Art Basel Paris
Federica Giulianini
Federica Giulianini in un ritratto di Silvia Bigi

HEAR ME – Quando l’anima dialoga con le immagini

Sabato 9 maggio 2026, negli spazi della Torre Eptagonale del TOMAV-Torre di Moresco (FM) Centro Arti Visive-, è stata inaugurata la personale di Federica Giulianini (Ravenna, 1990) a cura di Barbara Caterbetti e con direzione artistica di Andrea Giusti.

Appena si entra nella Torre di Moresco, l’esposizione ha il suo fulcro nei taccuini dell’artista, pieni di schizzi, ripensamenti e pensieri intimi, che Federica Giulianini ha deciso di non nascondere ai visitatori, ma di condividere come totem in attesa di inaugurare il suo gesto creativo per far emergere un’importante verità, ovvero che l’arte non nasce mai da un’idea limpida ma dal connubio tra intuizione e resistenza, oltre al fatto che rappresenta un vero esercizio critico quel processo che vede spostare lo sguardo dall’opera finita al testo. I taccuini sono collocati sulla parete secondo un ordine di studi che si manifesta al livello cromatico e riflessivo, suscitando nel pubblico domande costruite nel profondo a partire da intime verità rivelate, come ad esempio si può leggere nella pagina finale del taccuino Studi Rossi: «Siete maledettamente abituati a voler vedere solo quello che già conoscete. Il compito della critica deve essere altro: la curiosità per l’autenticità».

La curatrice Barbara Caterbetti, nel Testo critico relativo alla mostra, si esprime con tali parole: «Il taccuino sa che anche le idee si ammalano. Non all’improvviso. Non con rumore. Si ammalano lentamente, quando smettono di mutare e non chiedono più di essere pensate, ma solo obbedite. Mentre, tra le pagine, il pensiero ostinatamente tenta di organizzarsi, ripercorrendo il tempo dei significati, qualcosa lo disturba, è Kríno (κρίνω), un verbo greco, antico, che implica taglio e discernimento, separare e distinguere, necessario per interrompere la continuità illusoria del pensiero e restituirlo alla sua condizione più viva: quella del dubbio, che tremulo inaugura il gesto creativo. Sta immobile e, con una lama sottile, incide, lasciando emergere delle possibilità. Perché Kríno vuole essere ascoltato e non sopporta l’evidenza delle idee che agiscono come destino, proprio perché non le abbiamo mai interrogate. Kríno sale. E la salita non è mai neutra, costringe il pensiero a perdere appigli. Ogni gradino è un’abitudine che si incrina».

Interrogarsi sul senso, che si articola e si trasforma nel vissuto di ognuno; porre uno sguardo consapevole sul mondo; far evolvere ciò che è immobile: la mostra si presenta come una porta aperta, capace di accogliere e coinvolgere con il corpo e con la mente lo spettatore, in un’esperienza che nella sua interezza può essere definita semiotica.

Salendo le scale della Torre, si arriva dove il silenzio dialoga con uno spazio creato per essere funzionale all’ascolto e all’indagine di una sola opera, immergendosi al suo interno. L’isola dei cani offre un’immagine che non si concede subito nella sua significazione e, più la si guarda, più se ne apprezza il paesaggio rarefatto evocativo con cani, figure che abitano un tempo di una storia ancora da scrivere.

Arrivando nel secondo e nel terzo piano della Torre, si assiste alla presenza di archetipi reinterpretati da Giulianini come simboli attraverso una pittura lenta, per evitare la dispersione osservativa.

Si prenda d’esempio Hear me, un contributo a Medea, descritta dalla Teogonia di Esiodo come maga potente, da un lato, e come una barbara non accettata dalla società, dall’altro, introdotta dall’artista nella sua opera a partire dall’omonimo film di Pier Paolo Pasolini. Anche in questo dipinto, κρίνω è un personaggio latente ma che attraversa la figura della donna con un’ascesa resa anche attraverso un uso sapiente dei colori, che si condensano in campiture capaci di creare una grammatica visiva ascensionale.

Un altro aspetto identitario di questa mostra risiede nel suo potere di dare allo spettatore la responsabilità principale di costruire una resistenza poetica duratura e capace di generare un elogio alla curiosità.

Quante volte accade di trovarsi di fronte ad un’opera e aver paura che la sua essenza possa dissolversi spazialmente e temporalmente, al punto tale da divenire un ricordo visivo ma dimenticato nello spirito? Questo è esattamente ciò a cui lo spettatore può esser certo di non venir mai incontro al cospetto dell’arte di Federica Giulianini, perché le sue immagini sono tali da restare sempre aperte e non conoscere alcuna chiusura, ma solo speranza di permanenza negli occhi di chi le guarda.

La mostra, che avrà termine il 21 giugno 2026, è stata organizzata con il Patrocinio del Comune di Moresco e della Pro Loco Moresco e con il prezioso contributo dei Partner: Tomav Experience, Ass. Cult. Ipsumars, Amalassunta Edizioni, Yoruba diffusione arte contemporanea, MOCAfeast, Giusti Contemporary Art. 

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