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Alì Assaf al MLAC: quarant’anni di ricerca tra esilio e politica

Al MLAC di Roma la prima antologica italiana dedicata ad Alì Assaf ripercorre quasi quarant’anni di ricerca tra esilio, memoria e critica politica. Un percorso che restituisce centralità a una figura chiave della diaspora irachena.

Il MLAC – Museo Laboratorio di Arte Contemporanea della Sapienza Università di Roma presenta, Alì Assaf. Opere 1973-2011, prima ampia retrospettiva italiana dedicata all’artista iracheno Alì Assaf, nato a Bassora nel 1950. L’esposizione è curata da Arianna Desideri, con il contributo del comitato scientifico composto da Ada Barbaro, Marta D’Andrea, Michelina Di Cesare e dalla direttrice del museo Francesca Gallo. La mostra si configura come un intervento critico sul modo in cui la storia dell’arte contemporanea sta progressivamente ridefinendo le traiettorie diasporiche e le prospettive postcoloniali fino a oggi scarsamente riconosciute.

Negli ultimi anni il museo universitario del MLAC ha orientato la propria programmazione verso pratiche artistiche capaci di interrogare identità, migrazione, memoria e costruzione culturale dello sguardo occidentale. La vicenda di Assaf si inserisce in questo orizzonte; storicizzare oggi il suo lavoro significa anche interrogarsi sulle ragioni della sua lunga marginalizzazione all’interno del sistema artistico italiano.

L’itinerario espositivo attraversa quasi quattro decenni di produzione attraverso un impianto che intreccia cronologia e nuclei tematici. Le opere degli anni Settanta restituiscono il momento della formazione e del trasferimento dall’Iraq a Roma. Tra i primi lavori compaiono ritratti e autoritratti ancora legati a una matrice figurativa, attraversata però da progressive tensioni verso l’astrazione. Uno dei dipinti, portato con sé durante il viaggio verso l’Italia, conserva evidenti riferimenti a Amedeo Modigliani; un altro, realizzato poco dopo l’arrivo nella capitale, dissolve quasi completamente la figura nella composizione. Sono immagini che testimoniano il passaggio da un’identità ancora in costruzione a una progressiva ridefinizione del linguaggio artistico.

Giunto a Roma nel 1973 dopo il diploma all’Istituto di Belle Arti di Baghdad, Assaf frequenta l’Accademia di Belle Arti, dove conclude gli studi nel 1977. Più che l’ambiente accademico, sarà però il quartiere di San Lorenzo a determinare il suo radicamento culturale. In quegli anni il rione rappresenta uno spazio di intensa elaborazione politica e artistica, attraversato da collettivi, sperimentazioni e pratiche di militanza culturale. È all’interno di questo contesto che l’artista costruisce la propria rete relazionale e sviluppa una ricerca sempre più intrecciata alle tensioni geopolitiche del presente.

Con gli anni Ottanta il lavoro di Assaf assume una dimensione apertamente politica. L’ascesa al potere di Saddam Hussein nel 1979 trasforma infatti il soggiorno romano in una condizione di esilio irreversibile. Da quel momento la distanza diventa un elemento strutturale della sua esistenza. La pratica artistica si orienta allora verso forme concettuali, dove pittura, installazione, fotografia e performance convivono. Militarismo, repressione politica, diaspora e violenza emergono come urgenze da rendere visibili.

Il nucleo centrale della mostra è dedicato agli anni Novanta, periodo in cui la ricerca dell’artista raggiunge una particolare complessità linguistica. La Guerra del Golfo apre infatti due linee parallele di riflessione. Da un lato Assaf elabora il tema dell’esilio attraverso il corpo e la memoria familiare; dall’altro sviluppa una critica ironica e dissacrante alle retoriche identitarie e alle rappresentazioni stereotipate della cultura araba diffuse nell’Italia di quegli anni. Emblematico in questo senso è Il Diario della Guerra del Golfo (1990-1991), ampio ciclo pittorico in cui le notizie provenienti dal conflitto si trasformano in un archivio visivo tra testimonianza pubblica e trauma personale. Le tele assumono il carattere di annotazioni diaristiche, dove la cronaca geopolitica si intreccia alla dimensione intima della perdita e della distanza.

