Sabe
Caravaggio, La decapitazione di San Giovanni Battista

Fra Michelangelo

L’appuntamento del venerdì di sistematica, le riflessioni di Andrea Guastella.

Nel buio della cella, i carcerati sono una bestia a due teste. Sconvolti si abbrancano, rimangono vicini. Proprio come gli agnelli che vidi macellare da bambino. All’esterno è tutta un’altra storia. La luce che, infrangendosi sulle sbarre, si limitava a lambire fronti e occhi, qui è gelida e affilata. È luce violenta, divisiva. In pochi istanti tutto ciò che è nascosto è rivelato. A cominciare dai corpi. Il più imponente è di sicuro il boia: atletico, impetuoso, eppure calmo e controllato, non prova alcuna vergogna di quelle spalle nude che, più ancora della lama, sono i suoi veri strumenti del mestiere. Il capo non è caduto? Non è un problema. Con un rigore professionale che ricorda l’atmosfera della Macelleria di Oxford di Annibale Carracci, si piega in avanti per far leva su una gamba e, andando a memoria, preleva dalla cintura un coltello, il mannarino, con cui recidere la giugulare del Battista. Solo in un secondo tempo, col medesimo sussiego, procederà a staccarla dal busto, seguendo alla lettera le indicazioni del carceriere – lo si riconosce dalle chiavi alla cintura – che, senza alcuna emozione, punta il dito verso il boccone di prima scelta da offrire ai commensali. Una donna altrettanto bella è già pronta, col suo vassoio d’argento, a porre in atto la grottesca pantomima. Lei e il boia sembrano muoversi a passo di danza. Ma senza cercarsi. Solo una vecchia, che ne ha viste più di tutti, si mostra inorridita. Non può più trattenere la ribellione delle mani che, vincendo ogni ritegno, si alzano sul capo. Nell’apprendere che i morti in Palestina non sono decine ma centinaia di migliaia, in quale di queste figure potremmo riconoscerci, nel boia o nella giovane, nel carceriere o nella vecchia? Caravaggio non ha dubbi: lui è il decapitato. Dalla ferita sul collo del Battista, scavata dalla spada che adesso, come il suo corpo pallido e ancora palpitante, giace al suolo, sgorga infatti un fiotto rosso in cui l’autore non ha potuto fare a meno di incidere il suo nome.

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