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Terra Felix

TERRA FELIX al CAMUSAC: immagini e memoria di un regno

TERRA FELIX di Brunella Longo si presenta come una ricognizione fotografica sui siti borbonici del Regno di Napoli. Un’indagine in bianco e nero tra memoria, paesaggio e tempo.

Il CAMUSAC, Fondazione Cassino Museo Arte Contemporanea, apre le porte a TERRA FELIX. Epifanie nel Regno di Napoli (1735-1825). Il progetto fotografico di Brunella Longo, costruito nel corso di trent’anni, viene presentato al pubblico nella sua forma compiuta sotto la cura di Bruno Corà.

La scelta del CAMUSAC come sede della mostra non è neutra. Il museo occupa gli spazi di un ex complesso industriale della Longo S.p.A. riconvertito nel 2013. La fondazione no profit è nata dalla volontà della famiglia Longo di rendere accessibile una collezione cresciuta per oltre trentacinque anni, con l’ambizione più larga di animare culturalmente un territorio che porta già in sé stratificazioni storiche, religiose e archeologiche di straordinaria densità. Oggi il museo custodisce opere di oltre 120 artisti internazionali e alterna alla collezione permanente un programma di mostre monografiche e collettive.

In questo contesto si inserisce Brunella Longo, nata a Cassino e formatasi negli atelier di Claudio Abate, Vittor Ugo Contino, Aurelio Amendola e Massimo Piersanti. La sua ricerca si distingue per la capacità di attraversare generi e geografie senza mai perdere il proprio centro di gravità. Al centro del suo lavoro vi è la fotografia analogica, intesa non come semplice mezzo di rappresentazione, ma come strumento di conoscenza. Ogni progetto nasce da uno studio approfondito e da un confronto diretto con i contesti scelti: l’immagine è il risultato di un processo lento, fatto di osservazione, ritorni e verifiche. La macchina fotografica diventa così uno strumento di esplorazione, capace di mettere in relazione spazio, memoria e percezione.

Con TERRA FELIX torna su un territorio che frequenta dal 1995, anno dei primi scatti alla Reggia di Caserta. Brunella Longo adotta una sistematicità che trasforma il lavoro in qualcosa di più di un progetto artistico: una ricognizione sul campo, paziente e metodica, condotta su ventisei siti che tra il 1735 e il 1825 appartennero al Regno di Napoli. Quell’arco di novant’anni coincide con l’incoronazione di Carlo I a Re delle Due Sicilie e con la morte di Ferdinando I. In quel periodo la dinastia borbonica non si limitò a edificare palazzi ma ridisegnò il rapporto tra architettura e paesaggio naturale su scala regionale.

Terra Felix

Longo ha mappato tutto: dalla Real Tenuta di Torcino, al confine tra Campania e Molise, fino alla Real Tenuta di Serre nel salernitano, passando per le regge di Caserta, Portici, Capodimonte e il Palazzo Reale di Napoli, inclusi siti minori difficilmente accessibili al pubblico. Per ciascun luogo ha ripetuto le visite, studiato la luce, misurato lo spazio prima ancora di alzare la macchina fotografica. L’artista lavora con una Hasselblad panoramica XPan, una Hasselblad medio formato 6×6 e una Nikon 35mm, tutto rigorosamente su pellicola e quasi mai con cavalletto. Il bianco e nero utilizzato non è una citazione stilistica: è la scelta di chi vuole che l’immagine respiri senza distrazioni, che il tempo stratificato dentro il fotogramma parli da solo.

E di tempo, in queste fotografie, ce n’è moltissimo. Non solo quello storico dei Borbone, ma quello fisico dell’abbandono, della natura che riprende terreno su architetture un tempo sfolgoranti. Giardini che si sfaldano, statue consumate dall’umidità, tracciati di viali ormai illeggibili sotto la vegetazione. Eppure nessuna di queste immagini scivola nella retorica della rovina. La ricerca si concentra su qualcosa di più sfuggente, una soglia in cui i luoghi sembrano ancora trattenere qualcosa di sé. TERRA FELIX evoca la fertilità mitica di questa terra, mostrando la tensione irrisolta tra ciò che è stato costruito e ciò che il presente non riesce a custodire. Bruno Corà descrive il lavoro come una sorta di “anabasi”, un ritorno in luoghi che “non cessano, malgrado l’oblio da cui sono attraversati, di emettere frequenze attraenti”. In questi siti il genius loci sopravvive come presenza-assenza, capace di risuonare in chi li attraversa con la giusta lentezza.

Nei prossimi mesi verrà presentato il volume omonimo in edizione bilingue italiano-inglese. Quattrocentocinquanta immagini in bianco e nero, accompagnate dai testi di Bruno Corà e Aldo Iori oltre a un contributo della stessa Longo dedicato al proprio processo creativo.

TERRA FELIX. Epifanie nel Regno di Napoli (1735-1825)
Brunella Longo
CAMUSAC, Fondazione Cassino Museo Arte Contemporanea, Cassino (FR)
A cura di Bruno Corà
Dal 29 novembre 2025 al 1 marzo 2026

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