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Luogo

DAV - Dipartimento di Arti Visive
via Matteotti 2/4 - Soresina (CR)

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Data

Mar 13 - 22 2026
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Ora

21:00

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Mimmo Rotella – L’Homme Italien

Il DAV – Dipartimento di Arti Visive di Soresina (CR) ha da sempre nelle sue corde la volontà di un confronto diretto con quella grande arte contemporanea che, senz’ombra di dubbio, abbia segnato con modalità indelebili il passo del nostro panorama artistico. Mimmo Rotella (Catanzaro, 1918 – Milano, 2006) è stato sicuramente tra i più grandi protagonisti della nostra epoca: per questo motivo – e solo per un periodo limitato – il DAV, grazie alla preziosissima collaborazione con le Gallerie Orler, ha deciso di rendere merito al genio dell’artista calabrese con una retrospettiva su quella che è poi è divetata la sua azione principale, legata all’idea di décollage come elemento sostitutivo della pittura e alla corrente del Nouveau Réalisme come veicolo di diffusione, corrente di cui, complice anche la guida del celebre e illuminato critico d’arte francese Pierre Restany, Rotella è stato di certo musa e artefice.

L’esposizione, dal provocatorio e fantasioso titolo L’HOMME ITALIEN – in riferimento certo a un ipotetico, forse improbabile ma suggestivo epiteto rivolto all’artista italiano dai suoi compagni transalpini – vuole in prima battuta puntare l’attenzione sulla fondamentale presenza di Rotella nelle geografie della corrente, sottoscritta nel suo manifesto da artisti del calibro di Yves Klein, César, Martial Raysse, Arman, Daniel Spoerri, Tinguely, Niki de Saint-Phalle, Christo, Dufrêne, Hains e Villeglé. A ciò si aggiunge la cifra stilistica dell’artista di Catanzaro: esposte quindi quasi quaranta opere, dagli anni Sessanta agli anni Ottanta, a dimostrazione della grande versatilità del Maestro alle prese con le tecniche grafiche delle più varie (dalla stampa litografica all’incisione all’intervento fisico sulla carta del manifesto strappato) al pari di quelle pittoriche, in virtù di un’attenzione alle dinamiche compositive proprie della pittura. Di fatto, proprio il gesto artistico di Rotella non sente differenza alcuna da una tecnica all’altra, né per importanza né per nobiltà esecutiva, ma anzi, fin dagli anni Cinquanta, egli volle considerare ogni momento come espressione cardine di quel nuovo approccio alle arti visive che stava emergendo. Nello specifico, l’operazione che l’artista svolge con i décollage è concettualmente più vicina alla provocazione dei dadaisti dei primi decenni del Novecento, per quanto del tutto in sintonia con l’estetica contemporanea della fotografia pubblicitaria, della propaganda e dell’immagine di una cultura di massa sempre più dilagante propria della metà del XX secolo. Strappare i manifesti (dalla sua sede e poi, una volta incollati, una seconda, terza, quarta volta, mediante il suo gesto, sulla tela), è certo deriva artistica assoluta; ma è anche mezzo di protesta contro una società che, secondo l’artista, aveva perso il suo appetito per il cambiamento e la trasformazione; infine, è simbolo di quella stessa società dell’effimero che non considera saldi neppure i miti di cui si è dotata nell’immediato, pronta a sostituirli al primo cambio di vento.

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