ArtVerona 2026
Luogo
Galleria Il Ponte
Via di Mezzo, 42/b - Firenze

Categorie

Data
Nov 29 2024 - Feb 10 2025
Evento passato
Ora
18:00
Etichette
Mostra

non solo terracotta. 1959-1985, opere di Nanni Valentini

La mostra dedicata a Nanni Valentini e realizzata in collaborazione con la Fondazione Galleria Milano, vuole quasi essere una sintetica retrospettiva in cui vengono presentati alcuni vasi della fine degli anni Cinquanta e Sessanta, alcune grandi opere su carta e su tela fino ad una composizione in gres del 1983/84.
Nel 1975 Valentini scrive: “I quattro elementi terra, acqua, aria, fuoco mi interessano ancora. Così come lo sguardo, la memoria, la previsione. Mi piace manipolare la terra, vedere attraverso una tela, bagnare di colore le cose. Cerco di capire cosa c’è nell’ interspazio tra il visibile e il tattile. Forse è un desiderio di rendere fluido ciò che è cristallizzato. La creta, la tela, la carta sono i supporti che uso”.

Nanni Valentini nasce nel 1932 a Sant’Angelo in Vado, Pesaro. Qui, nel 1945, si iscrive alla scuola d’arte per decorazione ceramica. Dal 1949 al 1953 frequenta l’Istituto d’Arte di Faenza, allievo di Angelo Biancini grazie al quale apprezza l’opera di Arturo Martini e Donatello. Nel 1952 collabora con la bottega di Bruno Baratti a Pesaro e apre un suo studio con Oscar Piattella. Dopo il diploma, frequenta l’Accademia di Bologna. In un viaggio a Parigi nel 1955 conosce Gianni Bertini, Asger Jorn, Corneille; vede lavori di Burri, Wols, Bissier, Germaine Richier la cui tecnica dal negativo lo impressiona per fare dei grandi bassorilievi in cemento. Maneggia anche laterizi, cera, sabbia, catrame.

A Milano, tramite Scanavino e i Pomodoro, conosce Guido Ballo ed il gallerista Carlo Grossetti, Giuseppe Spagnulo e Adelio Maronati. Del 1960 la sua mostra alla galleria Il Giorno con Giò Pomodoro. Il lavoro pittorico subisce un arresto, distrugge tutti i quadri bianchi e metallizzati, ma realizza poi lavori nuovi dove il segno non è separato dalla materia ed essa ha una densità più plastica. Nella personale al Salone dell’Annunciata, Milano, espone dipinti e carte di intensa figurazione. Tornato a Pesaro per malattia, partecipa alla fondazione del Laboratorio Pesaro ed espone ceramiche a Praga e Monaco (1962). Gli anni Sessanta (lavora molto con Spagnulo, condividendo uno studio a Milano) lo vedono attivo con partecipazioni a mostre di pitture e sculture, soprattutto in Italia, ma non solo. La sua vita ed il suo lavoro si dividono sempre più tra Milano e Pesaro (dove studia le tecniche della pittura antica, per approdare poi ad una pittura in rilievo o a una scultura dipinta).

Si occupa molto di cinema a contatto con Pier Paolo Pasolini e milita in politica nel gruppo promotore di “Manifestazione d’arte di protesta”. Inizia l’attività di insegnante; viene riaperto il laboratorio di ceramica (Ceramica Arcore) ad Arcore. Insegna all’Istituto d’Arte di Monza fino al 1985 e fa ricerca sul colore e sul linguaggio visivo. Rivive le astrazioni degli anni precedenti e riprende i segni sperimentati nell’informale. In questi anni prolifici, fine ’60 -’70, utilizza la carta pesta, il cartone bagnato, la cera, la sabbia, il cemento, la garza, il legno e la terracotta con la quale realizza una serie di piastre con impronte di alberi, foglie. Inizia a lavorare alle “impronte”, con partecipazioni a collettive e mostre personali all’estero e in Italia:

Nel 1977 si sposta nello studio ad Arcore, partecipa a Pratica/Milano, Studio Marconi, Milano e presenta una personale di sculture e carte a Lo Spazio, Brescia, che precede la partecipazione alla VI Biennale della grafica d’arte di Firenze – Prato. Ormai continuo è l’avvicendarsi di partecipazioni ed esposizioni – molte le personali – di sculture, ceramiche, pittura anche per il decennio a seguire fino al 1985, anno della sua improvvisa morte.

Ma la materia da cui si sviluppa tutto il lavoro di Valentini è fondamentalmente l’argilla, una realtà tangibile, che gli è consona e verso la quale si porge quasi in ascolto, ricercando quanto nasconde e come rivelarlo. E ancora Valentini nel 1979 scrive: “Sono segni, ancora segni nel e del paesaggio, ombre, luccichii, scalfitture, crepe, vuoti, sguardi, attese, segni visibili dunque. Quelli invisibili, che cerchiamo, sono ancora custoditi gelosamente nella terra, ma il presagio già li percorre, sono dietro i muri, sotto la pelle, fra le pieghe delle trame, nascosti in una memoria senza codici, preservati dall’anima del tempo con tutti i successivi segni.”

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