l'archivio della rivista segno

Luogo

Mimmo Scognamiglio artecontemporanea
Via Goito 7 -  Milano

Categorie

Data

Feb 17 2026 - Apr 03 2026
In corso...

Ora

18:30

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Mostra

Circus

La galleria Mimmo Scognamiglio Artecontemporanea è lieta di presentare nei propri spazi la prima personale italiana dell’artista inglese Sara Berman. Il progetto espositivo, intitolato Circus, raccoglie una serie di dipinti e disegni realizzati per l’occasione.
Da sempre il lavoro di Berman si concentra sui costrutti sociali dell’identità femminile e ribalta il dominio della ritrattistica raffigurando la donna come un’Arlecchina, o come la definisce l’artista stessa, una furfante di strada o una prostituta. In queste rappresentazioni libere dei propri autoritratti, Berman rivendica lo sguardo e il potere femminile: il simbolismo e l’influenza di questo storico burlone vengono riconsiderati in maniera performativa mentre Berman esamina la propria figura, attraverso la pittura, in un atto di cancellazione del sé.
Gli oli su tela, insieme ai disegni su carta, vedono la figura dell’artista interagire con un forte senso del gioco, del movimento e della teatralità. L’Arlecchina prende una piega più ilare e assume un ruolo attivo nella narrazione trasformando l’ambiente della galleria in un circo animato da tante figure femminili diverse. Berman si scontra e incontra sé stessa mentre si reinterpreta attraverso personaggi diversi e in continua evoluzione: la Domatrice, la Clown, l’Aviatrice, la Scimmia Danzante e la Giullare. Il circo è l’ambiente che accoglie queste figure e questo progetto espositivo, un luogo senza confini ma pur sempre marginale che ospita lo spettacolo dell’extra ordinario, dell’oscurità mascherata da mille luci.
Il lavoro di Berman suggerisce in modo eloquente una bellezza trasgressiva combinando figure ribelli ad una splendida materialità: la delicatezza della presentazione, la pennellata aggraziata e la stratificazione filigranata suggeriscono un’estetica delicata che si contrappone alla fisicità violenta e all’immediatezza delle figure stesse. In questo modo, Berman giustappone il viscerale e il corporeo con il misterioso e il vulnerabile. Nella pratica dell’autofiction, Berman riflette inoltre la sua precedente carriera di stilista nella costruzione (e decostruzione) dei costumi che nascono tramite la realizzazione di veri e propri servizi fotografici in cui interpreta i suoi personaggi finzionali per poi passare alla pratica pittorica.

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