Jonathan Monk F.I.N.G.E.R.S., I, II, III, 2015

Condita

Meta-installazione alla Loom Gallery di Milano.
3 monumentali falangi di Jonathan Monk inaugurano il nuovo spazio di via Lazzaretto 15.

A Jonathan Monk (Leicester, Regno Unito, 1969) piace poggiare le sue creazioni sulle creazioni di artisti o correnti artistiche precedenti.
È questo il caso di F. I. N. G. E. R. S. (2015), imponente opera scultorea composta da 3 distinti elementi che rimandano all’opera di catteliana memoria eretta 10 anni fa davanti alla Borsa di Milano.
Sono infatti 3 le monumentali falangi con le quali Loom Gallery riapre la nuova stagione e inaugura il nuovo spazio ex sede di Galleria Christian Stein.

Grandi lucernari illuminano 3 enormi dita distese e dormienti, accidentalmente dimenticate sul pavimento di una polverosa soffitta. 
E se l’effetto object trouvé (titolo inizialmente affibbiato dall’artista britannico a ciascun dito) trova, dopo una galleria parigina nel mercatino delle pulci di Saint-Ouen e i Giardini delle Tuileries, una terza collocazione nell’arioso spazio milanese, come per Damien Hirst e i suoi reperti fake a Palazzo Grassi, cela una meticolosa scelta allestitiva studiata su pianta in smart working da Berlino.

L’ex YBA e Maurizio Cattelan sono maestri del fare comunicazione nel settore del contemporaneo. E, mentre l’artista inglese mette in mostra falsi tesori riemersi in Treasures from the Wreck of the Unbelievable (2017), il maestro italiano raccorda l’architettura del ventennio con un enorme mano tesa mozzata del saluto romano: L.O.V.E. (2010), un marmoreo dito medio ritto davanti a Palazzo Mezzanotte.

Monk recupera idealmente l’opera di Piazza degli Affari e con lo stesso marmo di Carrara commissiona la realizzazione di 3 delle 4 dita mancanti. Oggetti ritrovati e presentati privi di quell’aura di solennità garantita dal piedistallo che sorregge l’opera di Cattelan.
Che siano riconducibili al colosso di Rodi o alla mano di Cattelan, le dita di Monk costituiscono una meta-installazione che dispiega le potenzialità di un manufatto che appare al visitatore sia contemporaneo che ritrovato, sia originale che falsificato, sia autonomo che spezzato e che trovano alla Loom Gallery un’esposizione minimal, pulita e, perché no, instagrammabile.

Estensione dello spazio espositivo, l’ufficio raccoglie dallo stesso autore Wool Piece V (2020), Book Shelf Painting XXII (2019), They Called Her Serene On The White Painting (2019) e diversi esemplari di Untitled (Milanese Soft DJ) II – D (2020).

Book Shelf Painting XXVII e Book Shelf Painting XXIX (2019) fanno invece da discreta cornice all’ingombro di un’opera che ha costretto la Galleria ad uno studio del carico sopportabile dalla soletta del pavimento.

Con il suo dolce peso (l’indice arriva a pesare più di 8 quintali), F. I. N. G. E. R. S. si presenta con la sua spontanea e immediata lezione e giace prona in attesa che, tra i vari visitatori di via Lazzaretto 15, faccia capolino anche l’autore di L.O.V.E..

Si ricorda infine ai gentili futuri visitatori della Galleria di diffidare dell’orario d’apertura indicato su motori di ricerca e piattaforme (sito web di Loom Gallery compreso): se non su appuntamento, onde evitare inutili attese, si ricorda che la Galleria apre alle 14 e non alle 12.


JONATHAN MONK
F. I. N. G. E. R. S. 
dal 22 settembre al 30 ottobre 2020
Orari d’apertura
Mar-Sab 14-19

LOOM GALLERY
Via Lazzaretto 15, 20124 Milano


Sul numero 278, appena uscito, della rivista Segno, 2 articoli su Jonathan Monk. Francesca Interlenghi ha visitato la mostra di Milano mentre Cecilia Paccagnella scrive della mostra alla Galleria Norma Mangione di Torino.