Parallelamente, fotografia e performance diventano strumenti attraverso cui smontare le narrazioni semplificate sull’identità araba e islamica. Lo sguardo di Assaf si colloca in uno spazio intermedio, attraversato dalla possibilità di abitare simultaneamente più appartenenze culturali senza ridurle a sintesi concilianti. Questa tensione emerge con particolare chiarezza in Io e loro sotto il primo cielo (1991), opera che suggerisce un’appartenenza non definita dal confine geografico ma da una condizione condivisa e transnazionale. L’esilio viene vissuto con il forte interesse da parte dell’artista di mantenere aperta la possibilità di una memoria comune, irriducibile alle logiche nazionali.

La mostra si conclude con Al Basrah the Venice of the East (2010), lavoro fotografico e video dedicato alla città natale dell’artista. Il titolo recupera l’antica definizione attribuita a Bassora da un ufficiale britannico della fine dell’Ottocento, colpito dalla somiglianza tra la città irachena e Venezia. A questa immagine storica si sovrappone il paesaggio devastato lasciato dai bombardamenti e dalla compromissione dell’ecosistema locale.

L’esposizione è accompagnata da un articolato programma pubblico che amplia ulteriormente il discorso attorno alla pratica di Assaf. Il 23 maggio il MLAC parteciperà alla Notte Europea dei Musei nell’ambito del Maggio Museale della Sapienza, con apertura straordinaria fino a mezzanotte. Nel corso della giornata sono previsti il laboratorio per bambini Finestre di carta, ispirato all’opera Finestre di stoffa, una visita guidata condotta dalla curatrice e una performance dell’artista che coinvolgerà sia gli spazi del MLAC sia quelli del Museo del Vicino Oriente, Egitto e Mediterraneo.

La serata proseguirà con la proiezione in anteprima di Segni particolari: straniero (1987), raro documentario-intervista in cui Assaf riflette sulla propria esperienza migratoria e sul rapporto costruito con Roma. Rivedere oggi questo materiale negli stessi ambienti universitari attraversati dall’artista negli anni Settanta produce una sorta di cortocircuito storico: il termine “straniero”, assunto nel titolo come marchio di alterità, diventa nel suo lavoro una prospettiva da cui osservare le dinamiche culturali e politiche della contemporaneità.

Il 28 maggio il ciclo di incontri si concluderà con la tavola rotonda Roma anni Novanta. Conversazioni per una storia recente, curata da Desideri, con la partecipazione di Andrea Aquilanti, Gea Casolaro, Lucilla Meloni, Alfonso Perrotta e Mary Angela Schroth. L’incontro mira a restituire il contesto artistico romano di quel decennio, segnato da spazi indipendenti, pratiche collettive e tensioni costanti tra produzione culturale e dimensione politica.

Alì Assaf. Opere 1973-2011 si identifica come un progetto necessario per aver affrontato con largo anticipo questioni oggi cruciali nel dibattito internazionale: la costruzione identitaria nelle condizioni diasporiche, il rapporto tra arte e migrazione, la possibilità di una pratica politica capace di preservare complessità e ambiguità. Molto prima che questi temi entrassero stabilmente nel lessico curatoriale globale, Assaf li elaborava nella Roma di San Lorenzo, in una posizione sostanzialmente periferica rispetto alle istituzioni. Che sia oggi un museo universitario a riconoscerne il ruolo storico rivela quanto il processo di ampliamento del canone artistico contemporaneo sia ancora lento, ma inevitabile.

Alì Assaf
Alì Assaf. Opere 1973-2011
MLAC – Museo Laboratorio di Arte Contemporanea della Sapienza Università di Roma
a cura di Arianna Desideri
dal 21 aprile al 29 maggio 2026
23 maggio Finestre di carta, con l’anteprima di Segni particolari: straniero
28 maggio Roma anni Novanta. Conversazioni per una storia recente

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