1. Giosetta Fioroni, Doppio Liberty, 1965, matita e smalto su tela, 80 x 100 cm, Borgonovo, Collezione Burzi, (foto Massimo Bersani). Unica. Sei storie di artiste italiane
Sabato 4 maggio, alle ore 11:00, presso SPAZIO ILISSO, a Nuoro, si terrà l’inaugurazione della mostra “Unica. Sei storie di artiste italiane” a cura di Maria Grazia Messina, Anna Maria Montaldo, Giorgia Gastaldon.
L’esposizione offre uno sguardo approfondito sulla storia culturale italiana del Novecento focalizzandosi sulla condizione femminile e sull’esperienza artistica delle donne. Oltre 70 opere, alcune delle quali inedite, rappresentano il lavoro di sei straordinarie artiste: Carla Badiali, Carol Rama, Giosetta Fioroni, Carla Accardi, Tomaso Binga (Bianca Pucciarelli Menna) e Maria Lai.
Il titolo “Unica” si riferisce al fatto che queste artiste spesso si sono trovate a operare in solitudine entro contesti maschili o all’interno di un sistema che non riconosceva pienamente il loro valore. “Unica” donna in un gruppo di uomini: così appaiono per lo più nelle foto d’epoca.
La mostra mira a mettere in luce non solo il lavoro artistico delle sei protagoniste, ma anche le sfide e le battaglie che hanno affrontato nel contesto dell’arte italiana del Novecento. Il periodo esplorato comprende un arco temporale che va dall’anteguerra agli anni Ottanta, durante i quali il panorama culturale italiano si apriva alla postmodernità, portando con sé una crescente consapevolezza insieme alle pratiche del femminismo.
Lo sguardo sulla condizione femminile di quegli anni implica un’indagine sulla solitudine delle donne nel mondo dell’arte, sull’impegno politico che ha accompagnato la loro ricerca, sulla difficoltà ad emergere o semplicemente ad essere visibili in un universo maschile; significa, infine, approcciare con uno sguardo più attento e sensibile il loro lavoro.
Per ciascuna delle sei artiste è stato privilegiato un periodo preciso della loro produzione coerente con tali questioni, così da poter avere uno sguardo rinnovato sulla qualità delle loro opere, sperimentando, allo stesso tempo, una storia dell’arte raccontata da protagoniste donne e una storia dell’Italia come percorso dell’emancipazione e liberazione femminile.
L’iter espositivo prevede sale dedicate a ognuna delle sei protagoniste. Oltre alle opere provenienti da musei, enti pubblici, archivi o collezionisti privati di tutta Italia, ogni sezione è arricchita da materiale documentale originale e approfondimenti sulla vita e l’opera delle artiste. In chiusura alcuni filmati storici completano l’esperienza di visita.
Il catalogo della mostra (in doppia edizione italiano e inglese) si avvale dei preziosi contributi di tre storiche dell’arte e curatrici italiane che da anni si occupano di divulgazione e mostre in istituzioni pubbliche e private: Maria Grazia Messina, Anna Maria Montaldo e Giorgia Gastaldon.
L’esposizione
Un pannello di presentazione della mostra Unica accoglie i visitatori insieme ai ritratti delle sei artiste protagoniste: Carla Badiali, Carol Rama, Giosetta Fioroni, Carla Accardi, Tomaso Binga e Maria Lai.
L’esposizione si snoda attraverso le sale dell’intero primo piano dell’edificio museale, introdotta da una nota biografica per ciascuna artista a cui è stata destinata almeno una sala dove, oltre alle opere selezionate, è allestita una vetrina con materiali documentali originali.
La sala Carla Badiali presenta opere provenienti da collezioni private e pubbliche tra cui “Composizione n. 3” (1932-36) della Pinacoteca dei Musei Civici di Como, e “Composizione n. 128″(1939-40) del Museo del Novecento di Milano; la vetrina presenta i colorati studi per tessuti degli anni Trenta, realizzati per l’azienda da lei fondata.
