Segno Abruzzo e dintorni 2026
Niji hajimete arawaru: Appare il primo arcobaleno. Michelangelo Consani / Giovanni OzzolaNiji hajimete arawaru: Appare il primo arcobaleno. Michelangelo Consani / Giovanni Ozzola
Luogo
ieedificio57
via San Bernardino 57 - San Gimignano (Si)
Sito web http://www.ieedificio57.org

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Data
Gen 24 2026 - Set 04 2026
In corso...
Ora
14:30 - 20:00
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Mostra

Niji hajimete arawaru: Appare il primo arcobaleno | Michelangelo Consani / Giovanni Ozzola

Per il suo terzo anno di attività, ieedificio57 apre la stagione espositiva con un singolare raffronto tra Michelangelo Consani e Giovanni Ozzola.
La mostra, intitolata Niji hajimete arawaru: Appare il primo arcobaleno, prende ispirazione dalla
settima micro-stagione del calendario tradizionale giapponese, evocando un’idea di rinascita e di
attenzione ai mutamenti impercettibili del reale.
Il progetto si sviluppa lungo un arco temporale esteso, da gennaio a settembre 2026, configurandosi
come un percorso di ricerca e confronto che evolve nel tempo. Non si tratta, infatti, di una mostra
statica, ma di un processo aperto: un dialogo continuo tra le opere, la luce, lo spazio espositivo e il
pubblico.
Nel primo evento, in programma per il 24 gennaio 2026, verranno presentate opere inedite e
storiche che occuperanno l’intero spazio espositivo.
Project Room e Piano Terra:
Nella project room, denominata Zattera, immersa in una luce soffusa, è presentata un’installazione
di Giovanni Ozzola composta da campane marittime con frasi incise a mano dall’artista. L’opera
introduce a una dimensione intima e meditativa, in cui il suono e la parola diventano strumenti.
Il piano terra è dedicato esclusivamente alla scultura. Un daino in bronzo di Michelangelo Consani
è posto in dialogo con una serie di ferri in bronzo di Giovanni Ozzola, sui quali poggiano chiocciole
realizzate nello stesso materiale.
L’immagine del daino, figura tradizionalmente associata alla grazia, alla fragilità e alla fugacità,
suggerisce una condizione di equilibrio instabile, una quiete sospesa. Le chiocciole di Ozzola
introducono invece l’idea del rallentamento, dell’attesa e di un processo di trasformazione lento ma
costante. La chiocciola è un organismo che porta con sé la propria casa. Il suo guscio cresce
secondo una spirale logaritmica, una proporzione costante inscritta nella materia vivente: una forma
autosufficiente e necessaria. Attraversa ogni superficie e, in silenzio, si nutre della ruggine del ferro,
assorbendo ciò che l’uomo definisce artificiale per continuare a vivere.
La scultura nasce dal calco dal vero di questo incontro e dalla fusione in bronzo, in un’unica colata,
di organismo e struttura. Non un assemblaggio, ma un corpo unico: una materia sola che rende
visibile una legge comune, secondo cui tutto ciò che esiste è sottoposto alle stesse regole di
trasformazione.
Come affermava il biochimico francese Antoine-Laurent de Lavoisier:
All of the things in the world have never vanished, neither has there been new creations, but are in
endless cycles.
Piano Superiore:
Al piano superiore la tensione si sposta verso il dialogo tra media differenti; una scultura di Consani
sembra tendere verso un grande opera di Ozzola, suggerendo una connessione dinamica, una
possibile “via di fuga” visiva e concettuale. La staticità della scultura si confronta con la qualità
evocativa e fluida dell’immagine, alludendo al desiderio umano di evasione.
Nella seconda sala sono presentati, a parete, i lavori della serie Appunti senza parole di Giovanni
Ozzola, che intensificano la comunicazione non verbale attraverso un linguaggio visivo ed emotivo
essenziale. Il titolo stesso suggerisce un’assenza di parola che non è sottrazione, ma concentrazione:
un invito a una percezione più profonda e intuitiva.
In contrappunto con i lavori di Ozzola, al centro della sala è collocata una scultura polimaterica di
Consani, che aggiunge un ulteriore livello di riflessione. L’uso di materiali diversi suggerisce una
pluralità di significati e interpretazioni, invitando lo spettatore a considerare ogni elemento come
parte di un sistema complesso e interconnesso.
Niji hajimete arawaru si configura così come un’esperienza che va oltre la semplice visita
espositiva.
In questo contesto, l’arte rinuncia alla funzione di puro oggetto da osservare per trasformarsi in un
invito alla sosta, alla riflessione e alla consapevolezza

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