Art Basel Basel
Isadora Neves Marques_Love in the Paleolithic, 2026
Luogo
Galleria Umberto Di Marino
Galleria Umberto Di Marino
Via Alabardieri,1 - 80121 Napoli, Italia

www.galleriaumbertodimarino.com

Categorie

Data
Mag 23 2026 - Lug 30 2026
In corso...
Ora
11:00 - 19:00
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Mostra

Isadora Neves Maqrues | Love in the Paleolithic

Siamo molto felici di inaugurare Love in the Paleolithic, di Isadora Neves Maqrues, primo progetto personale interamente concepito e sviluppato negli ambienti di Casa Di Marino. La mostra segna l’avvio di un nuovo capitolo nella programmazione della galleria, attivando la dimensione domestica come spazio di sperimentazione e ricerca, in cui si alterneranno progetti personali e nuove produzioni degli artisti rappresentati e non.


Abitare questo contesto significa anche metterne in discussione le consuetudini. Le logiche della decorazione domestica vengono piegate e rimesse in gioco, mentre lavori recentissimi si inseriscono in un ambiente privato, contribuendo a ridefinire il rapporto tra spazio e esposizione. In dialogo con la quotidianità della famiglia Di Marino, queste immagini che evocano una preistoria possibile, più che ricostruita, aprono a una riflessione in divenire e tracciano le prime linee di un nuovo ciclo di opere su cui Isadora Neves Marques è ancora al lavoro. La mostra si configura così come una soglia, un momento di passaggio che lascia intra vedere il processo prima della sua compiutezza, una visione che si offre come work in progress.


Segue un testo scritto dall’artista:
“Alcuni anni fa ho scoperto che una delle più antiche rappresentazioni sessuali conosciute nella storia dell’arte si trova nel mio paese d’origine. Nella remota valle del Côa, nel nord del Portogallo, al confine con la Spagna, tra incisioni rupestri di cavalli e altri animali, esiste un’immagine paleolitica di un uomo che ha un rapporto con un toro. È molto raro trovare rappresentazioni di figure umane nel Paleolitico, e ancora più raro in una scena di natura sessuale.


Ho visitato questo disegno l’anno scorso, di notte, sotto la luna piena, con l’aiuto di un archeologo.
Abbiamo dovuto camminare nell’erba alta lungo un ruscello, con l’acqua che scorreva malinconicamente nelle orecchie, evitando le zecche che cercavano di saltarci addosso. La luna era così luminosa che riuscivamo a vedere la valle a occhio nudo. Superati alcuni alberi dai rami bassi, l’archeologo ha puntato la torcia verso un masso, ed eccolo lì, un grande toro, disegnato con precisione in uno stile realistico, e sopra di esso la figura di un uomo, con la bocca aperta, un fallo enorme, una linea espressiva e diretta a indicare l’eiaculazione e diverse linee ondulate sopra la testa, che l’archeologo interpretava come un orgasmo o come lo spirito dell’uomo che abbandona il corpo. Il disegno rupestre potrebbe risalire a 35.000 anni fa, ma credo che quella sensazione la conosciamo tutti, no?


Il disegno del Côa non è una semplice scena sessuale tra due esseri umani. È una scena tra un umano e un animale che, ai miei occhi, al di là del tabù, mette in luce l’intensità di sentimenti senza vincoli, quasi disumani, che tutti affrontiamo, ieri come oggi, quando si tratta di sesso e amore. Siamo separati dai nostri antenati paleolitici dal linguaggio e dalla psicologia, e da tutti questi discorsi sofisticati sull’ego, eppure, nonostante ci consideriamo così intelligenti e civilizzati, siamo altrettanto posseduti dalle nostre emozioni primarie, dal desiderio, dalla passione e dall’ambigua confusione tra gelosia e idealizzazione. Il desiderio di amare e di essere amati.


Da solo per mesi in una grande casa messa a disposizione dalla Luma Foundation ad Arles, nel sud della Francia, vicino ai luoghi in cui sono stati rinvenuti resti di Neanderthal, ho dipinto il disegno del Côa a memoria. Poi ho cercato altre immagini sessuali preistoriche, dipingendo variazioni di ciascuna, cercando di instaurare con esse un rapporto intimo. Non sono molte quelle che conosciamo, alcune incisioni rupestri in Val Camonica, nelle Alpi italiane, altre in Scandinavia. Alcune rappresentano anch’esse rapporti tra umani e animali, altre mostrano due esseri umani che si abbracciano.


Nel ridipingere queste immagini antiche ho trovato un modo per riconnettermi con me stesso. Dopo una formazione come pittore, non dipingevo da quindici anni. Mentre il mio lavoro nel cinema cresce di scala e la mia carriera parallela si sviluppa in veri e propri lungometraggi per le sale, dopo Rotterdam e Cannes, sto ritrovando un rapporto personale con l’arte in questi piccoli gesti pittorici, ognuno simile a un frammento poetico, cosa che chi mi segue sa quanto ami.


Naturalmente, detto tra noi, sto anche realizzando un film con dei Neanderthal innamorati, che avrete modo di vedere presto, portando per la prima volta il disegno del Côa nel cinema, e dipingendo i diversi divani su cui ho fatto psicoterapia negli anni, persino le vecchie scarpe consumate del mio terapeuta. Un’idea, o un’immagine, ne genera sempre un’altra. Stiamo vivendo tempi confusi. E a volte ci ritroviamo soli a chiederci a cosa ci abbia condotto tutta questa intelligenza. Per andare avanti con speranza, umanità e desiderio, sento il bisogno di tornare all’inizio. A ciò che ci ha resi umani. Al sesso e all’amore”.
Isadora Neves Marques, Aprile 2026

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