Castelbasso - Progetto Genesi
Crepuscolo. Exhibition view © Michele Alberto Sereni

Crepuscolo

Crepuscolo è una mostra collettiva che raduna narrazioni plurisecolari e pratiche artistiche contemporanee.

Molte stelle sono precipitate,
una parte del sistema planetario è in frantumi,
poiché il mio corpo è così lacerato
E. de Martino, Il mondo magico, Boringhieri, 1973

Il progetto curatoriale attraversa la leggenda della traslazione della Santa Casa di Loreto – portata in volo dagli angeli da Nazareth nella cittadina lauretana – impiegandola come bacino di storie e immagini al fine di indagare il dominio tecnologico delle visioni aeree in una società capitalisticamente orientata e contro-generare nuove pratiche magiche e rituali. La visione incorporea e sopraelevata si capovolge in un mondo notturno fatto di carne e riti.

Il mondo magico è costituto da credenze, gesti rituali e immagini torbide. L’incapacità di decifrarlo e governarlo lo definiscono come fonte di pericolo. La magia popolare crede nell’essere animato del mondo: ogni essere vivente e non vivente custodisce una precisa forza che lo anima. Questa visione fu identificata come un ostacolo per lo sviluppo della ragione. Il mondo doveva dunque essere “disincantato” per poter essere dominato: il corpo fu infatti privato di quelle forze occulte che non lo rendevano governabile e la sua capacità di osservazione fu alimentata e sfruttata dallo sviluppo tecnologico per moltiplicare i punti di visione e controllo (satelliti, aerei e droni). Lo sguardo endoscopico sviluppato dalle società capitalisticamente avanzate sonda la mobilità dei corpi, al fine di identificarli e isolarli: i corpi passano da esser soggetti vedenti a oggetti osservati. 

La mostra è allestita nel bastione cinquecentesco fortificato progettato da Antonio da Sangallo (1484-1546) e da poco restaurato. Il display dei materiali d’archivio – realizzato da (ab)Normal – è situato al centro dell’architettura semicircolare e funge da trama tra le differenti storie legate alla cittadina lauretana: i fogarò (fuochi) accesi nella notte tra il 9 e 10 dicembre per festeggiare l’arrivo della Santa Casa, le cui braci venivano raccolte e conservate nelle case o nei vestiti come potenti talismani per scacciare i malocchi o tenere lontane le streghe; la nomina della Beata vergine lauretana quale “Aeronautarum Patrona” nel 1920, ovvero l’assunzione dell’immagine della Madonna di Loreto a protezione dell’Aeronautica militare italiana; il trasporto e l’utilizzo della stessa nei primi aerei da guerra, nelle basi militari italiane, nelle aeropitture futuriste e nella Stazione Spaziale Internazionale; le tradizioni del tatuaggio lauretano – eseguiti per secoli a mano dai marcatori sulle pelli dei pellegrini – e della produzione dei rosari realizzati a cottimo in casa dalle donne che incatenavano i singoli grani per poi venderli ai pellegrini.  

L’archivio include materiali e documenti storici dal XVIII al XXI secolo e contributi di Mario Giacomelli, Gianni Berengo Gardin, Olivo Barbieri, Antonio Biasiucci, Angelo Mezzanotte, Bruno da Osimo e Valeriano Trubbiani.

Tra le opere degli artisti invitati che dialogano con le storie raccontate, Harun Farocki riflette sulle tecniche di elaborazione delle immagini operative quali il riconoscimento di oggetti, la sorveglianza elettronica e i dispositivi militari teleguidati, al fine di esaminare più da vicino la relazione tra uomo, macchina e guerra moderna. Raphaela Vogel indaga le relazioni tra lo sguardo tecno-patriarcale delle prospettive aeree dei droni e la fisicità del corpo della donna. Gli immaginari personali e densamente stratificati di Athena Papadopoulos investono con impeto aspetti della sessualità, del corpo e dei processi di decomposizione. Enrico Boccioletti affronta con il proprio corpo il substrato spiritico-tecnologico alla base della società dell’informazione attraverso la compresenza di aspetti spirituali, corporei e tecnologici. I rituali di Raffaela Naldi Rossano – per la costruzione di una comunità androgina – tentano di oltrepassare l’opposizione e la sessualizzazione uomo/donna per giungere a una storia differente e finora mai scritta, nella quale impiegare  pratiche collettive e creare spazi transizionali di riflessione ecologica e sociale. I diversi significati dell’acronimo W.I.T.C.H. – diffuso negli anni ’60 dai gruppi di protesta femministi americani – portano l’artista Anna Bunting-Branch a creare un universo alternativo di relazioni all’interno delle narrazioni femministe. Giulia Crispiani trascrive le tradizioni e le culture orali locali, impiegandole in pratiche emotive e vitali al fine di trasmettere racconti di guarigione, cura, malocchi e miracoli che mettono in crisi il senso comune del mondo e ne modificano gesti e linguaggi.

Crepuscolo si svolge nella luminosità incerta della luce che svanisce nel buio della notte: attimi che presuppongono una mutazione del cielo e dei corpi. Crepuscolo è un’adunanza delle braci incandescenti dei fuochi delle feste lauretane, della caduta libera delle immagini aeree, delle credenze e dei gesti popolari, incarnate nelle pratiche degli artisti. 

Raffaela Naldi Rossano, A Mediterranean Prayer. Giulia Crispiani, Guaritrici.
Raphaela Vogel, Prokon. Anna Bunthing-Branch, W.I.T.C.H. (Women Inspired To Commit Herstory and other tales)
Tutte le foto © Michele Alberto Sereni

Crepuscolo
a cura di Matteo Binci e Giacomo Pigliapoco
5 settembre – 31 ottobre 2020

Artisti: Enrico Boccioletti, Anna Bunting-Branch, Giulia Crispiani, Harun Farocki, Raffaela Naldi Rossano, Athena Papadopoulos, Raphaela Vogel

Bastione Sangallo, Piazza Garibaldi 1, 60025 Loreto
Da martedì a domenica
Dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19
Ingresso libero

×