconoscibile delle cose. Con il calare della luce, però, la superficie si accende e si trasforma in un campo di punti luminosi. L’associazione con un cielo stellato è immediata, ma non illusoria: non imita la natura, la evoca mettendone in evidenza l’assenza. È proprio questa doppia condizione a costituire uno degli aspetti più riusciti dell’intervento.

Accanto all’installazione sono presentati due lavori pittorici del 2026: Appena caduti e Fiori e fuochi. La scelta della stoffa come supporto introduce una qualità tattile alla superficie, creando un legame sottile con la dimensione fisica dell’installazione. Anche qui tornano i temi centrali della mostra: il passaggio tra movimento e arresto e la luce come soglia tra stati opposti.

Andreas Zampella ha costruito negli anni una pratica coerente, riconoscibile per la sua attenzione alla vita ordinaria. Pittura, scultura e installazione convivono nella sua ricerca senza gerarchie, come strumenti intercambiabili attraverso cui riflettere su rappresentazione, presenza e tempo. Nel suo lavoro le cose sembrano trattenere qualcosa: un gesto sospeso, una tensione non risolta, un significato che non si esaurisce. I materiali scelti non possiedono qualità estetiche eccezionali; è la loro disposizione nello spazio, il contesto che li accoglie, a modificarne radicalmente la percezione. Un oggetto comune può diventare centro di un sistema di relazioni complesse semplicemente cambiando posizione.

Milano non è soltanto lo scenario della mostra, ma una sua componente attiva. È una delle metropoli europee con il più alto tasso di inquinamento luminoso: il cielo notturno risulta quasi illeggibile, coperto da un eccesso di luce artificiale. Le stelle non sono scomparse; sono diventate invisibili.

A questo dato si intreccia un secondo livello di lettura. Milano è anche il centro propulsivo dell’industria e del commercio italiano, un luogo in cui produzione, circolazione e rapido invecchiamento delle merci seguono ritmi accelerati. Gli oggetti raccolti da Zampella appartengono a questo flusso: sono stati prodotti, utilizzati e poi scartati nello stesso contesto urbano. Trasformarli in punti luminosi è un’operazione critica. Ciò che il sistema ha dichiarato concluso viene riattivato e reso nuovamente visibile.

L’installazione, inoltre, impone un gesto fisico inusuale nello spazio espositivo: sollevare lo sguardo. In un’epoca in cui l’attenzione si concentra sugli schermi, guardare verso l’alto diventa quasi un atto di resistenza. Tuttavia, ciò che appare non è un’immagine rassicurante. Il cielo artificiale di Zampella è irregolare, asimmetrico, attraversato da una luce fredda che non riscalda. L’essere umano vi resta al di sotto, in una posizione marginale rispetto agli oggetti che egli stesso ha prodotto e dimenticato.

Il cielo sopra Milano invita a riflettere sul rapporto tra spazio, oggetti e corpo, tra memoria e mutamento. L’installazione trasforma l’ordinario in un insieme di possibilità inattese, mostrando come materiali trascurati possano interagire con la città e con chi la attraversa. L’esperienza offerta permette di osservare la realtà sotto una nuova luce.

Il cielo sopra Milano
Andreas Zampella
Galleria Poggiali, Foro Buonaparte 52, Milano
Dall’ 11 febbraio al 14 marzo 2026
A cura di Nicolas Ballario

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