L’essenzialità come principio etico e l’ombra come dispositivo formale sono al centro della mostra Da un’altra parte, dedicata a Guido Guidi (Cesena, 1941), tra i maestri della fotografia contemporanea. L’allestimento propone un’ampia selezione di opere realizzate tra i primi anni Settanta e il 2023, ripercorrendo decenni di indagine visiva e concettuale.
Riconosciuto a livello internazionale per una visione della realtà che intreccia lirismo e analisi, Guidi ha saputo restituire dignità estetica a ciò che è quotidiano, marginale, spesso dimenticato. In mostra, le fotografie non seguono un ordinamento cronologico né si limitano alla suddivisione per generi (ritratto, natura morta, architettura), ma sono accostate per creare dialoghi poetici fondati sulla presenza di ombre, riflessi, bagliori e zone d’oscurità. È proprio l’ombra, intesa come impronta effimera della luce, a diventare chiave tematica e visiva per riflettere sulla transitorietà dell’esistenza e sulla natura stessa della fotografia.
Alessandro Rabottini, curatore del progetto, propone un’interpretazione della pratica fotografica di Guidi come poetica dell’attenzione, un esercizio costante di osservazione e restituzione del mondo. La macchina fotografica, in questa prospettiva, non è solo strumento tecnico, ma anche lente esistenziale: mezzo per trattenere ciò che sfugge, per dare forma visiva a uno scarto, un dettaglio, una traccia. Non sorprende, quindi, che in alcune opere compaia l’ombra dell’autore stesso, segno silenzioso della sua presenza e testimonianza del processo di creazione.



Tra le immagini più evocative della mostra figurano i sei scatti di Ronta 11/08/1999, che documentano i momenti di un’eclisse solare, oppure gli interni rarefatti della casa-studio dell’artista, ripresi al limite dell’astrazione. Vuoti, muri scrostati, insegne spoglie, finestre aperte su paesaggi incerti diventano emblemi di un’estetica del silenzio, erede della cultura visiva italiana che da Piero della Francesca arriva fino a Luigi Ghirri, passando per Antonioni e Morandi.
Con uno sguardo rigoroso, parsimonioso, ma capace di abbracciare la complessità del mondo, Guidi costruisce immagini in cui l’essere umano – raramente visibile – emerge in modo sfuggente, spesso occultato da ombre o immerso nella penombra. È la fotografia stessa, sembra suggerire, a incarnare una forma di coscienza etica: un’arte che si radica nel tempo, nello spazio e nella responsabilità dello sguardo.
Da un’altra parte non è dunque una semplice retrospettiva, ma un’occasione per avvicinarsi al pensiero fotografico di Guido Guidi, per attraversarne le costanti e le varianti, e per lasciarsi guidare in quel territorio fragile e prezioso dove la luce si fa ombra e il vuoto diventa presenza.




