GuilmiArtProject
Elena Mazzi, backstage di Avanzi, GuilmiArtProject 2015 © GuilmiArtProject

GuilmiArtProject – Artist in Residence in Abruzzo

GuilmiArtProject (GAP) è un programma di residenza artistica e di formazione ai linguaggi dell’arte contemporanea nel comune di Guilmi (Ch) che si prefigge di implementare la sensibilità verso l’arte contemporanea in zone periferiche e rurali; offrire ad artisti il luogo e gli strumenti per la sperimentazione e il rischio e promuovere localmente, in Italia e all’estero il loro lavoro Dal 2007 Federico Bacci e Lucia Giardino invitano artisti nella propria casa in centro storico, al fine di una produzione in dialogo con la comunità, presentata in una festa corale intorno alla metà di agosto. Le attività di GAP includono azioni aprogettuali, laboratori esperienziali e formati di didattica dell’arte tra cui la Nuova Didattica Popolare, tenuta dal critico/pedagogo Pietro Gaglianò dal 2013 al 2017. In residenza nelle precedenti edizioni: Marco Mazzoni, Alessandro Carboni, Nicola Toffolini, Emanuela Ascari, DEM, Fabrizio Prevedello, Juan Pablo Macías, Elena Mazzi, Cosimo Veneziano, Daniele di Girolamo, Manrico Pacenti. Nel 2019 GAP inaugura il formato di self directed residency per artisti internazionali Le chiavi di casa. Tramite partecipazioni a convegni, mostre, pubblicazioni, GAP alimenta il confronto sulle residenze d’artista in Italia e all’estero. GAP è parte del network Art in Residence e tra i soci fondatori di STARE APS ETS, l’associazione italiana di residenze d’artista.

A Guilmi (CH) non ci si arriva per puro caso: non è su una strada di passaggio strada per altre destinazioni, ma sulla vetta di una collina di 600 metri, posizione strategica che nel passato gli è valso l’appellativo di “wilma”, ovvero la “vedetta” del territorio circostante. A Guilmi ci si arriva spinti da motivazioni forti, quali il richiamo del paese d’origine o i prezzi concorrenziali rispetto alla costa delle case in affitto sulle piattaforme d’ospitalità. L’inverno poi qualche straniero si informa di quanto sia distante dalle piste da sci. Alla risposta: “poco più di un’ora”, lo sportivo si direziona altrove. Eppure c’è un ristretto numero di persone che s’avventura in paese mosso dall’arte contemporanea e che sa che qui può avere l’esperienza unica di qualcosa che non vivrà altrove perché quello che vi avviene non è replicabile. 

A Guilmi infatti nel 2009 nasce GuilmiArtProject, la prima residenza d’artista abruzzese a potersi definire tale (anche se l’Abruzzo vantava già una tradizione d’ospitalità verso artisti chiamati a realizzare progetti in loco). I suoi fondatori e curatori Federico Bacci e Lucia Giardino, in seguito a una operazione a bassissimo impatto di real estate, decidono di invitare in paese un artista per un tempo lungo e metterlo in comunicazione con otto donne locali. Un gruppo di amici provenienti dall’ambiente artistico fiorentino li seguono nelle loro intenzioni: tra loro molti architetti, che per primi intuiscono quanto può essere potente la vulgata della rigenerazione urbana tramite l’arte. Le donne nei paesi, si sa, sono sempre le più intraprendenti e così nasce il dialogo serrato e una complicità con annotazioni ironiche e fraintendimenti tra Marco Mazzoni, performer del gruppo di teatro danza Kinkaleri e le sue collaboratici. Da quell’anno fatidico la residenza d’artista è andata avanti tra ridimensionamenti di offerte, presenze e calendari e con un costante aggiornamento della sua missione. La relazione con gli abitanti ha avuto fasi alterne: dagli schieramenti manichei, all’entusiasmo collettivo, alla caccia alle streghe dei colonialisti dell’arte, all’entropia relazionale che vaporizza tematiche e confronti. Al momento l’enfasi sulla comunità e la partecipazione si è affievolita, per rompere la scia delle vulgate mediatiche e delle visioni dei borghi sostenute dai PNRR e dalle scuole a influenza Boeri. 

