Claudio Rotta Loria | Anaphores lumineuses
A distanza di dodici anni dalla precedente esposizione personale, l’artista torinese Claudio Rotta Loria ritorna alla Galleria Depardieu di Nizza con una mostra che consente di comprendere i processi di pensiero e le procedure che presiedono alla formazione di un’opera.
In occasione del cinquantesimo anniversario della rivista Segno, l’artista nel realizzare la copertina del numero, ha sviluppato un’imponente e articolata indagine sperimentale, tuttora in corso, per mostrare le fasi creative di sviluppo dell’opera, dal pensiero alla sua realizzazione.
Il complesso corpo di lavoro ¬ documentato per intero dalla lettura fotografica di Guido Lovisolo ¬ evidenzia nella sua limpida successione il modus operandi che guida il processo ideativo-formativo di Rotta Loria che, nel caso specifico, ha portato alla pubblicazione della copertina del n. 304 della rivista edita a Pescara.
Una iniziale copiosa serie di disegni delle variazioni possibili della figura del quadrato, cerchio e rettangolo (ottenute con procedure di successione, ripetizione, iterazione, isometria, alternanza, simmetria…) ha dato luogo a un caleidoscopico sistema di variazioni dell’ordito strutturale delle copertine e al successivo processo combinatorio del cromatismo corrispondente, così da giungere alla trasposizione tridimensionale delle soluzioni via via selezionate.
Si tratta di un ambizioso progetto creativo, caratterizzato da un’incessante riflessione analitica dal potenziale ideativo inaspettato, frutto del processo combinatorio che ha portato alla scelta della copertina finale tra oltre cento alternative.
Il secondo fulcro della mostra è costituito dal libro-opera Tutte le notti mi svegliavo dedicato ai martiri delle Fosse Ardeatine ed edito da Colophonarte. Consiste in un cofanetto contenente oltre le due opere dell’artista, il libro con un testo di Sandro Cappelletto, due spartiti musicali composti da Matteo D’Amico e i 10 articoli della Costituzione.
Le due opere di Rotta Loria ¬ appositamente pensate per evocare l’immagine concreta dell’eccidio del 24 marzo 1944 ¬ sono il frutto di un lavoro sulla superficie composta da moduli lamellari, con un orientamento e inclinazione determinati, di piccole dimensioni ottenuti per taglio e sollevamento del cartoncino che rende visibile il sottostante colore. Queste Superfici a interferenza luminosa ¬ osserva l’artista ¬ sono un dispositivo sensoriale, un campo di accadimenti psico-fisico percettivi, che si attiva e prende vita con la luce e il movimento dello spettatore. L’opera appare in costante mutamento appena variano le condizione della sua percezione e diventa luogo di esperienze estetiche molteplici e sempre diverse.
Una selezione di lavori del ciclo Superfici a interferenza luminosa conclude il percorso espositivo.
Nota Biografica
Claudio Rotta Loria (Torino, 1949), tra la fine del 1968 e i primi anni Settanta, si forma sulle esperienze dell’arte programmata sviluppando una ricerca sperimentale sui temi della strutturalità visuale, dell’indagine ottico-percettiva e del rapporto arte-scienza, con particolare attenzione al metodo e alle procedure che danno luogo all’opera.
Questa modalità d’indagine vede Rotta Loria, appena ventenne, impegnato nella direzione delle contemporanee indagini sulla riduzione del linguaggio della pittura ai suoi dati primari, elementari e concreti, nel contesto di un’estetica strutturale-costruttiva di cui si fa promotore, diventando nel 1971 cofondatore del Centro Ti.zero di Torino.
Tre sono i poli dialettici intorno ai quali concentra la sua attività sperimentale: la strutturalità visuale, programmata e cinetica, l’indagine sulla superficie il cui valore poetico è suscitato da minimi di stimolazione percettiva e sensoriale e gli interventi d’ambiente in dialogo con lo spazio naturale e costruito.
A partire dalla metà degli anni Ottanta, l’artista affianca a questi lavori ¬ di cui approfondisce il rapporto con la luce ¬ ricerche sugli aspetti sensibili ed emozionali del dipingere in opere a parete e, dalla fine del decennio, in grandi installazioni.
L’intero corpus delle opere di Rotta Loria ha nel metodo e nelle procedure di elaborazione uno dei tratti più caratterizzanti e distintivi. La concezione dell’opera come “sistema di trasformazioni morfogenetiche”, consente infatti all’artista di dar vita a cicli paralleli di lavori fra loro collegati, dai risultati formalmente diversi, ma complementari che mantengono nel tempo il carattere di un progetto totale.
Dal 1966 Rotta Loria ha allestito oltre centotrenta mostre personali e grandi installazioni in Italia e all’estero ed è stato invitato a rassegne in Europa, Stati Uniti, Canada e Australia. Di queste si segnalano la Quadriennale di Roma (1975), gli Encontros Internacionais de Arte di Lisbona e Porto (1975), Arteder di Bilbao (1982), Fabriano(c)arte (1985), la Biennale International du Pastel di Saint-Quentin (1988 e 1990), il Forum Konkrete Kunst di Erfurt (1994), la International Triennale of Contemporary Art di Praga (2008), la Biennale di Venezia (2011, 2017).
Nel 2008, Rotta Loria ha rappresentato l’Italia come Artist in Residence all’Istituto di Cultura di Zagabria in occasione della rassegna Night of EU Cultural Institutes.
Suoi lavori sono stati esposti al Centre Georges Pompidou, Parigi (1981), al Parlamento Europeo, Strasburgo (1995), alle Gallerie d’Arte Moderna di Torino (1999), Zagabria (2007) e Praga (2008), al Museu de Belles Arts, Castellò de la Plana (2002), al Palais des Beaux Arts, Bruxelles (2009), alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma (2012), al MAMAC, Nizza (2014), alla Fondazione Bevilacqua La Masa, Venezia (2017), alla Rocca di Umbertide (2017), al Museo archeologico regionale, Aosta (2019), alla Galleria Comunale di Arte Contemporanea, Monfalcone (2019), ai Musei di San Salvatore in Lauro, Roma (2021), al Castello dei Paleologi, Casale Monferrato (2921), al TOMAV, Moresco (2023), alla Fondazione Filiberto e Bianca Menna, Roma (2024) e al Palazzo Reale di Napoli (2026).
Ha ottenuto la nomination del MOMA per il design della storica cassa acustica Apologue del brand svizzero Goldmund (New York, 1989).
Sue opere sono presenti in collezioni di musei e istituzioni italiane e straniere e includono opere a parete, sculture e installazioni e una fontana (sita a Raron, Svizzera).
