Segno Abruzzo e dintorni 2026
Matteo Capriotti, Insaziabile essenza divina, 2025, acrilico e olio su tela, 160 x 120 cm
Luogo
Casa Vuota
via Maia 12, int. 4A, Roma

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Data
Apr 24 2026 - Giu 28 2026
Evento passato
Ora
18:00
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Mostra

Matteo Capriotti | Big Bang

Tra incendi e abbracci, un segno elementare e potente si libera, si dilata, si fa spazio, prende corpo, rendendo esplosiva la prima mostra personale di Matteo Capriotti, che si intitola Big bang e viene ospitata dal 24 aprile al 28 giugno 2026 a Casa Vuota in via Maia 12 a Roma, a cura di Francesco Paolo Del Re e Sabino de Nichilo. La mostra siinaugura venerdì 24 aprile alle ore 18 e, dopo l’inaugurazione, si può visitare su appuntamento fino al 28 giugno 2026, prenotando ai numeri 3928918793 o 3284615638 oppure all’email vuotacasa@gmail.com.

«Il Big Bang evocato dal titolo – spiega Matteo Capriotti – non allude tanto a un evento cosmologico quanto a un processo pittorico: il momento in cui un segno inaugura una costellazione di immagini, relazioni e possibilità di spazio. Tutto nasce da una domanda elementare e vertiginosa: cosa accade quando un segno appare per la prima volta? Big Bang prende forma come una riflessione sul momento originario dell’immagine, su quel punto di intensità in cui il gesto pittorico smette di essere traccia e comincia a produrre spazio. Casa Vuota diventa il luogo di questa nascita, un ambiente domestico che si trasforma progressivamente in campo di forze visive».

E così, ad accogliere i visitatori sono dei disegni che – nelle intenzioni dell’artista – introducono «alla condizione primaria del segno». Capriotti racconta che «sono immagini ancora instabili, quasi germinali, in cui la figura emerge direttamente dall’urgenza del gesto. Qui la pittura non è ancora spazio: è un’apparizione».

Poi, addentrandosi lungo il percorso della mostra, «lo spazio subisce una torsione percettiva», dichiara l’artista. «Il pavimento viene trasformato da una scacchiera che altera la geometria domestica e produce una superficie mentale, un luogo liminale in cui l’immagine sembra oscillare tra presenza e illusione. All’interno di questo campo, due opere instaurano una relazione di tensione. Da un lato un grande dipinto simula la presenza di un disegno monumentale, come se il segno si fosse improvvisamente espanso fino a occupare lo spazio architettonico. Dall’altro, un dipinto che replica la stanza stessa la deforma in un vortice prospettico, come se l’ambiente fosse attraversato da una forza di collasso capace di risucchiare l’immagine. Il segno appare e simultaneamente precipita nel mondo che lo contiene».

È una tensione crescente, destinata però a disperdersi «in una proliferazione di immagini». «Tele di diverse dimensioni – prosegue Capriotti – generano un ambiente attraversato da luci, incendi, scintille e apparizioni figurative. Tra queste emergono anche abbracci, presenze che interrompono la dimensione cosmica con un gesto umano elementare».

L’arte di Matteo Capriotti affonda in un immaginario onirico che scivola tra realtà e sogno, universale e individuale. I confini tra figurazione e astrazione sono attenuati, creando un linguaggio visivo in cui colore e forma sono connessi a una memoria personale e collettiva.

«La mia pratica – dichiara l’artista – trova nella pittura la possibilità di uno sguardo su esperienze umane essenziali, partendo dalla ricerca di un segno infantile, un viaggio a ritroso nella memoria espresso da linee disinvolte che talvolta creano composizioni rigorose in cui il gioco, la battuta di spirito e un’innocenza perduta fanno da padroni. Storia dell’arte, cultura di massa, simboli, banalità quotidiane e temi provinciali creano un dialogo plurale e concitato. Con questi elementi, trovo un equilibrio attraverso espedienti pittorici che danno vita a racconti generali, tesi tra la libertà della scelta casuale e la precisione di una composizione meticolosa, combinando una rappresentazione che pare avere un principio cosmologico: corpi sospesi, griglie e approssimazioni infantili sembrano attraversare diversi flussi di coscienza. La mia pittura miscela amabilmente realtà e fantasia, cercando nell’individuale il fanciullesco e nel collettivo il simbolismo, tentando un disperato affronto a un’infosfera opprimente e invitando lo spettatore a una tregua con se stesso».

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