Chi conosce GuilmiArtProject sa che agosto è il mese più pubblico di una fucina che lavora tutto l’anno al servizio dei progetti e della ricerca degli artisti invitati. Quando in produzione, artisti, curatori e collaboratori vari, coabitano la casa di via Italia 30. Qui si possono incontrare gli artisti e i curatori nella quotidianità della residenza, tramite studio visit e/o cene allargate: bastano una mail o una telefonata per organizzare incontri molto informali. Anche senza residenze in corso via Italia 30 è visitabile. Al suo interno opere da progetti di artisti transitati per Guilmi come Elena Mazzi (mentre scrivo apprendo che una sua opera è appena stata acquisita dalla collezione d’arte contemporanea della Farnesina), Roberto Fassone, Nicola Toffolini e Cosimo Veneziano, solo per citarne alcuni. Il progetto Avanzi di Elena Mazzi, realizzato a GuilmiArtProject nel 2015 ha portato l’Abruzzo al Mambo di Bologna, al PS1 di New York, a Reggio Emilia ed è attualmente al Museo della Montagna di Torino. Sappiamo inoltre che presto rappresenterà l’Italia in 6 paesi del mondo, ma il suo setting è Guilmi e ne possono ripercorrere i luoghi, come si fa a Cinettà per i film che hanno segnato la cinematografia italiana e internazionale.

Roberto Fassone, La Grande Catena dell’Essere, video still (5), produzione Guilmi Art Project 2021, courtesy l’artista e Fanta_MLN

Da dicembre 2021 GuilmiArtProject inizia la produzione di Mano-Vuelta con l’artista Juan Pablo Macías (già residente nel 2014) che si concluderà tra agosto e settembre del 2022, quando sarà condivisa e documentata. Per mantenere una visione policentrica e continuare ad alimentare la relazione con il pubblico nell’estate 2022 la GuilmiArtProject implementa le presenze con la formula Le chiavi di casa, una self-directed residency che dà spazio a progetti svolti autonomamente. Da sabato 7 fino al 31 agosto, GAP ospiterà quindi Shari DeLorian, Jadediah Caesar, Martina Pappalardo, che a sua volta inviterà il duo ME(A)LS per il progetto site specific Interazioni cromoempatiche.

Shari DeLorian, sound artist di base a Milano e Jadediah Caesar, artista visivo californiano che vive tra Los Angeles e Berlino a Guilmi proseguono e sviluppano ricerche che nel caso di entrambi indagano sfere tangenti alla fede ma avulse da essa. Shari DeLorian avrà tempo fino al 18 agosto per nutrirsi dei silenzi guilmesi per implementare il repertorio di suoni e campionamenti legati alla natura e all’ambiente che potrebbero confluire nell’avviato Rubor Sanguinis, articolata composizione musicale ispirata alle visioni mistiche di Hildegard von Bingen, badessa tedesca del XII secolo, anch’essa compositrice, nonché autrice di una scrittura non ancora decodificata. Il 13 agosto una performance Al Balcone di via Italia 30 coinvolgerà il pubblico nel percorso di ricerca di Shari DeLorian. Nella stessa serata i concerti di Daniele di Girolamo e Up Up Sound a partire dalle 19.00.

