Ci sono luoghi che restano nella memoria collettiva anche quando le porte sono chiuse. Palazzo Forti è uno di questi: per sedici anni ha tenuto i cancelli serrati, eppure non è mai uscito dall’immaginario di una città che ha continuato a considerarlo parte di sé. Ora che quegli ambienti tornano accessibili, la reazione dei veronesi conferma che l’attesa non ha fatto altro che rendere ancora più intenso il desiderio.
Il segnale più chiaro era arrivato nell’autunno del 2025, quando il complesso aveva riaperto dopo oltre un decennio di silenzio in occasione della ventesima edizione di ArtVerona. L’afflusso di pubblico stupì anche i più ottimisti e, da quel momento, l’ipotesi di una riapertura si è progressivamente trasformata in un progetto concreto. La realizzazione di questa prospettiva si chiama Ápeiron | Senza confini ed è curata da Patrizia Nuzzo e Isabella Brezigar.
A sostenerla è una partnership tra il Comune di Verona e la Fondazione Cariverona: due istituzioni che hanno unito risorse e intenti per riportare il complesso al centro della vita artistica e civile cittadina. Il sindaco Damiano Tommasi, la vicesindaca Barbara Bissoli e l’assessora alla Cultura Marta Ugolini hanno presentato l’operazione come un investimento di lungo periodo, non come un evento isolato. Il presidente di Fondazione Cariverona, Bruno Giordano, ha parlato di un impegno condiviso: riconsegnare ai veronesi un luogo che appartiene alla loro identità collettiva.
Un’ambizione che affonda le radici in una storia molto lunga. Achille Forti, naturalista, mecenate e intellettuale tra i più curiosi della Verona di inizio Novecento, cedette l’edificio alla municipalità nel 1937 per volontà testamentaria. L’anno seguente divenne sede della Galleria d’Arte Moderna, che vi rimase fino al 2011. In oltre settant’anni, sotto la guida di figure come Licisco Magagnato e Giorgio Cortenova, fu palcoscenico di rassegne dedicate ai grandi nomi dell’arte internazionale e punto di riferimento per la scena emergente italiana. È su questa eredità che Ápeiron intende costruire.






Il percorso espositivo attinge alla raccolta permanente della Galleria d’Arte Moderna Achille Forti, secondo una logica tutt’altro che archivistica. I pezzi selezionati sono stati scelti per la loro capacità di affrontare alcune delle questioni più complesse del presente: il corpo come materia vulnerabile e territorio di conflitto identitario; la fama e il modo in cui il sistema mediatico globale la costruisce e la demolisce; la comunicazione, che fatica a tenere insieme i frammenti di un discorso pubblico sempre più frantumato; il progresso scientifico e tecnologico, che ridisegna continuamente i confini tra l’etico e il lecito.
Gli artisti coinvolti compongono una costellazione ampia e volutamente eterogenea. Vanessa Beecroft e Cindy Sherman esplorano, da angolazioni diverse, il rapporto tra immagine, identità e rappresentazione del femminile. Sol LeWitt introduce la rigorosa logica del concettuale, mentre Daniel Spoerri trasforma gli oggetti quotidiani in archeologie del gesto. Spencer Tunick sfida la convenzione con la forza dirompente della massa corporea. John Isaacs e Maïmouna Guerresi interrogano la soglia tra umano e alterità. Sul versante italiano spiccano Fabrizio Plessi con le sue visioni liquide e digitali; Mario Ceroli con i tagli nel legno che evocano figure e assenze; Alik Cavaliere e Pino Castagna, che lavorano la materia in modo scultoreo e denso di rimandi. Completano la selezione Gino Bogoni, Eugenio Degani, Donata Lazzarini, Paola Pezzi, Nicola Vinci, Italo Zuffi, Julia Bornefeld, Michal Chelbin, Luciana Costa Gianello, Debora Hirsch e Medhat Shafik.
Le opere sono inserite in un contesto storico di grande rilievo e instaurano un dialogo con le pareti affrescate, gli stucchi e le architetture interne. Le sale, recuperate con attenzione da Libero Cecchini, integrano elementi funzionali moderni nel rispetto delle strutture preesistenti. Ne deriva un equilibrio tra antico e contemporaneo che costituisce uno degli esiti più significativi dell’intervento complessivo.
In questa relazione tra stratificazioni temporali e linguaggi differenti si riflette anche il senso del titolo scelto per la mostra. Ápeiron, termine introdotto da Anassimandro, filosofo di Mileto del VI secolo a.C., designa il principio originario delle cose: un’entità indeterminata e priva di confini, da cui gli opposti hanno origine e nella quale trovano ricomposizione. Un concetto che offre una chiave di lettura efficace per l’arte contemporanea, spesso attraversata da tensioni e polarità non risolte.
