Controstorie | Nidhal Chamekh, Christian Jankowski
Nel momento in cui si assiste alla proliferazione dei passati e dei presenti del mondo, la memoria collettiva ha assunto un ruolo predominante rispetto alla storia di matrice modernista a cui eravamo abituati. La rivendicazione dei propri archivi o del proprio diritto alla memoria è, oggi, in primo piano a differenti latitudini del pianeta. Proporre un dialogo tra due autori, dal profilo fortemente diverso, a partire dalla comune idea di decostruzione del monumento e delle narrative storiche ci è sembrato un aspetto necessario se non inevitabile. Se il tedesco Jankowski è ben noto internazionalmente per il suo beffardo lavoro Heavy Weight History sulla sollevazione dei monumenti di Varsavia, il tunisino Chamekh si è fatto conoscere per i suoi calchi di gesso frammentati delle sculture imperiali romane al tempo della distruzione di Cartagine. Il complesso lavoro di entrambi gli artisti sulla memoria e la sua rappresentazione è al centro della mostra Controstorie.
Controstorie si configura come uno spazio di attrito tra memoria e racconto storico ufficiale, dove il monumento perde la sua funzione celebrativa per diventare materia critica, aperta alla riscrittura e al dissenso. Attraverso pratiche differenti ma convergenti, Jankowski e Chamekh interrogano ciò che viene conservato, esposto o dimenticato, mettendo in luce il carattere selettivo di ogni costruzione memoriale.
La mostra non propone una contro-narrazione unitaria, quanto piuttosto una costellazione di punti di vista (ora decolonialista, ora postsocialista, ora antiautoritaria) che restituisce complessità ai processi di trasmissione del passato. In questo senso, Controstorie invita il pubblico a considerare la memoria non come un archivio stabile di fatti, ma come un terreno mobile di negoziazione simbolica, politica e culturale: a partire dal basso, dal dentro, dal margine.
Christian Jankowski lavora nell’ambito dell’arte concettuale e della performance. Gran parte del suo lavoro è “collaborativo”, apre, cioè, uno scambio tra il mondo dell’arte e altri campi. Le persone coinvolte si inscrivono in situazioni imprevedibili create dall’artista, rivelando qualcosa delle relazioni e delle convinzioni che danno forma alla società. Sue opere sono conservate nelle collezioni del Metropolitan Museum di New York, della Tate di Londra, del MOCA di Los Angeles e della Neue Nationalgalerie di Berlino.


