In un momento storico in cui le dinamiche del lavoro e della visibilità sociale tornano al centro del dibattito pubblico, la Pinacoteca Metropolitana Corrado Giaquinto ospita Le invisibili. Esistenze radicali, progetto espositivo di Pamela Diamante curato da Roberto Lacarbonara. L’iniziativa è realizzata con il sostegno del PAC2025, Piano per l’Arte Contemporanea del Ministero della Cultura, e con il coordinamento della Città Metropolitana di Bari. Il progetto è accompagnato da un catalogo edito da Magonza, con testi di Roberto Lacarbonara, Claudia Attimonelli e Vincenzo Susca e fotografie di Michele Alberto Sereni, oltre a un programma di giornate di studio previste presso l’Università “Paul-Valéry” di Montpellier e l’Archivio di Genere “Carla Lonzi” dell’Università di Bari.
La mostra nasce dal desiderio di rendere visibile ciò che il sistema economico e culturale tende a mantenere ai margini dello sguardo pubblico. Le protagoniste del progetto sono le lavoratrici stagionali impiegate nell’agricoltura del Mezzogiorno. Donne che raccolgono e lavorano la frutta percependo salari inferiori rispetto ai colleghi uomini e operando in condizioni che violano i diritti più elementari. Su di loro si stratificano pregiudizi legati all’origine geografica, al genere e alla natura manuale del lavoro, che nel tempo hanno contribuito a giustificarne l’esclusione dalla rappresentazione pubblica e dalla tutela sociale.
Diamante sceglie di partire dalla lingua per smontare questi dispositivi culturali. Parole come terrone o mangiatore di terra non vengono rimosse né neutralizzate. Le formule linguistiche vengono analizzate come veri e propri ingranaggi ideologici che hanno reso naturale una condizione storicamente costruita. Portarle all’interno dell’opera d’arte significa sottrarle alla loro funzione di stigmatizzazione e aprirle a una diversa possibilità di significato, trasformandole in strumenti di consapevolezza critica.
Il processo creativo si fonda su una concreta dimensione relazionale. Grazie alla rete Sweetnet, promossa da ActionAid International Italia e Fondazione CDP per il contrasto allo sfruttamento nelle filiere agricole, l’artista ha instaurato nel tempo un dialogo diretto con alcune di queste donne. Le conversazioni, le esperienze condivise e persino i silenzi emersi durante questo percorso non restano esterni all’opera, ma ne costituiscono l’ossatura profonda.
L’installazione occupa la Sala del Colonnato del Palazzo della Città Metropolitana attraverso sedici elementi verticali in ferro, ciascuno sormontato da un disco metallico e da una zappa in ceramica. Il numero delle strutture corrisponde alle donne che hanno preso parte al progetto. Ogni stele raggiunge un’altezza doppia rispetto alla persona a cui si riferisce, generando un effetto di amplificazione che si traduce in un autentico ribaltamento prospettico: ciò che era osservato dall’alto viene ora elevato.
Le strutture si aggregano in moduli esagonali, evocando la forma delle celle di un alveare e suggerendo che la forza non risieda nell’individuo isolato, bensì nella capacità di costruire una collettività. La scelta della ceramica come materiale principale richiama una tradizione artigianale profondamente radicata nel territorio pugliese. La stessa terra che affatica queste donne, si trasforma in materia scultorea assumendo una nuova dignità simbolica.


Anche il contesto architettonico contribuisce a stratificare ulteriormente il significato dell’opera. Il salone del palazzo metropolitano, caratterizzato da una chiara impronta fascista, ospita già due sculture di Giulio Cozzoli che celebrano un ideale di corpo virile ed eroico, posto al servizio dello Stato. Le stele di Diamante si inseriscono nello stesso spazio instaurando un dialogo critico con quella retorica visiva. La figura monumentalizzata e il trionfo idealizzato del lavoro si contrappongono alla sua fatica concreta, quella storicamente rimossa.
Le invisibili. Esistenze radicali costruisce uno spazio simbolico e politico in cui chi non ha avuto voce può finalmente occupare il centro della scena. Le lavoratrici diventano più alte di sé stesse, i loro strumenti si trasformano in scultura, le loro parole assumono lo statuto di opera. In un panorama culturale che spesso tende a trattare la marginalità come un tema da gestire o da rappresentare, questo progetto sceglie invece di trasformarla in un modo di abitare lo spazio dell’arte.
Le invisibili. Esistenze radicali
Pamela Diamante
Pinacoteca Metropolitana Corrado Giaquinto, Bari
dal 21 febbraio al 21 aprile 2026
A cura di Roberto Lacarbonara