L’impianto della mostra riflette questa prospettiva. Il confronto tra posizioni differenti e talvolta antitetiche diventa uno strumento di analisi del presente. Lo dimostrerà, il 4 aprile, Angela Tagliaferro, prendendo come caso di studio il dialogo tra Sol LeWitt e Medhat Shafik. Due posture opposte che, accostate, finiscono per attrarsi. È la stessa logica su cui si fonda anche il format Voci Forti.
Ogni sabato alle ore 11, Voci Forti propone un’alternativa alla visita guidata tradizionale: incontri in cui studiosi, professionisti e specialisti, persone che hanno dedicato anni alla vita del palazzo e del suo patrimonio, condividono un punto di vista personale. Il pubblico non ascolta una spiegazione neutra, ma entra in contatto con una memoria vissuta.



Il calendario degli appuntamenti si apre il 14 febbraio con Maria Marinelli, storica dell’arte e responsabile comunicazione di ArtVerona. Viene raccontato ciò che raramente emerge nelle inaugurazioni ufficiali: come nasce una raccolta pubblica. Lo fa in una chiave estremamente pratica: budget limitati, relazioni tra istituzioni e mercato, intuizioni e rischi calcolati. Il filo che collega il lascito di Achille Forti agli acquisti più recenti in fiera è più interessante di quanto si immagini.
Il 28 febbraio interverranno Milena Cordioli e Lorenza Roverato, che metteranno in dialogo quattro opere apparentemente distanti attorno a un’unica parola: carne. Non nel senso biologico, ma filosofico: il corpo come membrana tra il soggetto e la realtà, superficie che registra e trattiene i segni del vissuto.
Il 14 marzo Jennifer Karch Verzè trasformerà la visita in un dialogo vivo e inclusivo, accessibile a persone di ogni età e provenienza, con un approccio bilingue capace di ridurre la distanza tra opera e spettatore.
Il 21 marzo Camilla Bertoni si concentrerà su alcune artiste in rassegna che operano con installazioni nello spazio fisico, individuando tra loro un’affinità di metodo. Non una scuola né un manifesto, ma un’intesa silenziosa che emerge accostando i lavori.
Il 4 aprile chiuderà il ciclo dedicato al patrimonio Angela Tagliaferro, esplorando il gioco dei contrari tra LeWitt e Shafik.
Parallelamente si svilupperà il ciclo dedicato al palazzo. Il 7 marzo Paola Marini, già direttrice dei Musei Civici per oltre vent’anni, racconterà come le decorazioni settecentesche continuino ad affascinare lo sguardo contemporaneo. L’11 aprile Monica Molteni mostrerà come affreschi e stucchi siano strumenti di autorappresentazione delle famiglie che hanno plasmato questi saloni nei secoli. Il 18 aprile Ettore Napione guiderà il pubblico attraverso i secoli di stratificazioni architettoniche: dall’ala medievale, alla Verona scaligera, fino alla trasformazione ottocentesca e all’apertura del Museo del Risorgimento nel 1938.
Il terzo filone è dedicato al restauro. Il 7 febbraio Vittorio Cecchini ha descritto il lavoro del padre Libero: un caso esemplare di inserimento di elementi nel tessuto preesistente. Il 28 marzo Alessandra Cottone ripercorrerà il cantiere degli affreschi della sala di Ezzelino e dei dipinti murali della sala dell’Orgia.
Ápeiron | Senza confini nasce dichiaratamente come tappa iniziale di un progetto più ambizioso. Non un evento isolato, ma l’avvio di una programmazione destinata a consolidarsi nel tempo. L’intenzione è costruire attorno a Palazzo Forti un calendario strutturato, capace di farne un riferimento stabile per la vita artistica veronese.
La scelta di lavorare sulla raccolta esistente, anziché importare opere dall’esterno, manda un segnale preciso: esiste un patrimonio che merita di essere esplorato a fondo. Le tele, le sculture e le installazioni della Galleria Achille Forti meritano di essere viste, discusse e rilette alla luce del presente. Inoltre, un luogo con una storia così stratificata merita di tornare a fare da cornice a tutto questo. Una riapertura non è soltanto una notizia di cronaca. È un atto che rivela il modo in cui una comunità sceglie di confrontarsi con la propria storia.
Ápeiron | Senza confini
Palazzo Forti, Verona
A cura di Patrizia Nuzzo e Isabella Brezigar
Appuntamenti da febbraio ad aprile 2026

