Ci sono sempre parole

Nel cuore della Toscana, tra antichi borghi, itinerari storico- artistici e ricche tradizioni enogastronomiche, torna “Ci sono sempre parole. [non] Festival delle narrazioni popolari (e impopolari)”, un piccolo festival con un grande obiettivo: rimettere al centro le persone e i loro racconti di vita quotidiana, per ricostruire le connessioni tra le comunità, rigenerare la capacità di ascolto e cementare l’empatia.

Dopo il successo riscosso nel 2018, con 150 persone direttamente coinvolte ed oltre 2.000 partecipanti nei Comuni di Montelupo Fiorentino, Capraia e Limite e Montepertoli (FI), la seconda edizione del festival si terrà, a partire dal 5 settembre 2020, nei Comuni di Certaldo e Gambassi Terme (FI), in diversi luoghi selezionati per il forte valore storico-artistico, simbolico e aggregativo.

Per capire meglio questo festival abbiamo intervistato i curatori Cinzia Compalati e Andrea Zanetti.

Cinzia Compalati e Andrea Zanetti, direzione artistica del Festival. Ph. Stefano Lanzardo

Il festival era in programma a maggio. Ora, dopo il lockdown, si propone come modello di festival “flessibile”. Come è stato rimodulato?
Innanzitutto abbiamo previsto una serie di azioni ‘a distanza’. Con Radio Nostalgia Toscana abbiamo prodotto il programma radiofonico del Festival “Ci sono sempre parole”: undici appuntamenti nel mese di luglio all’interno dei quali abbiamo approfondito alcuni dei temi del Festival con ospiti particolari, tra i quali Fabio Genovesi, Enrica Tesio, la direttrice del Piccolo Museo del diario Natalia Cangi e il direttore del Kilowatt Festival Luca Ricci. Un modo per avvicinare il pubblico alle parole simbolo del nostro Festival: comunità, partecipazione, condivisione. Il resto degli appuntamenti del Festival li abbiamo collocati all’interno di alcuni musei dell’empolese valdelsa; da un lato la necessità di rispettare le norme anti covid, dall’altra l’esigenza di valorizzare sia i racconti dei cittadini che le stesse strutture museali. Con un programma aperto e flessibile, il Festival costituisce una buona pratica per un presente sempre più complesso, ma anche un modello per il futuro, esportabile anche in altri luoghi, perché ogni comunità custodisce storie che meritano di essere tramandate. 

La mostra, rispetto al progetto iniziale, si è arricchita con un lavoro inedito di Emiliano Bagnato, quali altre novità ci saranno?
Il lavoro di Emiliano Bagnato ci ha permesso di ‘completare’ la caratterizzazione dei personaggi del romanzo; Bagnato interpreta Grace, la figlia di Stoner, uno dei personaggi più intriganti e misteriosi del libro. Per il resto, gli artisti hanno reinterpretato i loro lavori in considerazione dello spazio – Palazzo Pretorio di Certaldo – andando a creare delle vere e proprie istallazioni site specific. L’allestimento all’interno di un palazzo storico comporta sempre una rilettura delle opere al fine di armonizzare al meglio le diverse presenze artistiche e valorizzare il dialogo tra epoche molto lontane tra loro.

Andrea parlaci della campagna CI SIAMO realizzata attraverso manifesti d’artista.
È stata una delle azioni che ha anticipato il Festival e – come il programma radiofonico – aveva l’obiettivo di incuriosire e stimolare l’attenzione dei cittadini dell’empolese valdelsa. Agli otto artisti presenti in mostra abbiamo chiesto di interpretare il messaggio Ci Siamo: ci siamo dopo la pandemia, ci siamo perché la cultura resiste, ci siamo perché il territorio reagisce… Ad ogni artista abbiamo chiesto di realizzare un manifesto lavorando su una porzione del logo generale del Festival che si sarebbe ricostruito, come un puzzle, solo con tutti i manifesti assieme. Con le stesse immagini abbiamo prodotto anche delle cartoline per dare la possibilità ai cittadini di ricostruire autonomamente il logo del festival e collezionarle.

Qual è il rapporto con la comunità del territorio dell’empolese valdelsa?
Questo è un territorio straordinario. Non lo diciamo solo per ovvi motivi di lavoro e di impegno ma in virtù dei risultati che – nel tempo – il Festival ha dato. Non avremmo potuto fare né la prima né la seconda edizione senza il coinvolgimento diretto dei cittadini, protagonisti veri del nostro Festival. La risposta è stata sopra le aspettative. Se a questo aggiungiamo una forte sensibilità istituzionale ai temi dell’arte e della cultura, il gioco è fatto. 


Il festival si articolerà in tre azioni: l’esposizione d’arte contemporanea “Stoner. Landing pages”, visitabile dal 5 settembre 2020 al 10 gennaio 2021 nella storica sede del Palazzo Pretorio di Certaldo; i racconti dei cittadini, l’11 e il 12 settembre 2020 nei musei del MuDEV; parole e musica del cantautore Bobo Rondelli, uno degli ultimi “maledetti” della canzone e della poesia italiana, che sarà presente il 13 settembre 2020 alle ore 19.00 presso il Giardino comunale (la pista) di Gambassi Terme.