Nella sala che rappresenta il lavoro di Carol Rama degli anni Cinquanta e Sessanta sono presenti alcune opere di forte impatto e contenuto, tra cui i cosiddetti “Bricolages”, con le loro metafore visive, come “Senza titolo (Contessa)” del 1963, con alcuni sporgenti, clamorosi unghioni che, come sosteneva l’artista, «devono graffiare» esprimendo la sua “rabbia” e “Senza titolo (si geme si fa del Bop)” del 1968, parte di una serie poi definita Autorattristatrici, la più esplicita, nel suo lavoro, rispetto al coevo frangente storico.
Due ambienti ospitano i grandi dipinti pop di Giosetta Fioroni tra cui si segnalano le opere del CSAC, dell’Università di Parma: “Cosmesi” (1963) su cui sciabolate di colore a smalto segnano ombre e risalti di spezzoni di una sequenza fotografica e “La ragazza della spiaggia” (1963-64) con progressione cinematografica dei fotogrammi restituiti in pittura, in una scansione di positivi e negativi, usata come espediente linguistico per inscenare l’omologata tipizzazione della società di massa.
Nella sala dedicata alle opere di Carla Accardi se ne possono ammirare alcune della serie dei “Trasparenti” e dei “Lenzuoli” dell’Archivio Accardi Sanfilippo di Roma: nei primi la pratica della pittura viene del tutto, momentaneamente, “sospesa” dall’artista con superfici strutturate dal solo intreccio di strisce di sicofoil; nei secondi l’artista, utilizzando pittura per stoffa, realizza i suoi segni astratti su grandi tele di cotone a uso domestico puntando l’attenzione sul tema della casa quale luogo tradizionalmente deputato alle donne e messo fortemente in discussione proprio dai moti femministi degli anni Settanta.
La saletta accanto è riservata al movimento femminista italiano (di cui Accardi è stata una militante) con libri, manifesti d’epoca e due significativi documentari sull’argomento: Cecilia Mangini, “Essere donne”, 1964, e Lorella Reale, “Storia del movimento femminista in Italia”, 2006.
Tra le opere di Tomaso Binga si trova la composizione fotografica della celebre performance “Bianca Menna” e “Tomaso Binga Oggi Spose” (1977), in cui l’artista inscenava un finto sposalizio con il suo alter-ego maschile artistico, allestendo una parodia dell’istituzione matrimoniale su cui si basano le nette e rassicuranti separazioni dei ruoli di genere. La sala è incentrata sul suo lavoro di poesia visiva, proveniente soprattutto dal MART di Rovereto, ben rappresentata dai suoi “Dattilocodice” (1978-80).
Il penultimo ambiente è dedicato agli anni Ottanta di Maria Lai, con le sue “Geografie-Lavagne” e presenta alcuni grandi lavori inediti, esiti più contemporanei, astratti e materici, nei quali è prepotente e assoluto il segno “linguistico”, la sua scrittura asemantica creata con il filo su carta e tessuto.
La sala immersiva, di chiusura alla mostra, propone un confronto fra due filmati: il muto di Fioroni, “La solitudine femminile”, e la sonora e inclusiva cronaca (restaurata nel colore) di “Legarsi alla montagna” di Lai. A suggello della visita si propone il recente filmato “Now We Have Seen. Women and Art in 1970s Italy”, della Bibliotheca Hertziana, Max Planck Institute for Art History di Roma, della serie “Hertziana Insights” prodotta nell’ambito dell’omonimo progetto Italian Council.
Carla Badiali, Carol Rama, Giosetta Fioroni, Carla Accardi, Tomaso Binga, Maria Lai
Unica. Sei storie di artiste italiane
A cura di Maria Grazia Messina, Anna Maria Montaldo, Giorgia Gastaldon
SPAZIO ILISSO
Via Brofferio, 23 – Nuoro
4 maggio – 1 settembre 2024
Opening: 4 maggio, ore 11.00