Jadediah Caesar espanderà The Votive Project, la ricerca pubblicata sul sito omonimo che unisce luoghi sacri di diversi continenti considerati sulla base delle loro caratteristiche e potenzialità espositive volontarie e/o spontanee. La tappa guilmese si concentrerà sul culto delle acque come generatore di display e performance sociale e sarà arricchita da video-interviste al costruttore del Santuario della Madonna Paradiso e a frequentatori dell’area di culto nella campagna guilmese. Dopo un sopralluogo primaverile, Caesar entra quindi nella prima delle molte fasi esecutive che si nutrono del territorio abruzzese e del supporto logistico  

Reduce dalla prima azione pubblica a Vasto (CH), tra il 6 all’8 agosto delle Patate Bollenti (Patate Bollenti è una “creatura nata dal basso, partorita dalle donne e dalle soggettività lgbtqia+ che abitano il territorio tra l’Abruzzo ed il Molise”) Martina Pappalardo trasferisce a GuilmiArtProject le sue competenze curatoriali invitando il duo ME(A)LS, composto da Elena Manfré (Alcamo, 1997) e Lorenzo Sbroiavacca (Trieste, 1989), per un dialogo serrato con il borgo appenninico in provincia di Chieti. Interazioni cromoempatiche si sofferma infatti sull’ecosistema vegetale locale per un esperimento scientifico che vorrà estrarre la clorofilla dalle foglie, attraverso l’immersione in una soluzione alcolica, con lo scopo di scindere la sostanza nelle sue diverse componenti cromatiche. Interazioni cromoempatiche si concluderà il 28 agosto con un finissage nella galleria La Pitech.

Contemporaneamente volgerà al termine la residenza di produzione curata da Federico Bacci e Lucia Giardino riservata al progetto Mano-Vuelta dell’artista messicano Juan Pablo Macías. Tramite Mano-Vuelta, Macìas rinnova la collaborazione con GuilmiArtProject, iniziata nel 2014 con la creazione di BAS – Banca Autonoma dei Sementi Liberi da Usura e con il coltivatore Filippo Racciatti, custode di parte del patrimonio di BAS, nonché fornitore del mais per l’edizione viennese di Mano-Vuelta a cura di Oscar Cueto (una produzione Skulpturinstitut, MUME – nomadic Mexican Museum presentata alla galleria Angewandte, Vienna nel 2021). Mano-Vuelta ha come fine la produzione di una bevanda ricavata da mais biologico della varietà zapalote chico proveniente dall’istmo di Tehuantepec, in Messico. 

La birra di mais Tesgüino (in Raramuri, ‘battito cardiaco’), è una bevanda cerimoniale preparata dagli indigeni Raramuri della Sierra del Tarahumara nel nord del Messico. Lo stesso gruppo di indigeni di cui scrisse diffusamente Antonin Artaud. La birra Tesgüino si prepara quando le diverse comunità Raramuri si riuniscono per il lavoro e le festività: “Gli indiani Tarahumara della Sierra Madre in Messico considerano ancora la Tesgüino una bevanda sacra che è parte integrante delle loro vite quotidiane […]. Per i Tarahumara, la Tesgüino ha grande importanza sociale e culturale ed è usata in ogni occasione: dalle cerimonie di guarigione, al lavoro, alle feste, agli sport, agli incontri, alle risoluzioni di controversie e altro.” (José Regalado). A Guilmi Filippo Racciatti ha impiantato il mais di una pannocchia proveniente da Museum pieces, a 6000 year-old corn fossil, two agronomists and a geneticist in mostra alla Seconda Biennale di Yinchuan a cura di Marco Scotini (2018). In seguito alla raccolta nella seconda metà di agosto, il mais sarà sottoposto al processo di fermentazione per ricavarne la bevanda consumata collettivamente, imbottigliata e successivamente distribuita. Le fasi di semina, crescita, raccolta, germinazione e fermentazione del mais sono state accompagnate da discussioni e tavole rotonde con le comunità di agricoltori stabilitesi nelle aree rurali dell’Abruzzo e da performance sonore della batterista Hillary Binder, intese come doni al Chicomecoactl, il dio del mais, inventore della danza e la scrittura. “Mano-vuelta” è una locuzione che indica la pratica indigena e campesina del “darsi una mano” o “aiutarsi vicendevolmente” che Macìas adotta in riferimento al processo collettivo di realizzazione della birra.