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Treviso, Roma, Montecarlo: 21Art con tre mostre d’autore

La programmazione di 21Art tra Treviso, Roma e Montecarlo definisce il dialogo con il contesto internazionale. Le mostre di Ceroli, Güneştekin e Fabre esplorano il rapporto tra memora e contemporaneità.

Quando una galleria sceglie di aprire tre mostre in contemporanea in tre città diverse, compie una scelta programmatica che merita di essere letta nel quadro della propria strategia culturale. Nella primavera 2026 21Art porta in scena Mario Ceroli a Treviso, Ahmet Güneştekin a Roma, Jan Fabre a Montecarlo, in un programma che attraversa tre paesi e altrettante visioni del mondo

Il progetto espositivo si colloca in una fase di espansione della galleria. L’inaugurazione della quarta sede a Monaco, dopo Roma, Padova e Treviso, rappresenta un ampliamento di orizzonti, indicando la volontà di confrontarsi con un pubblico e un mercato di scala europea. Ogni sede funziona come un organismo autonomo: costruisce la propria identità, cura il proprio programma e coltiva una comunità locale di appassionati e collezionisti attraverso il 21Art Club, un format pensato per mantenere vivo il legame tra chi fa arte e chi la vive. L’obiettivo è un sostegno sistematico agli artisti e un radicamento nei contesti in cui la galleria opera. Anche gli spazi raccontano questa ambizione, tutti riconfigurati dal collettivo Fosbury Architecture, lo stesso che ha firmato il Padiglione Italia alla Biennale di Architettura del 2023.

A Treviso, dal 16 aprile al 31 luglio, va in scena uno degli artisti italiani più longevi e meno prevedibili del secondo Novecento. Mario Ceroli ha ottantotto anni, una carriera che attraversa oltre mezzo secolo di storia dell’arte italiana e un’energia che smentisce qualsiasi idea di concluisione. Nato in provincia di Chieti nel 1938, si forma a Roma e si avvicina alla scultura. È il legno a diventare presto il suo materiale di riferimento, per la capacità di portare con sé il tempo, i nodi, le ferite, la memoria degli alberi.

La mostra, intitolata Mario Ceroli: l’ultima Utopia. Ceneri e germogli, cronache dal Presente e curata da Cesare Biasini Selvaggi, si presenta come è un ambiente unitario concepito per essere attraversato. Il suolo dell’intera galleria scompare sotto una coltre di pietre color oro, una superficie insieme lussuosa e scomoda che trasforma il visitatore in parte inconsapevole della composizione. Camminare su quella distesa significa calcare fisicamente la metafora dell’ambizione umana, della sua pesantezza e del suo costo. A spezzare la continuità dorata intervengono elementi in legno tinto di blu intenso: un richiamo alla verticalità del cielo, a ciò che sfugge alla presa. Chiude la composizione, sullo sfondo, una trama di ferro arrugginito che introduce nello spazio le immagini delle macerie, dei confini e delle guerre. L’installazione mette in evidenza una tensione tra aspirazione e limite, tra costruzione simbolica e dimensione materiale.

Spostandosi a Roma, dal 30 aprile al 15 settembre, 21Art ospita una delle voci più singolari dell’arte contemporanea internazionale. Ahmet Güneştekin è nato nel 1966 a Batman, in Turchia, in un contesto geografico e culturale che ha segnato profondamente il suo sguardo. La sua pratica attraversa pittura, scultura, video e installazione.

Al centro del lavoro di Güneştekin permane l’ossessione per la memoria, che si declina soprattutto in una dimensione collettiva. Le narrazioni che i popoli costruiscono e quelle che vengono loro sottratte si identificano nei simboli che sopravvivono alle civiltà che li hanno generati, alle lingue e ai miti che resistono anche quando tutto il resto è andato perduto. Yoktunuz (Eravate assenti, 2017) racconta storie che nessuno ha voluto ascoltare. Gâvur Mahallesi (Infidel Quarter, 2022) affronta le deportazioni e le fratture identitarie. Kayıp Alfabe (Alfabeto perduto, 2025), presentato a Istanbul e successivamente alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, lavora sul silenzio dei segni scomparsi.

