Una tradición de lo moderno Mancino Milo Perrottelli
La mostra permette di vedere l’opera riunita dei tre maggiori esponenti italiani del movimento MAdi: Enea Mancino, Renato Milo, Antonio Perrottelli.
Fondato originariamente a Buenos Aires alla metà degli anni Quaranta del Novecento da Carmelo Arden Quin, con un gruppo di amici, il MADÍ (acronimo di Movimiento Abstraccion Dimension Invencion o di MAterialismo Dialéctico) rompe gli schemi della pittura tradizionale, rifiutando la “finestra” del quadro classico a favore della poligonalità. Il Movimento o si propone di oltrepassare il recinto chiuso del quadrato o del rettangolo per trasgredire i limiti del telaio, conquistare lo spazio e estendere le forme al di là della cornice.
MAdi nasce in Italia nel 1984 su sollecitazione Arden Quin, portando una ventata di rigore geometrico e libertà compositiva, trovando la figura centrale in Salvatore Presta fondatore a Genova del MAdi Italia. L’elemento distintivo consiste nella totale rivendicazione della autonomia dell’arte che deve essere libera dalla rappresentazione e non soggiacere ai limiti della cornice, ma essere irregolare e dinamica al punto che molte opere, contraddistinte dall’uso di colori piatti, sono mobili e lo spettatore le può toccare e spostare.
Il manifesto del Madì descrive l’oggetto artistico come invenzione significativa per la sua sola esistenza senza rimandi alla realtà o al simbolo, ma presente nello spazio e nel tempo come atto trascendente e meraviglioso.
Attraverso mostre storiche e una fitta rete di artisti, il MAdi italiano ha trasformato il rigore matematico in un gioco visivo ludico e vibrante, influenzando profondamente l’astrattismo geometrico contemporaneo e mantenendo viva l’eredità delle avanguardie storiche con una freschezza sorprendente.
