Veduta della mostra di Giosetta Fioroni, CAMeC La Spezia. Ph. Enrico Amici

Essere Giosetta Fioroni

Al Camec di La Spezia una mostra dedicata all’artista romana per festeggiare i suoi novant’anni

Il cuore rallenta e la testa cammina.

Epurata dall’accostamento critico alla Pop Art, la Scuola di Piazza del Popolo merita una rilettura odierna, considerando la portata raggiunta dall’iconologia contemporanea soprattutto nella compagine occidentale; 

una delle personalità artistiche emersa dall’esperienza romana è Giosetta Fioroni, oggi in mostra al CAMeC Centro Arte Moderna e Contemporanea della Spezia, fino al 26 febbraio 2023. Una minuta e densa retrospettiva, a cura di Eleonora Acerbi e Cinzia Compalati, promossa dal Comune della Spezia e prodotta dal CAMeC in collaborazione con la Fondazione Goffredo Parise e Giosetta Fioroni e la galleria MARCOROSSI artecontemporanea, che conta più di quaranta opere esposte a partire dagli anni Sessanta fino a lavori di recentissima fattura. L’occasione di rileggere un percorso articolato come quello della Fioroni valida la distinzione dalla Pop internazionale oltre a confutare una direzione sentimentale più vicina ad un verismo poetico e barocco anziché un’idealizzazione della cultura d’exploitation: nei ben noti argenti, la Fioroni non sceglie figure iconiche, tutt’al più icastiche, in quanto rivela il protagonismo del corpo femminile, in una sorta di campionario di gesti e atteggiamenti dolcevitosi

Emerge nettamente la natura biografica di tutta l’Opera della Fioroni, componente che assume il valore documentaristico di una testimonianza d’eccezione, avendo attraversato a pieno titolo l’intero scenario artistico dal dopoguerra ai nostri giorni, altresì il valore etico di una ricerca individuale che si modella su una schiettezza collettiva e popolare. Non per nulla, la matrice teatrale nel lavoro della Fioroni è forte e dichiarata (la madre era affermata marionettista), risolta spesso in toni fiabeschi o fanciulleschi pur trovando momenti di decisa drammaticità (Artaud, 1986 o anche “Il funerale” (del posto delle fragole), 2006). 

La ricerca di Giosetta Fioroni è un’indagine identitaria, dove la popolarità è un mezzo di espressione del sé comune all’uomo post-cinematografico; è sostanziale realizzare le opere proposte come l’annullamento del proprio Io individuale che entra in contatto con l’altro, con il pubblico. Ogni quadro è alter-ego dell’artista, maschere appese che rivelano parte della sua essenza, dunque tutto il suo essere per metonimia.

Dallo sperimentalismo materico degli anni Settanta, si giunge nel percorso museale alle recenti ceramiche realizzate nella Bottega Gatti di Faenza, grazie alla conoscenza di Davide Servadei: queste ultime produzioni sono una summa del percorso artistico della Fioroni, dove la plasticità della lavorazione viene coadiuvata da innesti di varia natura (specchi, oggetti in metallo, vetri, …), dei veri e propri recuperi di materiale di scarto, reso così nobile in una nuova forma artistica. Le fiabe della Fioroni prendono vita e proliferano altre storie in questi piccoli teatrini di terracotta, dove le parti riflettenti, diffuse un po’ ovunque, sono finestre dell’anima artistica e gagliarda di Giosetta.