La mostra curata da Sergio Risaliti si intitola Testimoni del tempo e porta a Roma un progetto costruito appositamente per dialogare con la città. Poche metropoli al mondo reggono il confronto con Roma quando si tratta di stratificazione: ogni metro di suolo nasconde un’altra epoca, ogni muro conserva i segni di almeno tre civiltà. Per Güneştekin, che lavora sulla sovrapposizione di ere e linguaggi, il contesto romano costituisce un terreno di confronto particolarmente significativo.

Le forme circolari e le strutture geometriche delle sue opere evocano una concezione del tempo non lineare ma ricorsiva. In mostra figurano sette ceramiche della serie Twilight Memories, superfici che trattengono la luce come fanno alcune materie antiche; il grande Atlante del mondo del 2026, rilievo a spirale dal diametro di centottanta centimetri; tele a olio, fusioni in bronzo di monete d’epoca, tessuti con ricami elaborati e tre pannelli a rilievo che richiamano un’estetica orientale. L’insieme si configura come un dispositivo espositivo aperto, in cui ogni opera rimanda a una dimensione temporale stratificata e relazionale.

A Montecarlo, la nuova sede di 21Art inaugura con cinquanta lavori di Jan Fabre, nella mostra Allegory of caritas (an act of love), curata da Melania Rossi. Fabre, artista belga nato ad Anversa nel 1958, occupa nel panorama contemporaneo una posizione che attraversa linguaggi e discipline differenti. Dagli anni Ottanta sviluppa una pratica nella quale convivono disegno, scultura, performance, teatro, installazione e cinema, senza che uno prevalga sugli altri. Il nucleo tematico è la metamorfosi, intesa come condizione biologica, metafora esistenziale e principio formale. Il corpo è sempre presente, spesso come protagonista diretto, con tutti i suoi fluidi, i suoi materiali organici e le sue trasformazioni. Sangue, ossa, gusci di scarabeo, corallo: Fabre utilizza ciò che la vita produce e lascia dietro di sé.

La mostra di Montecarlo ha al proprio centro un gesto molto radicale. Fabre ha realizzato una serie di disegni con il proprio sangue per raccontare la gestazione del figlio Django e ha inserito nel percorso le ecografie del bambino ancora nascituro: immagini mediche trasformate in icone, in cui il privato si eleva a universale senza che nessuna delle due dimensioni venga tradita. Il titolo richiama la caritas nel suo significato più antico, l’amore come atto concreto. Una sezione consistente della mostra è dedicata alle sculture in corallo rosso, masse infuocate nelle quali la materia naturale e il significato simbolico si fondono.

Osservarle le tre mostre nel loro insieme rivela qualcosa che va oltre la semplice coerenza di una stagione ben costruita. Ceroli lavora sulla materia del tempo, la consuma, la plasma, la trasforma in domanda. Güneştekin lavora sulla memoria del tempo, la disseppellisce, la rende visibile, la restituisce a chi ne è stato privato. Fabre lavora sul corpo nel tempo, lo utilizza come strumento, documento e campo di trasformazione. Tre approcci differenti che, pur mantenendo specificità autonome, convergono verso una riflessione comune sul rapporto tra arte, memoria e contemporaneità. È questa la scommessa che 21Art sta portando avanti mostra dopo mostra, sede dopo sede.

Mario Ceroli: l’ultima Utopia. Ceneri e germogli, cronache dal Presente
Mario Ceroli
21Art Treviso, Viale della Repubblica 3, Villorba
a cura di Cesare Biasini Selvaggi
dal 16 aprile al 31 luglio 2026

Ahmet Güneştekin. Testimoni del tempo
Ahmet Güneştekin
21Art Roma, Largo della Fontanella di Borghese 89
a cura di Sergio Risaliti
dal 30 aprile al 15 settembre 2026

Jan Fabre. Allegory of caritas (an act of love)
Jan Fabre
21Art Montecarlo, Quai du Petit Portier, Quartier du Port, Monaco
a cura di Melania Rossi
Primavera–estate 2026

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