Gabriele Silli | Immenso Spermatozoo Sottomarino
La Fondazione D’ARC è lieta di annunciare l’apertura della mostra personale dell’artista Gabriele Silli, dal titolo Immenso Spermatozoo Sottomarino, a cura di Giuliana Benassi.
La mostra presenta la recente ricerca dell’artista con due grandi installazioni site-specific pensate per gli spazi della Fondazione D’ARC, insieme a delle opere scultoree che, come una punteggiatura, si mescolano con l’allestimento della collezione permanente.
Il titolo della mostra, Immenso Spermatozoo Sottomarino, allude incontrovertibilmente all’origine della vita, rovesciandone la sua drammaturgia filosofica e biologica, in una visione grottesca che si configura come una specie di sottomarino affiorante nei territori della Fondazione, portatore di alghe, detriti e spoglie provenienti da un mondo abissale. Nel percorso espositivo le opere approfondiscono visivamente la suggestione di ciò che riaffiora da un altrove non meglio identificabile se non in un’ambigua metafora che intreccia la dimensione del subacqueo e quella del subconscio.
La mostra prende avvio dalla grande opera Rivolo secco (Le miserie), una scultura che percorre la navata della Fondazione in tutta la sua lunghezza. L’opera di oltre 35 m, e realizzata dall’artista nell’arco di cinque anni, si staglia carnosa e nera nello spazio, segnando in molteplici andirivieni e increspature verticali, alternate a zone ristagnanti e prossime alla siccità, un flusso faticoso e prossimo alla sopravvivenza. L’aridità del titolo riflette la visione poetica dell’artista: una siccità messa in scultura come sguardo beffardamente nichilista.
L’opera Io sono il plumbeo amo, l’intartarato, la corrente sottomarina…, definita dall’artista psicoinstallazione abitativa, incarna la corrispondenza immaginifica tra il mondo sottomarino e quello del subconscio e si fa parodia della mente in quanto trappola. L’opera è una grande gabbia per pesci che ricalca lo spazio della Sala M della Fondazione, e ha le sembianze di una grande scatola ottica all’interno della quale coabitano – in occasione della performance d’inaugurazione – feticci liquidi, immagini larvali, ladrocini interiori, anime che sono l’emanazione della forza nervosa coagulata intorno all’azione performativa che lo vede “direttore d’orchestra”. La partitura sonora è manovrata dall’artista che manda avanti e indietro epifanie sonore su nastro, risalenti al 1999-2000. L’installazione è concepita come un luogo da scrutare attraverso la trama di reti intrecciate e feritoie rotondeggianti, dalle quali si scorgono porte, celle, reti da pesca, pasti, pesi, ombre animali… La grande trappola si lascia attraversare dagli spiriti che la occupano e dall’inconscio che li alimenta.
Il salto dalla mente al linguaggio, dall’umano all’animale, avviene con l’opera Lingua disumana dell’attore Charlie, cammello. L’opera è una scultura in bronzo che parte dal calco della lingua di un cammello attore di cinema. Il “trofeo” anatomico e metallico fa, con una sottile ironia, da controcampo alle due grandi installazioni, introducendo l’ambiguo passaggio al linguaggio proprio dell’essere umano, senza tuttavia svincolare la propria natura biologica a quella del regno animale. La stessa presenza – quella di una lingua – nell’opera Il guardiano (che è sempre un becchino), si trasforma in un bastone personificante un guardiano – come il titolo suggerisce – alludendo ad una presenza vigile, tipica di chi è addetto all’osservazione costante in una postura di stasi e al controllo dell’accesso. Postura però che nell’opera non rivela ieraticità, piuttosto si staglia ironicamente obliqua, sprezzante la vita.
