Elizabeth A. Povinelli -TheInheritance Undomesticated Ground
Dal 17 luglio al 20 settembre Centrale Fies presenta Undomesticated Groud, group show + live program con Giulia Crispiani e Golrokh Nafisi, Marcos Kueh, Elizabeth A. Povinelli, Théophile Peris, Adam Christensen con Tom Wheatley e David Aird a cura di Simone Frangi e Barbara Boninsegna, con la curatela esecutiva di Maria Chemello. La mostra apre il 17 luglio con un live program composto dalla performance “The city we imagine” di Giulia Crispiani e Golrokh Nafisi e un concerto di Adam Christensen con Tom Wheatley e David Aird.
Undomesticated Ground è il terzo episodio di una trilogia di mostre collettive dedicate ai concetti formulati da Stacy Alaimo nella sua produzione teorica, che ha esordito nel 2023 con un primo episodio incentrato sulla nozione di naked word (parola nuda) che Alaimo impiega per qualificare il corpo in protesta e in solidarietà con altri agenti non umani e che si è sviluppata nel 2024 con un secondo episodio dedicato al concetto di material self (sé materiale) – con cui Alaimo esplora l’inedita vicinanza del corpo umano all’ambiente e una rinnovata comprensione, di tipo relazionale, dei concetti di “casa”, “rifugio” e di “abitare il mondo”.
Il terzo episodio della trilogia prende spunto dal saggio Undomesticated Ground scritto da Alaimo nel 2000 con l’obiettivo di decostruire criticamente le prospettive teoriche e simboliche che hanno costruito – particolarmente in Occidente – un’idea di “natura” oggettificata, addomesticata e disponibile, da cui estrarre risorse materiali, simboliche e cognitive. In linea con le istanze di Alaimo, la mostra riunisce prospettive artistiche che sovvertono lo spazio deterministico di questa idea di “natura” e che reclamano la vita biologica – sia degli umani che di altri agenti non umani – come uno spazio indisciplinato e disobbediente, carico di possibilità politiche e immaginative. Uno spazio non neutro, romantizzato ma piuttosto attraversato da storie di colonialità (esterna e interna), rotture ecologiche, assegnazioni di genere e razziali nonché suddivisioni di valore calcolate su basi economiche e di classe. La mostra si inserisce in questo solco, raccogliendo opere che interrogano le tassonomie imposte sia all’umano e più che al più-che-umano dalle imprese imperiali occidentali, dal capitalismo, dall’emergenza della proprietà privata come strumento di estrazione personalistica dalla terra nonché dall’organizzazione del suolo in virtù di un urbanismo antropocentrico.
L’opening della mostra, giovedì 17 luglio, segna inoltre l’inizio del weekend dedicato a LIVE WORKS SUMMIT e della programmazione estiva di Centrale Fies, restituzione degli esiti dei progetti annuali e dei principali assi di ricerca sviluppati. Da sempre a Centrale Fies – centro di ricerca per le pratiche performative contemporanee, nato sotto l’egida di Hydro Dolomiti Energia – le arti visive incontrano il performativo e si arricchiscono di momenti di riflessione, incontro e ricerca. Il Group Show è infatti accompagnato da un Live program con Giulia Crispiani e Golrokh Nafisi che presenteranno la performance The city we imagine durante l’opening di giovedì 17 luglio, e un workshop di textile art dal titolo green, red and black tenuto dalle artiste il 19 e 20 luglio. Parte del live program sono anche le performance/concerto di Adam Christensen con Tom Wheatley e David Aird. Infine Théophile Peris è presente con un workshop sul “wool waulking”, antica lavorazione celtica della lana.
Elizabeth A. Povinelli presenta il film The Inheritance, proiettato dal 17 al 20 luglio. Povinelli è Professoressa di Antropologia e Studi di Genere alla Columbia University, Corresponding Fellow dell’Australian Academy of the Humanities e membro fondatore del Karrabing Film Collective. Il suo lavoro accademico si è concentrato sullo sviluppo di una teoria critica del liberalismo tardo coloniale e delle sue ripercussioni, elaborata attraverso otto monografie e numerosi saggi. The Inheritance è un saggio video in tre atti che esplora l’eredità come un accumulo di privazioni razziali e coloniali. La storia familiare inquietante e vivida offre una chiave di lettura per pensare criticamente alla posizione sociale, all’appartenenza legata al luogo e ai privilegi e alle punizioni che ne derivano.
