Matthias Bitzer, Hope, 2023, Pencil on paper, 70×50 cm. Courtesy l’Artista e Francesca Minini, Milano, Ph. Andrea Rossetti.

Luogo

Francesca Minini
Via Massimiano, 25, 20134 Milano

Data

Gen 24 2024 - Mar 09 2024
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Matthias Bitzer | canary chorus

«Dobbiamo imparare a risvegliarci e restare svegli, non con ausili meccanici, ma con un’infinita attesa dell’alba».

Henry David Thoreau

L’aria è irrespirabile, e il canto del canarino si fa sempre più fiacco. Il suo cinguettio inizia a mancare tanto quanto l’ossigeno. Non vi è nulla di permanente qui, la stabilità è solo l’illusione di una mente finita che si trova a fare i conti con l’infinito.

L’essere umano vive una vita talmente breve da illudersi che la realtà possa essere regolata e stabilizzata. Ha bisogno di tracciare e determinare bordi, ma è in grado di farlo solo ridefinendoli di continuo. L’aspirazione a determinare un ordine, che sia definitivo per più di un momento, ci mostra quanto sia facile ingannare gli uomini, e come essi stessi si autoingannino.

Ogni identità non può che costruirsi e demolirsi ininterrottamente, aggiungendo e rimuovendo parti. Una volta che il bambino ha imparato a riconoscere la sua immagine riflessa, non cessa più di cercarla negli altri. Sarà mai in grado di distinguere ciò che lo influenza da quello che lui stesso ha influenzato?

Si dimena e cambia forma fino alla sua morte pur di non guardare nella profondità dell’abisso. Cambi di rotta ripetuti e repentini rendono qualsiasi palinsesto illeggibile. Cancellature, correzioni e sovrapposizioni lo allontanano sempre di più da chi sarebbe stato se ciò che non è gli fosse apparso come ciò che è.

Eternamente in bilico tra la coerenza e il suo contrario, come il cavallo, può saltare solo dal nero al bianco e viceversa, incapace di muoversi in maniera lineare.

Tra la folla, in un gioco ininterotto di sguardi e riflessi, nello slittamento tra realtà e immaginazione, risuona la nostra eco. Nella moltitudine si rimodellano le identità e si determinano le maschere. Ma cosa accadrebbe se nessuno riuscisse più ad imbattersi nel proprio riflesso?

Francesco Scalas

Matthias Bitzer è nato nel 1975 a Stoccarda, vive e lavora a Berlino. La sua ricerca spazia dalla letteratura alla filosofia, dagli scrittori ai loro personaggi letterari. Affascinato dal rapporto tra l’invisibile e il reale, Bitzer sovrappone frammenti simbolici e forme destrutturate gli uni sulle altre come citazioni. Con quello che lui definisce un nuovo-realismo, nei disegni, dipinti e sculture combina ritratti e costruzioni geometriche. Con la sua pratica Bitzer indaga la realtà e la sua complessità, decostruendo schemi astratti che così si presentano come una traduzione visiva della dimensione reale e le sue infinite sfaccettature. I suoi interventi sono soliti coinvolgere l’intero spazio espositivo attraverso pitture murali, in cui le opere diventano una sorta di traduzione simbolista o di decodificazione della realtà che cerca di rendere visibile qualcosa che prima era invisibile.
Le sue opere fanno parte di importanti collezioni pubbliche come LACMA, Los Angeles, USA, MARTa Herford, Herford, Germania, Städtische Galerie Karlsruhe, Karlsruhe, Germania, Geraer Sammlung, Gera, Germania, CCA Andratx, Maiorca, Spagna, e Rosenblum Collection & Amici, Parigi, Francia.


Matthias Bitzer
canary chorus
Galleria Francesca Minini
Via Massimiano, 25 – Milano
24 gennaio – 9 marzo 2024
T. +39 0226924671 | info@francescaminini.it | www.francescaminini.it

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