Castelbasso - Progetto Genesi

Andrea Mastrovito riscrive la storia a Palazzo Palumbo Fossati

Andrea Mastrovito inaugura i nuovi spazi della Galleria Michela Rizzo, a Palazzo Palumbo Fossati. La mostra crea continuità tra passato e presente, utilizzando la memoria come strumento di resistenza.

Venezia conclude l’anno con un autunno molto ricco per la scena artistica. La Galleria Michela Rizzo apre le porte della sua nuova sede a Palazzo Palumbo Fossati e affida l’inaugurazione ad Andrea Mastrovito. Per la sua seconda personale con la galleria, intitolata Quando il cielo finisce, l’artista bergamasco propone un’operazione di rilettura storica. La mostra trasforma le sale del palazzo in un teatro di memoria attiva, dove la storia dell’arte si scontra e si fonde con l’urgenza del presente.

Il progetto nasce per rendere omaggio agli artisti che hanno segnato il percorso della galleria, ricostruendone l’identità. Mastrovito convoca idealmente figure come Vito Acconci, Fabio Mauri, Hamish Fulton e Nanni Balestrini, utilizzando le loro poetiche come “materiale da costruzione”. Le opere storiche diventano il terreno su cui l’artista innesta la sua narrazione. Le stratificazioni materiche, i disegni e gli intarsi sono funzionali alla costruzione del suo linguaggio.

Il fulcro della narrazione risiede nel contrasto generazionale. Figure di bambini e adolescenti irrompono nelle composizioni, giocando e combattendo contro la rigidità della storia. È un immaginario che fonde poetica e politica: l’infanzia non è vista come età dell’innocenza, ma come forza di resistenza e riscrittura del reale. Il percorso espositivo traduce questa tensione in opere specifiche.

L’impatto visivo della mostra è immediato e potente. Al centro di una delle sale principali domina La crociata dei bambini, un’opera monumentale che dialoga con la memoria del Muro Occidentale di Fabio Mauri. L’immagine è quella di un’imbarcazione carica di giovani, che sembrano navigare non solo nello spazio, ma nel tempo. A terra, un’installazione di strisce blu increspate simula un mare cartaceo, estendendo l’opera dalla parete al pavimento. Lo spettatore viene così avvolto in una dimensione immersiva che evoca il viaggio e l’incertezza.

Proseguendo nel percorso, la tensione sale con opere come The Frontline is Everywhere. Qui, le grandi composizioni a parete mettono in scena veri e propri scontri urbani. Osservando i dettagli, si nota come la guerriglia sia combattuta con armi improprie: le barricate, ad esempio, sono fatte di libri e cataloghi. È l’affermazione finale del progetto: la cultura e la memoria rimangono gli ultimi scudi validi per proteggere e immaginare il futuro.

In altre sale, l’atmosfera sembra mutare verso una quiete. Opere come Non vogliamo niente mostrano figure infantili immerse in giardini rigogliosi e coloratissimi. Tuttavia, l’idillio rivela la sua complessità: la vegetazione si intreccia con frammenti di testo e collage tipografici ispirati a Nanni Balestrini. Le parole “Contro”, “Tutto” affiorano tra i fiori e l’erba, trasformando il paesaggio in un manifesto politico mimetizzato. Bambini e adolescenti non sono spettatori passivi, ma attori di una resistenza necessaria, una rigenerazione di senso.

Il dialogo con la natura e la memoria prosegue con una serie di frottages e collages che reinterpretano immagini di fiori commemorativi. In questi lavori, il lutto viene trasformato in gesto vitale, intessendo un confronto diretto con le poetiche di Hamish Fulton, Nanni Balestrini, Roman Opalka e Lawrence Carroll. A chiudere il cammino, nell’ultima stanza, lo scontro si fa intimo e concettuale: su alcune piccole lavagne con abaco sono incise scene di guerriglia urbana. Qui le figure si riparano dietro barricate costruite con libri, cataloghi e testi storici della galleria in un atto esplicito di resistenza e memoria.

L’artista dimostra che interrogare l’archivio della galleria significa trasformarlo in uno strumento per decifrare il presente. Attraverso questo corpus di opere inedite, Mastrovito costruisce un omaggio alla storia della Galleria Michela Rizzo, ma anche una profonda riflessione sul nostro tempo. Ci consegna l’immagine di un cielo che, pur finendo e mostrando il suo limite fisico, lascia intravedere nuove e più consapevoli possibilità di visione.

Andrea Mastrovito
Quando il cielo finisce
Galleria Michela Rizzo, Palazzo Palumbo Fossati
Venezia
Dal 15 novembre 2025 al 7 febbraio 2026

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